L’era della “Single Economy”
Le nostre società europee si stanno silenziosamente riconfigurando attorno a un nuovo fulcro: l’individuo. Stiamo entrando in quella che io chiamo la “single economy”, dove il marketing, i servizi e persino il settore immobiliare si adattano a nuclei familiari composti da una sola persona. Questo cambiamento non è solo una moda, ma una trasformazione strutturale che ridefinisce i consumi. L’economia italiana, nel frattempo, mostra segnali di resilienza con una crescita del Prodotto Interno Lordo, l’indicatore che misura la ricchezza prodotta, dello 0,7% nel 2025. Questo significa che, seppur lentamente, la torta economica si allarga, offrendo un contesto in cui queste nuove tendenze individuali possono svilupparsi.
Allarme nella Scuola Tedesca
Dalla Germania, specificamente dall’Assia, giunge un grido d’allarme da parte degli insegnanti delle scuole elementari. Centinaia di docenti hanno segnalato un aumento della “Bedürftigkeit” – un misto di bisogno materiale e, soprattutto, di carenze affettive e di competenze di base – tra gli alunni. La loro richiesta è chiara: classi più piccole e maggiore supporto. Dal mio punto di vista, questa situazione solleva una questione fondamentale sul ruolo dello Stato. Se la scuola deve farsi carico di responsabilità tradizionalmente familiari, i governi devono fornirle le risorse adeguate, altrimenti si rischia di creare un sistema educativo sovraccarico e inefficace, che tradisce la sua missione fondamentale.
Il Prezzo dei Diritti Umani
Uno sguardo oltre i confini europei ci offre un severo monito. Un report dell’organizzazione Soccorso Umanitario Giuridico ha documentato 470 decessi nelle carceri di El Salvador sotto il regime di Nayib Bukele. La statistica più agghiacciante rivela che il 31,8% di queste morti è avvenuto in modo violento. Questo è il risultato di politiche che sacrificano i diritti individuali sull’altare di una presunta sicurezza. In netto contrasto, il governo venezuelano ha annunciato la chiusura del famigerato carcere El Helicoide, per lungo tempo simbolo di repressione. È un piccolo, ma significativo, passo che ci ricorda come la difesa della libertà e della dignità umana sia una battaglia costante, mai vinta una volta per tutte.
Restate sintonizzati per scoprire come queste storie si svilupperanno nella prossima edizione di The Gist.
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