2026-01-27 • Repressione in Iran: 6.126 morti, 41k arresti. Cr

Morning Intelligence – The Gist

Le cifre parlano più forte dei proclami: almeno 6.126 morti e oltre 41 mila arresti nella repressione iraniana, secondo HRANA citata dall’AP, mentre un’inchiesta del Guardian suggerisce che i caduti possano superare i 30 mila, vittime di esecuzioni a bruciapelo e sepolture di massa (apnews.com).

L’onda lunga di quel sangue coagula già nei mercati: l’indice TEDPIX ha perso 8,3 % in una settimana, il rial tocca minimi storici e Brent ritorna sopra i 95 $ spinto dal timore di interruzioni dell’export persiano; Washington ha dispiegato la portaerei USS Abraham Lincoln, segnalando che le piazze di Teheran possono incendiare lo Stretto di Hormuz più di qualunque missile (ft.com).

Non è solo l’ennesima crisi mediorientale: l’Iran, crocevia energetico e demografico (90 milioni di abitanti), dimostra come l’autoritarismo connesso alla stagnazione economica generi shock sistemici che attraversano finanza, catene logistiche e sicurezza globale. Ignorare questa equazione—repressione interna uguale instabilità esterna—significa sottovalutare la volatilità strutturale del nuovo multipolarismo.

“Le crisi non creano crepe: rivelano quelle già esistenti”, ricorda Zygmunt Bauman. La crepa iraniana è ora uno specchio per l’ordine internazionale.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Tuesday, January 27, 2026

the Gist View

Le cifre parlano più forte dei proclami: almeno 6.126 morti e oltre 41 mila arresti nella repressione iraniana, secondo HRANA citata dall’AP, mentre un’inchiesta del Guardian suggerisce che i caduti possano superare i 30 mila, vittime di esecuzioni a bruciapelo e sepolture di massa (apnews.com).

L’onda lunga di quel sangue coagula già nei mercati: l’indice TEDPIX ha perso 8,3 % in una settimana, il rial tocca minimi storici e Brent ritorna sopra i 95 $ spinto dal timore di interruzioni dell’export persiano; Washington ha dispiegato la portaerei USS Abraham Lincoln, segnalando che le piazze di Teheran possono incendiare lo Stretto di Hormuz più di qualunque missile (ft.com).

Non è solo l’ennesima crisi mediorientale: l’Iran, crocevia energetico e demografico (90 milioni di abitanti), dimostra come l’autoritarismo connesso alla stagnazione economica generi shock sistemici che attraversano finanza, catene logistiche e sicurezza globale. Ignorare questa equazione—repressione interna uguale instabilità esterna—significa sottovalutare la volatilità strutturale del nuovo multipolarismo.

“Le crisi non creano crepe: rivelano quelle già esistenti”, ricorda Zygmunt Bauman. La crepa iraniana è ora uno specchio per l’ordine internazionale.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Il riallineamento globale

L’approccio protezionistico degli Stati Uniti spinge gli alleati storici a ricalibrare le proprie strategie commerciali, guardando con crescente interesse verso Pechino. La visita del primo ministro britannico Keir Starmer in Cina, la prima di un leader del Regno Unito dal 2018, esemplifica questa tendenza. A mio avviso, non si tratta di un’inversione ideologica, ma di un pragmatico calcolo economico. Quando le porte del commercio si chiudono da una parte, gli attori razionali ne cercano altre aperte, un principio fondamentale dei mercati liberi.

Iran, il prezzo della libertà

Mentre le diplomazie si muovono sullo scacchiere globale, in Iran la repressione del dissenso assume contorni sempre più tragici. Secondo diverse fonti e organizzazioni per i diritti umani, il bilancio delle vittime legate alle proteste è drammaticamente salito, con stime che parlano di migliaia di morti. Alcuni report indicano addirittura la possibilità di oltre 30.000 persone uccise in sole 48 ore. Questi dati agghiaccianti sono un monito costante sul costo umano dei regimi autoritari e sulla fragilità delle libertà individuali quando il potere statale non conosce limiti.

La supremazia nel calcolo quantistico

La competizione geopolitica si gioca anche sul terreno dell’innovazione. L’acquisizione della società di chip SkyWater da parte della ditta di calcolo quantistico IonQ, un’operazione da 1,8 miliardi di dollari, segnala un consolidamento strategico nel settore tecnologico statunitense. Vedo in questa mossa non solo una manovra di mercato, ma una risposta del settore privato per mantenere un vantaggio in un campo, quello del quantum computing, decisivo per la sicurezza e la supremazia economica futura.

Le implicazioni di queste mosse strategiche saranno al centro della nostra prossima analisi.

The European Perspective

Un Asse Commerciale da Due Miliardi di Persone

Dopo quasi due decenni di negoziati, l’Unione Europea e l’India sono sul punto di annunciare un accordo di libero scambio. Questa intesa non è solo un trattato commerciale, ma un’alleanza strategica che creerebbe un mercato di quasi due miliardi di persone, rappresentando circa un quarto del Prodotto Interno Lordo (PIL) globale. In un’epoca segnata da un crescente protezionismo, questo accordo rappresenta, a mio avviso, una boccata d’ossigeno e un passo fondamentale verso la prosperità reciproca, dimostrando la potenza della cooperazione economica nel superare le barriere politiche.

Lealtà Atlantica e Sovranità Artica

Un’eco inaspettata giunge dalla Svezia, dove la vice prima ministra Ebba Busch ha affermato che il suo paese sarebbe stato pronto a combattere per difendere la Groenlandia, qualora il presidente americano Trump avesse tentato di annetterla con la forza. Sebbene basata su uno scenario ipotetico, questa dichiarazione sottolinea la serietà con cui i paesi nordici considerano la loro sovranità e i patti di difesa reciproca. Questo episodio rivela le complesse dinamiche all’interno della NATO e le profonde incertezze che caratterizzano le attuali relazioni transatlantiche.

Fratture sul Fronte Orientale

Le tensioni diplomatiche tra Ungheria e Ucraina si intensificano, creando crepe nell’unità europea. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha accusato pubblicamente la leadership di Kiev di aver tentato di interferire nelle elezioni ungheresi. Al di là della veridicità delle accuse, questo scontro verbale evidenzia le profonde divisioni strategiche all’interno dell’UE riguardo alla gestione del conflitto ucraino, una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata da attori esterni che mirano a indebolire la coesione del continente.

Miraggi nel Deserto Saudita

Il colossale progetto saudita Neom, e in particolare la futuristica città “The Line”, sta subendo un significativo ridimensionamento a causa di ritardi e costi esorbitanti. La revisione di questa impresa faraonica, interamente finanziata dallo stato, offre una lezione di realismo economico. Dal mio punto di vista, ciò dimostra come anche le più grandi ambizioni pianificate dall’alto, sostenute da immense ricchezze, debbano alla fine confrontarsi con la disciplina dei mercati e i limiti della fattibilità pratica.

Scopri quali di queste trame si infittiranno nella prossima edizione di The Gist.


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