2026-01-02 • Il rial crolla, l’inflazione supera il 42%. Proteste in Iran con

Morning Intelligence – The Gist

In meno di una settimana il rial è precipitato a 1,4 milioni per dollaro, l’inflazione ufficiale ha superato il 42 % e le strade di Lordegan, Isfahan e Kuhdasht si sono trasformate in fronti di guerriglia urbana: almeno 7 morti – fra civili e un volontario Basij – e decine di feriti nelle proteste più gravi dal 2022. (reuters.com)

La rabbia economica si salda ora a un rigetto politico che, secondo sondaggi interni, tocca il 92 % della popolazione (amp.dw.com). Nel 1979 bastarono carovita e malcontento militare a far crollare lo Scià; oggi l’élite clericale rischia lo stesso destino, aggravato da sanzioni e da un conflitto lampo con Israele che ha prosciugato riserve di valuta estera.

Per i mercati il test è doppio: Teheran esporta ancora 1,4 mbg di greggio e ogni barile iraniano a rischio spinge il Brent verso i $97, alimentando la corsa al “bene rifugio” che ha già portato l’oro a $4.372/oz ieri mattina (reuters.com). Un nuovo shock energetico in Medio Oriente si tradurrebbe in ulteriore stretta monetaria globale proprio mentre le principali banche centrali tentano di allentare.

“Le rivoluzioni non nascono dai poveri ma dai cittadini che vedono bruciare le proprie speranze di mobilità sociale” scrive l’economista Branko Milanović. Se i chador di Mahsa Amini hanno incendiato la coscienza civile, i prezzi del pane potrebbero ora incendiare l’intero sistema.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Friday, January 02, 2026

the Gist View

In meno di una settimana il rial è precipitato a 1,4 milioni per dollaro, l’inflazione ufficiale ha superato il 42 % e le strade di Lordegan, Isfahan e Kuhdasht si sono trasformate in fronti di guerriglia urbana: almeno 7 morti – fra civili e un volontario Basij – e decine di feriti nelle proteste più gravi dal 2022. (reuters.com)

La rabbia economica si salda ora a un rigetto politico che, secondo sondaggi interni, tocca il 92 % della popolazione (amp.dw.com). Nel 1979 bastarono carovita e malcontento militare a far crollare lo Scià; oggi l’élite clericale rischia lo stesso destino, aggravato da sanzioni e da un conflitto lampo con Israele che ha prosciugato riserve di valuta estera.

Per i mercati il test è doppio: Teheran esporta ancora 1,4 mbg di greggio e ogni barile iraniano a rischio spinge il Brent verso i $97, alimentando la corsa al “bene rifugio” che ha già portato l’oro a $4.372/oz ieri mattina (reuters.com). Un nuovo shock energetico in Medio Oriente si tradurrebbe in ulteriore stretta monetaria globale proprio mentre le principali banche centrali tentano di allentare.

“Le rivoluzioni non nascono dai poveri ma dai cittadini che vedono bruciare le proprie speranze di mobilità sociale” scrive l’economista Branko Milanović. Se i chador di Mahsa Amini hanno incendiato la coscienza civile, i prezzi del pane potrebbero ora incendiare l’intero sistema.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Geopolitica e beni rifugio

Le tensioni geopolitiche globali continuano a innervosire gli investitori, spingendo al rialzo il prezzo dell’oro come bene rifugio. La “fragile” situazione in Medio Oriente è un fattore chiave, come sottolinea DHF Capital. A questo si aggiunge un nuovo fronte di frizione tra Russia e Stati Uniti, con Mosca che ha chiesto a Washington di fermare l’inseguimento di una petroliera diretta in Venezuela. Sullo sfondo, l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni a compagnie attive nel settore petrolifero venezuelano. In contrasto con queste turbolenze, le previsioni per il prezzo del petrolio nel primo trimestre del 2026 rimangono contenute, con stime che lo collocano in un range di $55-$65 al barile (bbl).

Asia: pragmatismo e crescita

In un segnale di rinnovato ottimismo, i mercati azionari emergenti asiatici hanno iniziato l’anno in crescita, trainati in particolare dalle aziende tecnologiche. A mio avviso, la notizia più significativa arriva però dall’Indonesia, dove il governo ha deciso di ritirare $4,5 miliardi (pari a 75 trilioni di rupie) da un programma di collocamento di fondi in banche statali. La ragione è un’ammissione pragmatica: l’iniziativa ha avuto un “impatto limitato nello stimolare il credito”. Un raro esempio di correzione di rotta basata sull’evidenza, che riconosce i limiti dell’intervento statale nel dinamizzare un’economia.

Il potere dei consumi in India

Mentre le incertezze globali persistono, l’India offre un esempio di resilienza fondata sul mercato interno. Gli sforzi del Primo Ministro Narendra Modi per stimolare la spesa dei consumatori e rafforzare l’economia stanno mostrando segnali di successo. Questo focus sulla domanda interna, piuttosto che su politiche commerciali aggressive, sembra pagare, trasformando la più grande democrazia del mondo in un motore di crescita autonomo e un caso di studio interessante per altre nazioni emergenti.


Il quadro globale resta complesso. Continueremo ad analizzare i segnali per voi nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Italia, inizio anno tra rincari e stop agli incentivi

Il 2026 si apre per l’Italia con una serie di aumenti che gravano su famiglie e imprese. Dai pedaggi autostradali, con un adeguamento all’inflazione dell’1,5%, al costo delle sigarette e del diesel, i consumatori vedono erodere il proprio potere d’acquisto. In questo scenario, desta perplessità la mancata proroga nel decreto Milleproroghe degli incentivi per l’assunzione di giovani e donne. Questi bonus, che prevedevano un esonero totale dai contributi previdenziali per i datori di lavoro, erano un segnale importante per dinamizzare il mercato del lavoro. Personalmente, trovo che unire aumenti dei costi e una riduzione del supporto all’occupazione invii un messaggio contraddittorio sull’orientamento economico del Paese.

Mercati energetici globali: tensioni e aperture

Lo scacchiere energetico, cruciale per l’Europa, è in continuo movimento. Le proteste in Iran, innescate da una crisi economica con un’inflazione che ha toccato il 42,2%, introducono un elemento di forte instabilità in una regione chiave per la produzione di idrocarburi. In questo clima di tensione, stupisce l’apertura del presidente venezuelano Maduro, che si è detto pronto a discutere con gli Stati Uniti di petrolio e investimenti. Questa mossa potrebbe, in teoria, aprire le porte a nuove forniture sul mercato globale. A mio avviso, questi eventi dimostrano come la stabilità dei nostri mercati energetici sia legata a un equilibrio geopolitico fragilissimo, dove le crisi interne di regimi autoritari e inattese aperture diplomatiche possono alterare rapidamente gli scenari.

Il lavoro da casa riscrive le norme sociali

La rivoluzione del lavoro a distanza continua a mostrare i suoi effetti, che vanno oltre la semplice produttività. Uno studio condotto nei Paesi Bassi rivela un’interessante dinamica sociale: la responsabilità delle faccende domestiche ricade su chi lavora da casa, ma questa aspettativa è significativamente più alta per gli uomini. Questo dato suggerisce che il “remote working”, invece di rafforzare i vecchi stereotipi di genere, potrebbe inaspettatamente contribuire a scardinarli, spingendo verso una più equa ripartizione dei compiti domestici. Per me, è un esempio lampante di come le innovazioni nel mercato del lavoro possano avere impatti profondi e inaspettati sulla nostra struttura sociale.

I prossimi sviluppi, come sempre, qui su The Gist.


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