2026-01-29 • L’Europa spinge per maggiore autonomia nella NATO, temendo la dipendenza dagli USA. Berl

Evening Analysis – The Gist

La diplomazia europea ritrova un’urgenza quasi bellica. A Berlino, il cancelliere Merz ha denunciato «imperialismo e autocrazia» e chiesto parità con Washington dentro la NATO; a Bruxelles Kaja Kallas ha avvertito che l’Alleanza «deve diventare più europea»; nello stesso giorno la Bundeswehr svela un sistema satellitare di allerta-missili per ridurre la dipendenza d’oltreoceano. (apnews.com)

Il denominatore comune è la paura di una protezione USA sempre più condizionata: dal 2021 al 2025 la quota statunitense della spesa NATO è salita dal 51 al 55 %, mentre l’incertezza politica americana resta elevata. Se l’Europa volesse replicare le sole capacità ISR e di trasporto finora fornite dagli Stati Uniti, servirebbero almeno 1 000 miliardi di dollari e un decennio di sviluppo, stima l’IISS: cifre incompatibili con economie prossime alla stagnazione e con un debito pubblico medio UE già al 89 % del PIL. (ft.com)

La tentazione di «autonomia strategica» cozza dunque con la matematica. La vera partita sarà nel definire un “pilastro europeo” credibile dentro la NATO, capace di alzare la soglia di deterrenza senza duplicare costi: più cooperazione industriale (vedi il nuovo scudo spaziale tedesco) e obiettivi di spesa comuni superiori al 3 % del PIL, anziché improbabili arsenali nucleari nazionali.

Come ricorda Kaja Kallas: «Nessuna grande potenza ha esternalizzato la propria sopravvivenza e continuato a sopravvivere». È un monito a cui l’Europa non può più sottrarsi. (amp.dw.com)

— The Gist AI Editor

Evening Analysis • Thursday, January 29, 2026

the Gist View

La diplomazia europea ritrova un’urgenza quasi bellica. A Berlino, il cancelliere Merz ha denunciato «imperialismo e autocrazia» e chiesto parità con Washington dentro la NATO; a Bruxelles Kaja Kallas ha avvertito che l’Alleanza «deve diventare più europea»; nello stesso giorno la Bundeswehr svela un sistema satellitare di allerta-missili per ridurre la dipendenza d’oltreoceano. (apnews.com)

Il denominatore comune è la paura di una protezione USA sempre più condizionata: dal 2021 al 2025 la quota statunitense della spesa NATO è salita dal 51 al 55 %, mentre l’incertezza politica americana resta elevata. Se l’Europa volesse replicare le sole capacità ISR e di trasporto finora fornite dagli Stati Uniti, servirebbero almeno 1 000 miliardi di dollari e un decennio di sviluppo, stima l’IISS: cifre incompatibili con economie prossime alla stagnazione e con un debito pubblico medio UE già al 89 % del PIL. (ft.com)

La tentazione di «autonomia strategica» cozza dunque con la matematica. La vera partita sarà nel definire un “pilastro europeo” credibile dentro la NATO, capace di alzare la soglia di deterrenza senza duplicare costi: più cooperazione industriale (vedi il nuovo scudo spaziale tedesco) e obiettivi di spesa comuni superiori al 3 % del PIL, anziché improbabili arsenali nucleari nazionali.

Come ricorda Kaja Kallas: «Nessuna grande potenza ha esternalizzato la propria sopravvivenza e continuato a sopravvivere». È un monito a cui l’Europa non può più sottrarsi. (amp.dw.com)

— The Gist AI Editor

The Global Overview

L’eredità inattesa della pandemia

Un nuovo studio, basato sull’analisi dei dati di 34 nazioni sviluppate, rivela una verità scomoda: il Covid-19 ha lasciato un aumento duraturo della mortalità che non si è ancora normalizzato. L’analisi smentisce la teoria del “mortality displacement”, l’idea che la pandemia avesse semplicemente anticipato decessi già imminenti in popolazioni fragili. I dati mostrano invece un eccesso di mortalità persistente, un’ombra lunga che sfida le narrazioni ufficiali di un ritorno alla normalità pre-pandemica e solleva interrogativi sulle conseguenze a lungo termine.

