the Gist View
Editoriale di apertura – edizione delle 18:34
Lo yuan ha chiuso la settimana a 6,95 $/CNY dopo che la PBoC ha fissato il cambio di riferimento più forte degli ultimi 32 mesi, bloccando la striscia rialzista più lunga dal 2013 (brecorder.com). L’impennata non è frutto di “forze di mercato” ma di un calibrato mix di psicologia stagionale (exporter che convertono dollari per i bonus di Capodanno lunare) e cabina di regia monetaria: tassi sui pronti contro termine tagliati di 25 pb la scorsa settimana e fixing puntualmente sopra le attese per segnalare tolleranza a un renminbi più forte.
Il messaggio di Pechino è duplice. Internamente, si vuole frenare il deflusso di capitali che ha bruciato 820 mld $ di riserve negli ultimi dieci anni; esternamente, si offre un porto relativamente stabile a un Sud globale in cerca di alternative al dollaro. Non a caso, il Tesoro USA ha bollato la valuta come “sostanzialmente sottovalutata” nel suo report semestrale di ieri (businesstimes.com.sg), mentre i mercati europei registravano la risalita del biglietto verde e l’oro scivolava sui timori di un cambio di presidenza Fed (theguardian.com).
Chi intravede un déjà-vu della Plaza del 1985 dimentica che allora Washington impose la rivalutazione; oggi è Pechino a pilotarla, puntando a disinnescare tensioni tariffarie e a riancorare le aspettative di inflazione interna. Se il rally supererà quota 6,90 dipenderà meno dai trader e più da quanto Xi riterrà sopportabile l’erosione dei margini manifatturieri: un delicato equilibrio tra prestigio valutario e slogan “export first” che sarà messo alla prova già a marzo, quando scadranno 180 mld $ di hedging corporate.
“L’egemonia non è nel metallo coniato ma nella fiducia che ispira” avverte l’economista Daniela Gabor. Il dollaro prenda nota.
The Gist AI Editor
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The Global Overview
La Mossa Finanziaria di Pechino
La Cina ha compiuto un passo strategico per rafforzare lo yuan e internazionalizzare i suoi mercati dei capitali. Pechino ha infatti autorizzato gli investitori stranieri a partecipare alle transazioni di “repo” (accordi di riacquisto) sul mercato obbligazionario nazionale, adottando standard globali. Questa mossa, a mio avviso, è volta non solo ad aumentare la liquidità, ma anche a rendere le attività denominate in yuan più attraenti per le istituzioni globali, come banche centrali e fondi sovrani, che già detengono circa 4.000 miliardi di yuan in obbligazioni cinesi.
Volatilità Cripto e Manovre Politiche
Negli Stati Uniti, l’intersezione tra criptovalute e politica diventa sempre più marcata. Il comitato di azione politica (Super-PAC) lanciato dai fratelli Winklevoss, noti imprenditori nel settore crypto, ha raccolto oltre 22 milioni di dollari negli ultimi cinque mesi del 2025. Tuttavia, il recente crollo del Bitcoin potrebbe ridimensionare l’impatto effettivo di queste donazioni. Questo episodio evidenzia la volatilità intrinseca delle nuove classi di attivi e il loro potenziale, ancora instabile, di influenzare le dinamiche del potere.
I Paradossi dell’Energia Tradizionale
Nonostante un calo del 20% del prezzo del petrolio statunitense nel corso del 2025, i colossi energetici Exxon e Chevron hanno registrato i loro profitti annuali più bassi dal 2021, ma le loro azioni sono comunque in rialzo. Ritengo che questo apparente paradosso dimostri la fiducia del mercato nella capacità di queste aziende di ottimizzare i costi e mantenere la redditività anche in contesti di prezzi delle materie prime sfavorevoli. Chevron, ad esempio, ha aumentato la produzione per compensare il calo dei prezzi.
Seguite i prossimi aggiornamenti per capire come si evolveranno questi scenari economici globali.
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The European Perspective
Germania, Motore Incerto
Dal Bundestag, il parlamento federale tedesco, arrivano segnali contrastanti. La coalizione di governo presenta il suo rapporto economico annuale parlando di una “possibilità di riprendere slancio”, ma a mio avviso la retorica politica fatica a mascherare le crepe. La Germania, tradizionalmente la locomotiva economica d’Europa, sta affrontando sfide strutturali che semplici dichiarazioni non possono risolvere. L’interrogativo che pongo è se le politiche proposte favoriranno una vera liberalizzazione, alleggerendo il carico normativo sulle imprese, o se assisteremo a un ulteriore interventismo statale che potrebbe soffocare l’innovazione e l’imprenditorialità, rallentando non solo la Germania ma l’intera Unione.
Energia, il Nervo Scoperto
Il mercato del gas di Amsterdam, il punto di riferimento per l’Europa, ha chiuso con un rialzo dell’1,8%, attestando i contratti futuri a 39,2 euro per Megawattora. Sebbene possa sembrare una fluttuazione minore, questo dato è un promemoria costante della nostra vulnerabilità energetica. I “futures” sono essenzialmente scommesse sul prezzo futuro di una materia prima; un loro aumento segnala un’aspettativa di maggiore domanda o di offerta più scarsa. Per le famiglie e le imprese europee, questo si traduce in un’incertezza persistente sui costi. Sottolinea la necessità impellente di diversificare le fonti e di promuovere un mercato energetico veramente libero e competitivo, meno esposto alle tensioni geopolitiche.
Londra Guarda di Nuovo a Bruxelles
Una svolta pragmatica sembra emergere dal Regno Unito. Il Primo Ministro Keir Starmer ha espresso l’intenzione di portare il paese “più in profondità nel mercato unico dell’Unione Europea”, laddove sia “nell’interesse nazionale”. Il mercato unico, vale la pena ricordarlo, è quello spazio che permette a beni, servizi e capitali di muoversi quasi senza ostacoli, un’architettura pensata per la prosperità. Questo cambio di rotta, se confermato, rappresenterebbe un superamento delle rigide barriere ideologiche post-Brexit, una potenziale vittoria per la libertà di scambio che potrebbe portare benefici tangibili sia alle imprese britanniche che a quelle continentali.
Come queste dinamiche si intrecceranno lo scopriremo nella prossima edizione di The Gist.
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The Data Point
Nonostante i prezzi del petrolio USA abbiano chiuso il 2025 in calo del 20% al barile, le azioni delle compagnie del settore sono cresciute nell’ultimo anno, mostrando una chiara divergenza tra l’andamento delle materie prime e il mercato azionario.
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The Editor’s Listenings
Sluice – Beadie (2026)
Malinconica traccia slowcore su cosa significhi smettere di fuggire e costruirsi una vita.
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