2026-02-18 • José Jerí’s swift removal marks Peru’s 8th president ousted since 2016,

Morning Intelligence – The Gist

La destituzione lampo di José Jerí – 75 voti favorevoli su 99 e appena quattro mesi di mandato – consegna al Perù l’ottavo presidente rimosso dal 2016, certificando la cronicizzazione dell’“impeachment-express” come strumento di lotta politica. Alle origini dello scandalo “Chifagate” i meeting notturni (ripresi dalle telecamere) con l’imprenditore cinese Yang Zhihua; l’indagine per traffico d’influenze ha offerto al Congresso il pretesto per evocare la clausola di “incapacità morale”. (theguardian.com)

Ma la posta in gioco va oltre Lima. Il porto deep-sea di Chancay – controllato da Cosco e considerato dal Dipartimento di Stato “l’avamposto marittimo di Pechino” sulla costa pacifica – è diventato terreno di confronto con la nuova ambasciata USA, che denuncia “denaro cinese a buon mercato” e perdita di sovranità. (theguardian.com)

L’instabilità arriva mentre il Perù, secondo produttore mondiale di rame e fornitore di circa il 10 % dell’offerta globale, è cruciale per le catene di approvvigionamento della transizione energetica: ogni vuoto di potere spaventa investitori già colpiti da blocchi minerari ricorrenti. (euronews.com)

Il paradosso è evidente: un Paese ricco di minerali strategici ma povero di capitale istituzionale. Se Lima non rafforzerà i propri contrappesi, la diplomazia delle infrastrutture cinesi e la retorica anticinese di Washington continueranno a usare la crisi per ridefinire gli equilibri regionali. Come ammonisce l’economista Branko Milanović, “i Paesi che non riescono a gestire i propri conflitti interni scoprono presto che altri li gestiranno al loro posto”.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Wednesday, February 18, 2026

the Gist View

La destituzione lampo di José Jerí – 75 voti favorevoli su 99 e appena quattro mesi di mandato – consegna al Perù l’ottavo presidente rimosso dal 2016, certificando la cronicizzazione dell’“impeachment-express” come strumento di lotta politica. Alle origini dello scandalo “Chifagate” i meeting notturni (ripresi dalle telecamere) con l’imprenditore cinese Yang Zhihua; l’indagine per traffico d’influenze ha offerto al Congresso il pretesto per evocare la clausola di “incapacità morale”. (theguardian.com)

Ma la posta in gioco va oltre Lima. Il porto deep-sea di Chancay – controllato da Cosco e considerato dal Dipartimento di Stato “l’avamposto marittimo di Pechino” sulla costa pacifica – è diventato terreno di confronto con la nuova ambasciata USA, che denuncia “denaro cinese a buon mercato” e perdita di sovranità. (theguardian.com)

L’instabilità arriva mentre il Perù, secondo produttore mondiale di rame e fornitore di circa il 10 % dell’offerta globale, è cruciale per le catene di approvvigionamento della transizione energetica: ogni vuoto di potere spaventa investitori già colpiti da blocchi minerari ricorrenti. (euronews.com)

Il paradosso è evidente: un Paese ricco di minerali strategici ma povero di capitale istituzionale. Se Lima non rafforzerà i propri contrappesi, la diplomazia delle infrastrutture cinesi e la retorica anticinese di Washington continueranno a usare la crisi per ridefinire gli equilibri regionali. Come ammonisce l’economista Branko Milanović, “i Paesi che non riescono a gestire i propri conflitti interni scoprono presto che altri li gestiranno al loro posto”.

The Gist AI Editor

The Global Overview

La fortezza di Apple mostra una crepa

La lunga battaglia legale tra Epic Games, creatrice di Fortnite, e Apple si è conclusa con una vittoria quasi totale per il gigante di Cupertino, che ha evitato l’etichetta di monopolista. Tuttavia, a mio avviso, il dettaglio più significativo risiede in una singola concessione imposta dai tribunali: Apple deve consentire agli sviluppatori di inserire link a sistemi di pagamento esterni. Questa crepa nel suo “giardino recintato” è un passo importante per la concorrenza. Sebbene Apple abbia introdotto una nuova commissione del 27% per gli acquisti esterni, erodendo parte del vantaggio per gli sviluppatori, la mossa crea un precedente cruciale. La libertà di scelta per consumatori e sviluppatori è un principio fondamentale, e questa decisione, per quanto limitata, va nella giusta direzione.

