Il bavaglio digitale si stringe
La libertà globale di internet è in declino per il quindicesimo anno consecutivo, secondo il recente rapporto “Freedom on the Net”. La situazione si è deteriorata in 28 dei 72 Paesi analizzati tra giugno 2024 e maggio 2025. Governi autoritari e, sempre più, anche democrazie utilizzano metodi sofisticati per soffocare il dissenso: dalla manipolazione delle informazioni online agli arresti per contenuti pubblicati. Un dato allarmante è che in almeno 57 nazioni, i cittadini sono stati imprigionati per le loro espressioni online su temi politici o sociali, un record negativo. A mio avviso, questa erosione dello spazio digitale rappresenta una delle minacce più subdole alla libertà individuale e alla partecipazione civica.
Proteste globali, repressione statale
In tutto il mondo, dalle strade dell’Indonesia alla Serbia, i cittadini protestano contro la corruzione e l’abuso di potere dei governi. Secondo il “Global Protest Tracker”, nel 2025 sono emerse nuove manifestazioni in oltre settanta Paesi. La risposta degli Stati, tuttavia, è spesso la repressione. Assisto con preoccupazione a un’escalation nell’uso di tattiche, sia palesi che nascoste, per criminalizzare il dissenso, limitando uno dei più fondamentali diritti umani: quello di riunirsi e far sentire la propria voce contro l’inefficienza e l’arroganza del potere statale.
Innovazione sotto assedio normativo
Il dibattito sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale si sta intensificando a livello globale, con un’attività legislativa che nel 2023 è raddoppiata rispetto all’anno precedente. Se da un lato l’approccio europeo con l’AI Act si dimostra rigido, altri Paesi perseguono modelli meno dirigisti. Pur riconoscendo i rischi, ritengo che un eccesso di regolamentazione preventiva possa soffocare l’innovazione e l’imprenditorialità, che sono motori di crescita economica e progresso sociale. La storia insegna che la prosperità fiorisce dove la libertà di sperimentare supera la paura dell’ignoto, un principio che oggi sembra dimenticato.
Migrazione, un fenomeno inarrestabile
Il numero di migranti internazionali ha raggiunto la cifra record di 304 milioni nel 2024, quasi il doppio rispetto al 1990, rappresentando oggi il 3,7% della popolazione mondiale. Di questi, una quota crescente, circa 51,7 milioni, è costituita da sfollati forzati a causa di crisi umanitarie. Di fronte a questi numeri, molte politiche governative si concentrano su barriere e controlli, un approccio che considero inefficace e spesso disumano. Una prospettiva basata sulla libertà individuale e sul pragmatismo economico suggerirebbe di facilitare percorsi legali e di valorizzare l’enorme potenziale che la libera circolazione delle persone offre ai mercati globali.
Nuovi equilibri si delineano sulla scena mondiale; ne seguiremo gli sviluppi nella prossima edizione di The Gist.
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