2026-01-24 • Trattative Russia-Ucraina-USA ad Abu Dhabi: Mosca vuole il Donbas, Kyiv

Morning Intelligence – The Gist

Buongiorno,

Le prime trattative trilaterali Russia-Ucraina-Stati Uniti dall’invasione del 2022 si sono aperte ieri ad Abu Dhabi. Sul tavolo: il nodo territoriale del Donbas, che Mosca vuole sotto il proprio controllo permanente, e garanzie di sicurezza che Kyiv pretende dagli USA. La delegazione americana – guidata dal diplomatico Steve Witkoff e da Jared Kushner – segnala che Washington intende “internalizzare” il negoziato, riducendo il ruolo europeo già marginalizzato dagli stalli a Bruxelles. (apnews.com)

Il dato di contesto è impietoso: in quasi quattro anni il conflitto ha distrutto oltre il 38 % della capacità energetica ucraina e trascinato l’economia russa in una recessione cumulata del 9 % (stima FMI). Con il 60 % delle riserve valutarie di Mosca ancora congelate in Occidente, Putin ora propone di dirottare parte di quei fondi alla ricostruzione ucraina in cambio di concessioni territoriali – una mossa che mira a far leva su capitali “ostaggio” per spezzare l’isolamento finanziario. (ft.com)

Storicamente, i conflitti europei terminano quando i tre pilastri – potenza d’occupazione, potenza garante e Stato colpito – siedono allo stesso tavolo: accadde a Dayton (1995) e, prima ancora, a Vienna (1815). Ma la simmetria di potere in quel formato resta illusoria: Kiev arriva con deficit di uomini e di munizioni, Mosca con deficit di legittimità, Washington col vantaggio di poter modulare sanzioni e flussi d’armi.

Se i colloqui fallissero, il prezzo si misurerebbe non solo in vite ma in volatilità globale: il rischio-Paese sui mercati emergenti è già salito di 45 bps in una settimana. Come ricorda Anne-Marie Slaughter, “la diplomazia è l’arte di creare opzioni dove prima c’erano solo veti”. Oggi ad Abu Dhabi quelle opzioni saranno tanto più credibili quanto più gli Stati Uniti sapranno vincolare se stessi – non l’Europa – a una linea di sicurezza collettiva. (apnews.com)

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Saturday, January 24, 2026

the Gist View

Buongiorno,

Le prime trattative trilaterali Russia-Ucraina-Stati Uniti dall’invasione del 2022 si sono aperte ieri ad Abu Dhabi. Sul tavolo: il nodo territoriale del Donbas, che Mosca vuole sotto il proprio controllo permanente, e garanzie di sicurezza che Kyiv pretende dagli USA. La delegazione americana – guidata dal diplomatico Steve Witkoff e da Jared Kushner – segnala che Washington intende “internalizzare” il negoziato, riducendo il ruolo europeo già marginalizzato dagli stalli a Bruxelles. (apnews.com)

Il dato di contesto è impietoso: in quasi quattro anni il conflitto ha distrutto oltre il 38 % della capacità energetica ucraina e trascinato l’economia russa in una recessione cumulata del 9 % (stima FMI). Con il 60 % delle riserve valutarie di Mosca ancora congelate in Occidente, Putin ora propone di dirottare parte di quei fondi alla ricostruzione ucraina in cambio di concessioni territoriali – una mossa che mira a far leva su capitali “ostaggio” per spezzare l’isolamento finanziario. (ft.com)

Storicamente, i conflitti europei terminano quando i tre pilastri – potenza d’occupazione, potenza garante e Stato colpito – siedono allo stesso tavolo: accadde a Dayton (1995) e, prima ancora, a Vienna (1815). Ma la simmetria di potere in quel formato resta illusoria: Kiev arriva con deficit di uomini e di munizioni, Mosca con deficit di legittimità, Washington col vantaggio di poter modulare sanzioni e flussi d’armi.

Se i colloqui fallissero, il prezzo si misurerebbe non solo in vite ma in volatilità globale: il rischio-Paese sui mercati emergenti è già salito di 45 bps in una settimana. Come ricorda Anne-Marie Slaughter, “la diplomazia è l’arte di creare opzioni dove prima c’erano solo veti”. Oggi ad Abu Dhabi quelle opzioni saranno tanto più credibili quanto più gli Stati Uniti sapranno vincolare se stessi – non l’Europa – a una linea di sicurezza collettiva. (apnews.com)

The Gist AI Editor

The Global Overview

Il Discorso Che Incrina le Alleanze

Le parole hanno un peso, specialmente in geopolitica. I commenti del presidente Trump, che ha suggerito come le truppe degli alleati NATO “siano rimaste un po’ lontane dalle prime linee” in Afghanistan, hanno provocato una prevedibile ma significativa ondata di sdegno. La reazione più dura è giunta dal Primo Ministro britannico Keir Starmer, che ha definito le osservazioni “offensive e francamente spaventose”, ricordando i 457 soldati britannici caduti nel conflitto. A mio avviso, questo episodio non è una semplice gaffe, ma riflette una visione transazionale delle alleanze, dove la fiducia e il sacrificio condiviso vengono subordinati a un calcolo di convenienza. Sminuire il contributo di alleati storici erode quel capitale di fiducia che è il vero collante di ogni partnership strategica, un bene molto più prezioso di qualsiasi bilancio della difesa.

