2026-01-21 • Teheran usa la leva patrimoniale per reprimere le proteste, sequestrando beni

Morning Intelligence – The Gist

Teheran usa la leva patrimoniale come nuova arma di deterrenza interna: nelle ultime 24 ore il potere giudiziario ha avviato il sequestro di 60 caffè, di società per 30 mila miliardi di rial (≈ 21,5 mln $) e dei beni di 25 tra sportivi e cineasti accusati di “istigazione” alle proteste nate dalla crisi del rial. (ft.com)

La stretta patrimoniale integra un arsenale già noto: 4 500 morti stimati da HRANA, 26 300 arresti e il blackout di rete più lungo della Repubblica islamica, che secondo NetBlocks brucia sino a 37 mln $ al giorno di PIL digitale, amplificando la recessione a doppia cifra. (apnews.com)

Il messaggio di Teheran è chiaro: colpire il capitale sociale per prevenire la ricomposizione della protesta. Ma la storia iraniana insegna che la bazaar class alliance, quando privata di reddito, può mutare da “capitale silente” a detonatore politico (1906, 1979). L’esproprio odierno rischia dunque di erodere il consenso residuo più che di pacificare le piazze.

Intanto Washington valuta opzioni “decisive”, dal cyber-supporto ai manifestanti a strike mirati sui Pasdaran, mentre dispiega la USS Abraham Lincoln nel Golfo. L’internazionalizzazione della crisi rende ogni confisca un atto con riverberi globali su petrolio, supply-chain e premi di rischio sovrano. (wsj.com)

“Un regime che toglie ai mercanti la bilancia finirà per pesare se stesso”, avverte l’economista Daron Acemoglu.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Wednesday, January 21, 2026

the Gist View

Teheran usa la leva patrimoniale come nuova arma di deterrenza interna: nelle ultime 24 ore il potere giudiziario ha avviato il sequestro di 60 caffè, di società per 30 mila miliardi di rial (≈ 21,5 mln $) e dei beni di 25 tra sportivi e cineasti accusati di “istigazione” alle proteste nate dalla crisi del rial. (ft.com)

La stretta patrimoniale integra un arsenale già noto: 4 500 morti stimati da HRANA, 26 300 arresti e il blackout di rete più lungo della Repubblica islamica, che secondo NetBlocks brucia sino a 37 mln $ al giorno di PIL digitale, amplificando la recessione a doppia cifra. (apnews.com)

Il messaggio di Teheran è chiaro: colpire il capitale sociale per prevenire la ricomposizione della protesta. Ma la storia iraniana insegna che la bazaar class alliance, quando privata di reddito, può mutare da “capitale silente” a detonatore politico (1906, 1979). L’esproprio odierno rischia dunque di erodere il consenso residuo più che di pacificare le piazze.

Intanto Washington valuta opzioni “decisive”, dal cyber-supporto ai manifestanti a strike mirati sui Pasdaran, mentre dispiega la USS Abraham Lincoln nel Golfo. L’internazionalizzazione della crisi rende ogni confisca un atto con riverberi globali su petrolio, supply-chain e premi di rischio sovrano. (wsj.com)

“Un regime che toglie ai mercanti la bilancia finirà per pesare se stesso”, avverte l’economista Daron Acemoglu.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Il fattore umano dell’IA

La corsa all’intelligenza artificiale non è solo una questione di algoritmi e potenza di calcolo. Il recente dramma interno a Thinking Machines Lab, una delle startup più promettenti del settore, lo dimostra chiaramente. La startup, che ha raccolto $2 miliardi in un round di finanziamento iniziale, ha perso due co-fondatori, Barret Zoph e Luke Metz, che sono tornati a OpenAI. La partenza di Zoph, in particolare, è stata tumultuosa, tra accuse di “condotta non etica” e la sua successiva assunzione da parte del concorrente. Questo episodio, a mio avviso, serve a ricordare che la governance aziendale e il capitale umano sono vulnerabilità critiche. Anche le imprese più innovative possono inciampare, non per difetti tecnologici, ma per dinamiche umane complesse, minando la fiducia degli investitori.

