2026-01-13 • Il rialzo del Brent e WTI è legato alle proteste in Iran e alle minacce

Morning Intelligence – The Gist

Il rialzo del Brent a 64,15 $/barile (+0,4%) e del WTI a 59,78 $ segue l’onda lunga delle proteste più vaste in Iran dagli scontri del 2022 e la minaccia di Trump di colpire con un dazio del 25 % qualunque paese continui a commerciare con Teheran. (reuters.com)

La miccia sociale—646 morti accertati e oltre 10 700 arresti—ha già aggiunto 3-4 $ di “premio geopolitico” al barile, mentre i trader rivalutano ­Venezuela come fonte tampone: non un vero equilibratore, ma l’ennesima pedina in uno scacchiere dominato da sanzioni incrociate e ritorsioni tariffarie. (reuters.com)

L’Occidente punta ancora sull’embargo finanziario per piegare regimi ostili, ma la storia suggerisce l’effetto boomerang: nel 1979 il blocco all’export iraniano fece esplodere la seconda crisi petrolifera; oggi, con scorte OCSE ai minimi di cinque anni e domanda asiatica in pieno rimbalzo post-pandemico, l’arma economica rischia di aggravare un’inflazione energetica già riemersa.

“Le sanzioni funzionano solo finché il mondo resta d’accordo sulla punizione”, avverte l’economista Branko Milanović; la frammentazione dell’ordine commerciale rende quel consenso sempre più fragile.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Tuesday, January 13, 2026

the Gist View

Il rialzo del Brent a 64,15 $/barile (+0,4%) e del WTI a 59,78 $ segue l’onda lunga delle proteste più vaste in Iran dagli scontri del 2022 e la minaccia di Trump di colpire con un dazio del 25 % qualunque paese continui a commerciare con Teheran. (reuters.com)

La miccia sociale—646 morti accertati e oltre 10 700 arresti—ha già aggiunto 3-4 $ di “premio geopolitico” al barile, mentre i trader rivalutano ­Venezuela come fonte tampone: non un vero equilibratore, ma l’ennesima pedina in uno scacchiere dominato da sanzioni incrociate e ritorsioni tariffarie. (reuters.com)

L’Occidente punta ancora sull’embargo finanziario per piegare regimi ostili, ma la storia suggerisce l’effetto boomerang: nel 1979 il blocco all’export iraniano fece esplodere la seconda crisi petrolifera; oggi, con scorte OCSE ai minimi di cinque anni e domanda asiatica in pieno rimbalzo post-pandemico, l’arma economica rischia di aggravare un’inflazione energetica già riemersa.

“Le sanzioni funzionano solo finché il mondo resta d’accordo sulla punizione”, avverte l’economista Branko Milanović; la frammentazione dell’ordine commerciale rende quel consenso sempre più fragile.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Venti di Riforma a Tokyo

I mercati giapponesi accolgono con euforia le speculazioni su una possibile elezione generale il prossimo mese, spingendo l’indice di riferimento Nikkei a un nuovo record. Gli investitori scommettono sulla possibilità che un mandato rafforzato per il Primo Ministro Sanae Takaichi possa tradursi in politiche economiche più audaci. A mio avviso, questa reazione positiva del mercato segnala un forte desiderio di riforme pro-crescita e di un contesto favorevole all’impresa, elementi essenziali per catalizzare l’innovazione e la vitalità economica.

La Mossa Iraniana di Trump

Le tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo il prezzo del petrolio. La causa scatenante è la dichiarazione del Presidente Trump, secondo cui gli Stati Uniti imporranno un dazio del 25% su qualsiasi nazione che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran. Sebbene l’obiettivo sia isolare Teheran, l’impiego di tariffe su vasta scala rischia di creare significative distorsioni nel commercio globale e di penalizzare attori economici ben oltre il target designato, sollevando interrogativi sulla proporzionalità dello strumento rispetto al fine.

Terre Rare: Scacco alla Cina?

Un cambio di leadership si profila in un settore strategico: Amanda Lacaze, CEO di Lynas Rare Earths, lascerà il suo incarico dopo 12 anni. La sua guida ha trasformato Lynas in uno dei pochi veri concorrenti al di fuori della Cina nel mercato delle terre rare, minerali indispensabili per la tecnologia avanzata e la difesa. Questo sviluppo evidenzia l’importanza cruciale di diversificare le catene di approvvigionamento globali per ridurre la dipendenza da singoli attori, promuovendo un mercato più resiliente e competitivo.

Vi aspetto alla prossima edizione di The Gist per analizzare insieme i nuovi sviluppi globali.

The European Perspective

La stretta di Trump sul commercio globale

La dottrina del “pugno di ferro” del Presidente Trump si manifesta con la minaccia di dazi del 25% su ogni nazione che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran. Un dazio è, in parole povere, una tassa sull’importazione, che renderebbe i prodotti più costosi per imprese e consumatori, potenzialmente ridisegnando le catene di approvvigionamento globali. Questa mossa non è isolata, ma si inserisce in una strategia americana più aggressiva che sta mettendo in difficoltà persino gli alleati di Vladimir Putin, segnalando, secondo alcuni analisti, “la fine di un’era” per il suo progetto di grande potenza. Per l’Europa, la cui prosperità è legata a doppio filo al libero scambio, si profila la necessità di navigare in acque sempre più agitate, tra pressioni economiche e schieramenti geopolitici.

Francia, il destino politico di Le Pen in bilico

A Parigi si gioca una partita cruciale per il futuro politico francese: Marine Le Pen affronta il processo d’appello per la presunta appropriazione indebita di fondi dell’Unione Europea. In gioco non c’è solo una potenziale condanna, ma il suo diritto a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. La vicenda solleva questioni fondamentali sullo stato di salute della nostra democrazia e sulla responsabilità di chi ci governa. Indipendentemente dall’esito, il processo mette in luce le tensioni tra i movimenti nazionalisti e le istituzioni sovranazionali, un tema che continua a definire il dibattito politico in tutto il continente.

L’asse Washington-Taipei e il nervosismo di Pechino

Mentre l’attenzione si concentra sull’Atlantico, nel Pacifico si stringono nuove alleanze. Taiwan e Stati Uniti hanno raggiunto un “consenso generale” su un accordo commerciale dopo mesi di negoziati. Questa intesa, che mira a ridurre le barriere tariffarie, non è un semplice accordo economico; rappresenta un forte segnale politico destinato a irritare la Cina, che considera l’isola parte del suo territorio. Per l’Europa, questo sviluppo evidenzia la crescente competizione strategica nell’Indo-Pacifico e la necessità di definire un proprio ruolo in un’area vitale per il commercio mondiale.

Fronte ucraino, la guerra continua

La tragica normalità della guerra continua a manifestarsi con attacchi russi, come quello che ha recentemente causato due vittime alla periferia di Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina. Questo stillicidio di violenza prosegue mentre la leadership del Cremlino mostra segni di debolezza sul piano internazionale, incapace di proteggere efficacemente i propri alleati storici dalle pressioni americane. La resilienza ucraina, unita a queste crepe nel blocco avversario, potrebbe aprire nuovi scenari in un conflitto che rimane la ferita più profonda e aperta del nostro continente.

I nuovi equilibri globali sono in piena definizione; The Gist continuerà a monitorarli per voi.


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