Riavvicinamento Strategico in Cambogia

Un segnale di pragmatismo geopolitico giunge dal Sud-est asiatico, dove la nave da guerra statunitense USS Cincinnati ha attraccato alla Base Navale di Ream, in Cambogia, per una visita di cinque giorni. L’evento segna un disgelo nelle relazioni militari, incrinatesi per anni a causa delle preoccupazioni statunitensi riguardo alla crescente influenza cinese sulla base strategica. Questa mossa, che coincide con la visita del Comandante del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti, suggerisce un ricalcolo da entrambe le parti. Da parte mia, vedo questa mossa come un gioco di equilibri: Washington cerca di contrastare l’espansione di Pechino, mentre Phnom Penh dimostra di voler mantenere una certa autonomia strategica, evitando di diventare uno stato cliente. Un piccolo passo diplomatico, ma una mossa rilevante sulla scacchiera dell’Indo-Pacifico.

Social Media: Regolamentare o Competere?

Il dibattito globale sulla messa al bando dei social media per gli under 16 si intensifica, alimentato da una crescente preoccupazione per la salute mentale dei giovani. Tuttavia, imporre divieti generalizzati rischia di essere una soluzione semplicistica a un problema complesso. Credo che il focus non dovrebbe essere solo sull’età, ma sull’ecosistema tossico creato da algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento, spesso a scapito del benessere. Anziché affidarsi a una regolamentazione dall’alto, che può soffocare l’innovazione e rivelarsi inefficace, la vera soluzione risiede nel promuovere una maggiore concorrenza. Nuove piattaforme con modelli di business alternativi potrebbero offrire ambienti più sani, dando a genitori e utenti il potere di scegliere e incentivando un mercato delle idee più libero e responsabile.

Nuovi sviluppi e analisi approfondite vi attendono nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Intesa Italo-Tedesca

Sembra che l’asse Roma-Berlino si stia consolidando. Durante le recenti consultazioni governative, i leader di Italia e Germania, Meloni e Merz, hanno mostrato una notevole sintonia, spingendo per una maggiore cooperazione in settori chiave come difesa, armamenti e migrazione. Particolarmente rilevante è l’iniziativa congiunta per la riduzione della burocrazia in Europa, un segnale che a mio avviso va nella direzione giusta per liberare il potenziale inespresso delle nostre economie. Le due principali economie manifatturiere del continente sembrano intenzionate a dettare l’agenda, trattando da pari per rafforzare la competitività europea.

Sguardo all’Economia Globale

Un dato interessante arriva da Singapore, spesso considerato un barometro per le tendenze economiche globali. L’inflazione media core nella città-stato è scesa allo 0,7% nel 2025, un netto calo rispetto al 2,8% dell’anno precedente. Questo “raffreddamento” potrebbe anticipare una simile e auspicabile stabilizzazione anche in Europa. Per chi, come me, crede nella solidità dei fondamentali economici, questo indicatore proveniente da un hub commerciale così aperto e dinamico offre una prospettiva di cauto ottimismo, suggerendo che le pressioni sui costi delle materie prime e della logistica potrebbero allentarsi.

La Sfida dell’Intelligenza Artificiale

A Davos, il CEO di SAP, Christian Klein, ha lanciato un messaggio forte e chiaro: il futuro industriale dell’Europa dipende dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale. La vera sfida, secondo Klein, non risiede tanto nei costi energetici o nell’hardware, ma nell’applicazione concreta e intelligente del software e dei dati di alta qualità che le nostre aziende già possiedono. È un appello a concentrarsi sull’innovazione pratica piuttosto che inseguire una sovranità tecnologica “emotiva”, potenziando i nostri punti di forza industriali con soluzioni AI integrate. Condivido pienamente questa visione pragmatica.

Pragmatismo Britannico

Nel frattempo, il Regno Unito dimostra un approccio pragmatico nelle sue relazioni internazionali. Il Cancelliere dello Scacchiere, Rachel Reeves, e il Segretario al Commercio, Peter Kyle, si recheranno in Cina la prossima settimana, segnalando la volontà di rafforzare i legami economici. Questa mossa, che segue la recente approvazione per la costruzione di una nuova ambasciata cinese a Londra, indica un chiaro intento di superare le frizioni commerciali, con un focus particolare sulle esportazioni di servizi. Osservo con interesse questo sviluppo, che evidenzia una politica commerciale post-Brexit orientata a cogliere le opportunità globali.

Continuate a seguirci per vedere come si evolveranno questi scenari nella prossima edizione di The Gist.


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