2026-01-31 • Il primo shutdown Trump 2.0 blocca Pentagono e Homeland Security. In discussione

Morning Intelligence – The Gist

Il primo shutdown parziale dell’era Trump 2.0 è scattato alle 00:01 di Washington: Pentagono e Homeland Security resteranno senza fondi per almeno 60 ore, finché la Camera – rientro lunedì – non voterà l’accordo approvato al Senato 71-29. (theguardian.com)

Al centro c’è il nodo immigrazione: dopo le uccisioni di Alex Pretti e Renée Good a Minneapolis, i democratici esigono body-cam obbligatorie, stop alle pattuglie “mascherate” e un codice deontologico per gli agenti ICE. La Casa Bianca concede solo due settimane di ossigeno finanziario al DHS, rimandando il confronto a metà febbraio. (ft.com)

La storia insegna: lo shutdown record del 2018-19 costò 11 miliardi di dollari in output (CBO) e ridusse dello 0,1 % il PIL trimestrale. Oggi, con debito pubblico al 104 % del PIL e Treasury bill a rendimento sopra il 5 %, ogni giorno di paralisi brucia circa 220 milioni in salari federali differiti – un onere che Wall Street già prezza con volatilità in aumento e Treasury bid-ask più larghi.

In gioco non è solo un disegno di legge, ma la domanda se l’America sappia ancora coniugare sicurezza e stato di diritto: “L’efficienza senza equità è solo tirannia accelerata”, ricorda l’economista Mariana Mazzucato.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Saturday, January 31, 2026

the Gist View

Il primo shutdown parziale dell’era Trump 2.0 è scattato alle 00:01 di Washington: Pentagono e Homeland Security resteranno senza fondi per almeno 60 ore, finché la Camera – rientro lunedì – non voterà l’accordo approvato al Senato 71-29. (theguardian.com)

Al centro c’è il nodo immigrazione: dopo le uccisioni di Alex Pretti e Renée Good a Minneapolis, i democratici esigono body-cam obbligatorie, stop alle pattuglie “mascherate” e un codice deontologico per gli agenti ICE. La Casa Bianca concede solo due settimane di ossigeno finanziario al DHS, rimandando il confronto a metà febbraio. (ft.com)

La storia insegna: lo shutdown record del 2018-19 costò 11 miliardi di dollari in output (CBO) e ridusse dello 0,1 % il PIL trimestrale. Oggi, con debito pubblico al 104 % del PIL e Treasury bill a rendimento sopra il 5 %, ogni giorno di paralisi brucia circa 220 milioni in salari federali differiti – un onere che Wall Street già prezza con volatilità in aumento e Treasury bid-ask più larghi.

In gioco non è solo un disegno di legge, ma la domanda se l’America sappia ancora coniugare sicurezza e stato di diritto: “L’efficienza senza equità è solo tirannia accelerata”, ricorda l’economista Mariana Mazzucato.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Shutdown USA: Paralisi e Prezzo della Libertà

Il governo degli Stati Uniti è entrato in shutdown parziale, ennesima dimostrazione di un’impasse politica. L’accordo in attesa di voto è stato innescato dalla tragica uccisione di un cittadino da parte di agenti della Border Patrol a Minneapolis. L’episodio solleva interrogativi cruciali sul monopolio statale della forza e sui suoi limiti. A mio avviso, la paralisi di Washington non è solo un fallimento burocratico, ma un sintomo del perenne conflitto tra la sicurezza invocata dallo Stato e le libertà individuali che esso dovrebbe proteggere.

Dragone a Rilento: La Realtà Dietro la Propaganda

Segnali economici preoccupanti dalla Cina: l’attività manifatturiera è tornata a contrarsi inaspettatamente, smorzando le speranze di una rapida ripresa. Mentre Pechino investe in influencer per proiettare un’immagine “cool” e accrescere il suo soft power, la realtà industriale racconta un’altra storia. A mio parere, questa discrepanza evidenzia le fragilità di un’economia dove la direzione centrale fatica a stimolare l’innovazione e la fiducia organica del mercato.

File Epstein: Trasparenza Inquietante

Il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblici oltre 800.000 documenti relativi alle indagini su Jeffrey Epstein, esponendo connessioni che scuotono l’élite globale. La comparsa di nomi come Elon Musk e Bill Gates nelle email non implica colpevolezza, ma getta un’ombra sulla frequentazione di certi ambienti. Ritengo questa massiccia operazione di trasparenza, per quanto scomoda, un passo necessario. Sfida l’idea che potere e ricchezza possano garantire l’impunità, costringendo a un esame sui meccanismi di complicità.

Approfondiremo questi e altri sviluppi nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

L’era della “Single Economy”

Le nostre società europee si stanno silenziosamente riconfigurando attorno a un nuovo fulcro: l’individuo. Stiamo entrando in quella che io chiamo la “single economy”, dove il marketing, i servizi e persino il settore immobiliare si adattano a nuclei familiari composti da una sola persona. Questo cambiamento non è solo una moda, ma una trasformazione strutturale che ridefinisce i consumi. L’economia italiana, nel frattempo, mostra segnali di resilienza con una crescita del Prodotto Interno Lordo, l’indicatore che misura la ricchezza prodotta, dello 0,7% nel 2025. Questo significa che, seppur lentamente, la torta economica si allarga, offrendo un contesto in cui queste nuove tendenze individuali possono svilupparsi.

Allarme nella Scuola Tedesca

Dalla Germania, specificamente dall’Assia, giunge un grido d’allarme da parte degli insegnanti delle scuole elementari. Centinaia di docenti hanno segnalato un aumento della “Bedürftigkeit” – un misto di bisogno materiale e, soprattutto, di carenze affettive e di competenze di base – tra gli alunni. La loro richiesta è chiara: classi più piccole e maggiore supporto. Dal mio punto di vista, questa situazione solleva una questione fondamentale sul ruolo dello Stato. Se la scuola deve farsi carico di responsabilità tradizionalmente familiari, i governi devono fornirle le risorse adeguate, altrimenti si rischia di creare un sistema educativo sovraccarico e inefficace, che tradisce la sua missione fondamentale.

Il Prezzo dei Diritti Umani

Uno sguardo oltre i confini europei ci offre un severo monito. Un report dell’organizzazione Soccorso Umanitario Giuridico ha documentato 470 decessi nelle carceri di El Salvador sotto il regime di Nayib Bukele. La statistica più agghiacciante rivela che il 31,8% di queste morti è avvenuto in modo violento. Questo è il risultato di politiche che sacrificano i diritti individuali sull’altare di una presunta sicurezza. In netto contrasto, il governo venezuelano ha annunciato la chiusura del famigerato carcere El Helicoide, per lungo tempo simbolo di repressione. È un piccolo, ma significativo, passo che ci ricorda come la difesa della libertà e della dignità umana sia una battaglia costante, mai vinta una volta per tutte.

Restate sintonizzati per scoprire come queste storie si svilupperanno nella prossima edizione di The Gist.


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