Un’Europa a più velocità?
L’Unione Europea si trova di fronte a un bivio: attendere l’unanimità dei 27 Stati membri o procedere con riforme economiche audaci in gruppi più piccoli e agili. Sono convinta che la proposta di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), di formare “coalizioni di volenterosi” sia la scossa di cui abbiamo bisogno. Attendere l’ultimo vagone del treno significa condannare l’intero convoglio alla lentezza, soffocando la competitività del nostro mercato unico. La creazione di un’unione dei mercati dei capitali, ad esempio, non può più aspettare i ritardatari cronici; deve avanzare per liberare investimenti e innovazione.
L’innovazione che disseta il mondo
Mentre la politica fatica a trovare soluzioni, la genialità individuale offre risposte concrete alle grandi sfide globali. La notizia che il chimico e premio Nobel Omar Yaghi abbia creato una macchina capace di estrarre fino a 1.000 litri di acqua potabile al giorno dall’aria secca, utilizzando solo l’energia termica ambientale, è a dir poco rivoluzionaria. Questa non è solo una vittoria tecnologica, ma un potente promemoria di come l’ingegno umano e l’imprenditorialità, se lasciati liberi di prosperare, possano generare abbondanza dove prima c’era scarsità. È un modello che l’Europa dovrebbe incoraggiare con meno burocrazia e più fiducia nell’iniziativa privata.
Ucraina, quattro anni dopo
A quattro anni dall’invasione russa, il conflitto in Ucraina si è trasformato da scontro militare dinamico a una logorante guerra di posizione. L’impasse al fronte riflette un cambiamento più profondo a livello geopolitico, dove le decisioni prese a Washington, sotto la presidenza di Donald Trump, pesano quanto le strategie sul campo. Per noi europei, questa situazione deve servire da severo monito: la nostra sicurezza non può dipendere interamente da alleati transatlantici. È imperativo accelerare verso un’autonomia strategica e una difesa comune più coesa e credibile.
Commercio globale sotto assedio
La frammentazione del commercio internazionale, alimentata da dazi e protezionismi, è una minaccia diretta alla nostra prosperità. Condivido l’appello del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, a “ripensare il commercio” senza arrendersi a questa deriva. L’Europa e l’Italia non possono permettersi di rimanere indietro nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale e del digitale. Agganciare questa epocale ondata di innovazione non è un’opzione, ma una necessità per garantire una crescita sostenibile che non si basi, come sottolineato da Panetta, su salari bassi, ma su un’alta produttività.
Seguite i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.
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