La fame energetica dell’IA cinese

L’inarrestabile espansione dell’IA sta creando una domanda di energia senza precedenti, e la Cina si muove in modo strategico. Alibaba ha stretto un’alleanza con il colosso statale China National Nuclear Power per assicurarsi l’elettricità necessaria ad alimentare i suoi data center. La joint venture da 250 milioni di yuan ($35.9 milioni) evidenzia una realtà ineludibile: lo sviluppo dell’IA su larga scala dipende dall’accesso a fonti energetiche massicce e stabili. A mio parere, questa mossa rivela la simbiosi sempre più stretta tra i giganti tecnologici “privati” cinesi e il potere statale, che controlla le infrastrutture strategiche. Mentre l’innovazione avanza, la dipendenza dalle risorse controllate dal governo pone interrogativi fondamentali sull’autonomia del settore e sulla vera natura della concorrenza nel mercato tecnologico globale.

Vi aspetto alla prossima edizione di The Gist per continuare a esplorare le forze che modellano il nostro mondo.

The European Perspective

Europa di fronte ai predatori

Il concetto di “predatore” geopolitico, un attore che ignora le regole del mercato per il proprio guadagno, sembra descrivere perfettamente le recenti tensioni. La mossa del presidente Trump sulla Groenlandia, condita dalla minaccia di dazi punitivi, è un esempio da manuale. Questo approccio mina la cooperazione globale e la stabilità economica, costringendo l’Europa a ripensare la propria postura. Personalmente, ritengo che l’appello del ministro tedesco Claus Ruhe Madsen per un “Make Europe Great Again” colga nel segno: non come vuoto slogan, ma come un richiamo urgente a un’unità strategica e a una difesa ferma dei principi del libero scambio, oggi sotto attacco da chi preferisce la forza alle regole.

Il nodo tedesco

Mentre le tensioni esterne crescono, il motore economico europeo, la Germania, appare in difficoltà. Si discute di una possibile crisi, dove la percezione negativa sembra quasi superare la realtà dei dati su mercato del lavoro e inflazione. A mio avviso, questa “cattiva atmosfera” potrebbe riflettere una frustrazione più profonda, forse legata a un eccesso di regolamentazione e a una certa lentezza nell’abbracciare le innovazioni necessarie a mantenere la competitività. In un mercato globale che non aspetta, l’incertezza interna e la mancanza di riforme coraggiose rischiano di frenare non solo la Germania, ma l’intero continente.

Il gioco di Davos

Il ritardo del viaggio di Trump a Davos per un problema tecnico all’Air Force One è quasi simbolico. Il World Economic Forum è la celebrazione del dialogo e del commercio globale, principi che le recenti azioni americane sembrano voler sfidare apertamente. La minaccia di dazi crea un’incertezza che, come sottolineato dalla Presidente della BCE Christine Lagarde, è dannosa per tutti, frenando le economie su entrambe le sponde dell’Atlantico. Ritengo che questi episodi dimostrino quanto sia fragile l’ordine economico liberale e come l’Europa debba sviluppare una maggiore autonomia strategica per non rimanere in balia di decisioni imprevedibili.

Guerra e innovazione

Nel frattempo, il conflitto in Ucraina prosegue, con la notizia di un attacco con droni in territorio russo che segna un’evoluzione tattica. Questa guerra ai confini dell’Unione è un tragico promemoria della minaccia posta dall’autoritarismo. È uno scontro di valori che va oltre il campo di battaglia, influenzando anche le nostre priorità tecnologiche e industriali. L’investimento di oltre 300 milioni di euro da parte della Commissione Europea in intelligenza artificiale e tecnologie emergenti, infatti, non è solo una questione di competitività. A mio parere, è un passo fondamentale per garantire la nostra sovranità digitale e la sicurezza in un mondo sempre più instabile.

Le sfide della settimana prossima definiranno ulteriormente il percorso dell’Europa.


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