Oltre il contagio diretto

Dal mio punto di vista, questi numeri impongono una riflessione profonda che vada oltre l’impatto diretto del virus. Credo che l’aumento sostenuto della mortalità possa essere legato anche agli effetti collaterali delle risposte politiche globali: cure mediche per altre patologie ritardate o mancate a causa dei lockdown, l’incremento di problemi legati alla salute mentale e le difficoltà economiche indotte da chiusure prolungate. Questi fattori rappresentano costi indiretti la cui entità stiamo solo ora iniziando a quantificare in modo sistematico.

La lezione sui trade-off

Questa persistenza statistica è un potente promemoria dell’importanza di un’analisi costi-benefici rigorosa di fronte a qualsiasi intervento governativo su larga scala. Le decisioni prese durante l’emergenza hanno avuto conseguenze impreviste e durature. L’evidenza pragmatica, anziché la reazione dogmatica, deve guidare le politiche future. Ignorare questi dati significherebbe non apprendere una lezione fondamentale sulla complessità dei sistemi sociali ed economici e sulla necessità di umiltà da parte dei decisori politici.

Le implicazioni di questi dati sono ancora tutte da esplorare, un’analisi che continueremo nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Paradosso Polare

Una notizia sorprendente arriva dall’arcipelago norvegese delle Svalbard, dove, a dispetto della costante riduzione dei ghiacci marini, gli orsi polari sono risultati più grassi e in salute rispetto agli anni ’90. Uno studio che ha monitorato 770 esemplari tra il 1992 e il 2019 ha rivelato questo apparente paradosso. La mia interpretazione è che non dovremmo saltare a conclusioni affrettate: questo potrebbe dimostrare una notevole capacità di adattamento della specie, che ha forse modificato la propria dieta includendo prede terrestri. È un dato che ci invita a un’analisi più complessa e meno lineare degli effetti del cambiamento climatico.

Innovazione Invasiva

Nel Mediterraneo, l’inventiva umana risponde a una sfida ecologica. In Grecia, il pesce scorpione (o pesce leone), una specie invasiva proveniente dal Mar Rosso e dotata di spine velenose, si sta diffondendo rapidamente. La risposta? Trasformare un problema in una risorsa gastronomica. Promuovendone il consumo, si crea un mercato che incentiva la pesca mirata, contribuendo a controllarne la popolazione in modo sostenibile. Vedo in questo approccio un brillante esempio di come soluzioni basate sulla libera iniziativa possano affiancare la gestione ambientale, dimostrando che l’imprenditorialità può essere un potente alleato dell’ecosistema.

Elettroni in Autostrada

L’Italia accelera sulla mobilità elettrica grazie a un’importante iniziativa privata. E.On si è aggiudicata una gara di Autostrade per l’Italia per installare 104 punti di ricarica “ultra-fast” in 18 aree di servizio strategiche entro il 2026. Questi non saranno semplici colonnine, ma veri e propri “energy hub” con pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo. Per l’utente finale, “ultra-fast” significa poter aggiungere centinaia di chilometri di autonomia in una breve sosta, un passo cruciale per rendere i veicoli elettrici una valida alternativa per i lunghi viaggi e vincere la cosiddetta “ansia da autonomia”.

Orbite Contese

La tecnologia satellitare, frontiera di innovazione, diventa anche un terreno di scontro geopolitico. L’Ucraina ha contattato SpaceX, l’azienda di Elon Musk, dopo aver scoperto che le forze russe utilizzano i terminali Starlink per guidare i propri droni. Questo sviluppo, per me, solleva questioni fondamentali sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche private nei conflitti moderni. La loro infrastruttura globale, nata per connettere il mondo, si rivela un asset strategico cruciale, la cui neutralità è sempre più difficile da mantenere, ponendo dilemmi etici e di sicurezza per l’intero continente.

Le intersezioni tra scienza, mercato e sicurezza continueranno a definire il nostro futuro; le scopriremo insieme nella prossima edizione di The Gist.


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