Cancro: cronico, non terminale
Una prospettiva rivoluzionaria sta cambiando il nostro approccio al cancro. Secondo il biologo Douglas Hanahan, co-autore di “The Hallmarks of Cancer”, un’opera fondamentale nella ricerca oncologica, l’obiettivo non è necessariamente una “cura” definitiva, ma trasformare il cancro in una malattia “senza malattia”. Questo significa renderlo una condizione cronica gestibile, con cui si possa convivere a lungo, simile al diabete. Dal mio punto di vista, questo approccio pragmatico e basato sull’innovazione scientifica incarna il progresso. Invece di una guerra totale e forse irrealistica, si punta a neutralizzare la minaccia, permettendo agli individui di continuare a vivere una vita piena.
L’economia invisibile della resilienza
Il crollo economico del Venezuela chavista ha quasi azzerato il commercio con il Messico, riducendolo a un misero 0,005% delle importazioni messicane. Eppure, in questo deserto di scambi ufficiali, fioriscono canali alternativi: gli investimenti diretti esteri e, soprattutto, le rimesse. Sono proprio questi flussi di denaro inviati dai singoli individui alle loro famiglie a rappresentare una potente ancora di salvezza. Per me, questa è la dimostrazione plastica di come l’iniziativa privata e i legami umani possano creare reti di supporto economico resilienti, anche quando le strutture statali e le ideologie fallimentari hanno distrutto la prosperità.
La doppia stretta dell’autoritarismo
Mentre l’Iran si prepara a un potenziale conflitto esterno fortificando siti militari e nucleari, la sua attenzione è ferocemente rivolta anche all’interno. Il regime di Teheran sta intensificando la repressione per soffocare sul nascere qualsiasi possibile risorgere delle proteste popolari. Questa duplice strategia, militare verso l’esterno e repressiva verso l’interno, rivela una verità fondamentale dei regimi autoritari: la loro più grande paura è spesso il loro stesso popolo. La soppressione dei diritti individuali e della libertà di espressione non è un effetto collaterale, ma il pilastro su cui si regge il loro potere.
Un cauto passo verso il libero scambio
La Casa Bianca ha annunciato una temporanea riduzione dei dazi al 10% per i partner commerciali, inclusa l’Unione Europea. Sebbene la misura sia provvisoria, ogni passo che si allontana dal protezionismo è, a mio avviso, positivo. I dazi, in fin dei conti, non sono altro che una tassa sui consumatori e un ostacolo alla cooperazione e alla prosperità globale. Una loro riduzione, per quanto limitata, può tradursi in costi inferiori per le imprese e i cittadini europei, facilitando quegli scambi commerciali che sono linfa vitale per le nostre economie aperte.
Nuovi scenari si profilano all’orizzonte; li esploreremo insieme nella prossima edizione di The Gist.
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