2026-01-06 • Washington trasforma l’arresto di Maduro in un controllo su Caracas. Svizzera congela

Morning Intelligence – The Gist

Washington ha trasformato l’arresto lampo di Nicolás Maduro in un progetto di “commissariamento” di Caracas: la Svizzera ha già congelato i beni dell’ex presidente e dei suoi fedelissimi, allineandosi a Washington e impermeabilizzando la piazza finanziaria elvetica da possibili capitali illeciti. (reuters.com)

Sul piano dei mercati, la scommessa è chiara: le major statunitensi – Chevron +7,3%, Valero +11% in pre-market – fiutano l’apertura dei rubinetti dell’Orinoco, mentre i bond in default di Venezuela e PDVSA sono balzati del 20-30 %, spinti dall’aspettativa di una ristrutturazione “alla Panama”. (reuters.com)

Ma l’operazione riattiva una dinamica che l’America Latina conosce a memoria: intervento militare, promessa di ricostruzione, più petrolio verso Houston che benefici a Maracaibo. L’ONU intanto discute la legalità di un sequestro extraterritoriale già contestato dai giuristi nel caso Noriega; Maduro, in tribunale a New York, parla di “rapimento”. (apnews.com)

Se Caracas diventerà laboratorio di una nuova dottrina Monroe 2.0 dipenderà da quanto velocemente Washington riuscirà a convertire la vittoria tattica in governance inclusiva: senza sicurezza giuridica e investimenti capillari, i 500.000 barili/giorno di extra-output evocati da JP Morgan restano miraggio. Come ammonisce l’economista venezuelano Moisés Naím, “il potere è come l’aria: quando manca, te ne accorgi subito”.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Tuesday, January 06, 2026

the Gist View

Washington ha trasformato l’arresto lampo di Nicolás Maduro in un progetto di “commissariamento” di Caracas: la Svizzera ha già congelato i beni dell’ex presidente e dei suoi fedelissimi, allineandosi a Washington e impermeabilizzando la piazza finanziaria elvetica da possibili capitali illeciti. (reuters.com)

Sul piano dei mercati, la scommessa è chiara: le major statunitensi – Chevron +7,3%, Valero +11% in pre-market – fiutano l’apertura dei rubinetti dell’Orinoco, mentre i bond in default di Venezuela e PDVSA sono balzati del 20-30 %, spinti dall’aspettativa di una ristrutturazione “alla Panama”. (reuters.com)

Ma l’operazione riattiva una dinamica che l’America Latina conosce a memoria: intervento militare, promessa di ricostruzione, più petrolio verso Houston che benefici a Maracaibo. L’ONU intanto discute la legalità di un sequestro extraterritoriale già contestato dai giuristi nel caso Noriega; Maduro, in tribunale a New York, parla di “rapimento”. (apnews.com)

Se Caracas diventerà laboratorio di una nuova dottrina Monroe 2.0 dipenderà da quanto velocemente Washington riuscirà a convertire la vittoria tattica in governance inclusiva: senza sicurezza giuridica e investimenti capillari, i 500.000 barili/giorno di extra-output evocati da JP Morgan restano miraggio. Come ammonisce l’economista venezuelano Moisés Naím, “il potere è come l’aria: quando manca, te ne accorgi subito”.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Dottrina Trump nelle Americhe

L’amministrazione Trump ha inaugurato una nuova era di interventismo assertivo nell’emisfero occidentale, culminata con la cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro. A mio avviso, questa mossa non è un evento isolato ma la manifestazione di una precisa strategia geopolitica volta a riaffermare la dominanza statunitense nella regione. Assomiglia a una versione moderna e muscolare della Dottrina Monroe, dove la diplomazia cede il passo a un approccio basato sulla forza per proteggere gli interessi strategici americani, come delineato nel documento sulla Sicurezza Nazionale.

Venezuela: Il Pragmatismo del Petrolio

In Venezuela, il potere è passato a Delcy Rodríguez, precedentemente numero due di Maduro, ora presidente ad interim. Secondo diverse fonti, la sua ascesa era caldeggiata da tempo da dirigenti e investitori legati all’industria petrolifera globale, che la consideravano una figura più prevedibile e pragmatica, con cui poter collaborare a un “livello molto più professionale”. Questo sviluppo suggerisce come, al di là degli sconvolgimenti politici, gli interessi economici e la ricerca di stabilità per i mercati energetici possano influenzare pesantemente le transizioni di potere.

Il Conto Salato per le Major Energetiche

Le conseguenze della crisi venezuelana si estendono ben oltre i confini americani. Le major energetiche europee Eni e Repsol stanno ora lottando per recuperare circa 6 miliardi di dollari in pagamenti non saldati da Caracas per forniture di gas. Questo scenario evidenzia i rischi finanziari enormi che le aziende si assumono operando in nazioni governate da regimi inaffidabili, strette tra l’instabilità politica locale e le complesse reti di sanzioni internazionali imposte dagli Stati Uniti.

Restate sintonizzati su The Gist per seguire i prossimi capitoli di questa intricata partita globale.

The European Perspective

Venezuela, i mercati esultano

L’intervento americano in Venezuela, con la destituzione del presidente Nicolas Maduro, ha innescato una reazione euforica sui mercati. Wall Street ha aggiornato i suoi massimi storici, spinta dai titoli del settore della difesa e, prevedibilmente, dai giganti petroliferi come Chevron e Halliburton. L’obiettivo dichiarato da Donald Trump è un “accesso totale al petrolio e alle altre risorse del Paese”. A mio avviso, questa dinamica, sebbene complessa, potrebbe aprire opportunità inaspettate anche per la diplomazia europea. In questo scenario, il governo italiano lavora per la liberazione del cooperante Alberto Trentini, detenuto da oltre 400 giorni, sperando che il nuovo assetto faciliti il dialogo. Intanto, la leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace, Maria Corina Machado, invoca una transizione rapida verso la democrazia.

Vertice di Parigi per l’Ucraina

A Parigi, i leader della “Coalizione dei Volenterosi” si sono riuniti per definire i prossimi passi a sostegno dell’Ucraina. Al centro del dibattito non vi è solo il supporto militare, ma soprattutto la struttura di future garanzie di sicurezza in vista di un potenziale cessate il fuoco. L’incontro, a cui partecipano anche inviati del presidente Trump, mira a consolidare una visione comune tra Stati Uniti ed Europa per una pace che sia “giusta e duratura”. Per me è un segnale che, nonostante le divergenze, si cerca un approdo pragmatico per stabilizzare il fianco est del nostro continente, un passo fondamentale per la sicurezza a lungo termine.

Scricchiolii politici in Germania

In Germania, la stabilità politica del Brandeburgo è a rischio. Il ministro delle Finanze regionale, Robert Crumbach, ha lasciato il partito BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht), un movimento populista di sinistra, per chiedere di entrare come indipendente nel gruppo parlamentare socialdemocratico (SPD). Questa mossa potrebbe segnare la fine della coalizione “rosso-viola” che governa il Land. Personalmente, ritengo che episodi come questo evidenzino la crescente frammentazione dello scenario politico tedesco e le difficoltà nel creare alleanze di governo stabili, un fattore di incertezza da non sottovalutare per l’intera architettura politica europea.

Vi invito a seguire i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.


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