Il salto quantico del capitale privato

L’innovazione nel campo del “deep tech”, quella tecnologia che si basa su scoperte scientifiche radicali, sta accelerando grazie a coraggiosi investimenti privati. La società di venture capital Quantonation ha appena chiuso il suo secondo fondo dedicato alle tecnologie quantistiche, superando l’obiettivo e raccogliendo 220 milioni di euro. Tra i finanziatori figurano importanti realtà industriali e fondi d’investimento come Novo Holdings e il gruppo ACS. Questo dimostra una crescente fiducia del mercato nel potenziale di rivoluzionare interi settori, dal calcolo ad alte prestazioni alla medicina. È il segnale che l’imprenditoria e il capitale di rischio, e non solo i fondi governativi, sono motori essenziali per le scoperte che definiranno il nostro futuro.

The Gist tornerà con nuovi approfondimenti per decifrare le complessità del nostro mondo.

The European Perspective

Scontro sulla Transizione Energetica

La politica energetica globale è a un bivio. Da Parigi, il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha minacciato il ritiro degli USA dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), l’ente fondato negli anni ’70 per garantire la stabilità energetica. Il motivo? L’IEA, a suo dire, si comporterebbe più come un “gruppo di pressione per il clima” che come un custode della sicurezza energetica. Wright ha definito “ridicolo” lo scenario “net-zero”, sostenendo che non si realizzerà mai. Personalmente, ritengo che una transizione ideologica e affrettata rischi di ignorare la realtà industriale e di compromettere la nostra sicurezza, un lusso che l’Europa non può permettersi.

Progressi nei Negoziati per l’Ucraina

A Ginevra si tenta la via della diplomazia. I primi colloqui tra Russia e Ucraina, mediati dagli Stati Uniti, hanno generato un cauto ottimismo. L’inviato speciale americano, Steve Witkoff, ha parlato di “progressi significativi”, attribuendo al Presidente Trump il merito di aver riunito le parti per “fermare il massacro”. Sebbene i dettagli restino riservati e la strada per un accordo sia ancora lunga e complessa, questi negoziati rappresentano uno spiraglio fondamentale per la stabilità del nostro continente, da troppo tempo minacciata da un conflitto devastante alle nostre porte.

Le Frontiere Orientali dell’UE sotto Pressione

La Commissione Europea ha messo sul tavolo un piano di investimenti per le regioni che confinano con Russia e Bielorussia, aree economicamente indebolite dalla guerra. L’obiettivo è nobile: contrastare lo spopolamento e rafforzare la capacità difensiva del confine orientale europeo. Tuttavia, la proposta non prevede nuovi fondi dal bilancio corrente dell’UE. A mio avviso, questa è una contraddizione preoccupante. Annunciare supporto senza stanziare risorse adeguate rischia di trasformare un’iniziativa strategica in un mero esercizio di stile, lasciando le comunità di frontiera a fronteggiare da sole le conseguenze economiche del conflitto.

Il Clima e i Suoi Costi Tangibili

Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una proiezione futura, ma una realtà concreta. Uno studio recente rivela che la chikungunya, una malattia tropicale debilitante, può ormai essere trasmessa in gran parte d’Europa a causa dell’aumento delle temperature che favorisce la diffusione delle zanzare invasive. Parallelamente, il riscaldamento globale sta colpendo le coltivazioni di caffè: i cinque maggiori paesi produttori hanno registrato in media 57 giorni in più all’anno di caldo dannoso. Questo significa una produzione più difficile e costosa, un impatto che sentiremo direttamente sul prezzo della nostra tazzina quotidiana.

Seguite i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.


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