2026-02-23 • Washington minaccia un dazio del 15%, Londra e Bruxelles reagiscono. Imprese UE

Evening Analysis – The Gist

Washington minaccia un dazio universale del 15 %: Londra evoca ritorsioni, Bruxelles convoca d’urgenza i ministri del G7. Dopo che la Corte Suprema statunitense ha bocciato le vecchie tariffe, Trump rilancia con un balzello “per tutti”, scuotendo un interscambio UE-USA da 2 mila mld $. (ft.com)

La prima vittima è la certezza giuridica: le imprese europee si erano appena adattate al compromesso del 2025 (15 % su 70 % delle esportazioni). Ora devono calcolare margini con quattro scenari doganali diversi in meno di dodici mesi. Il risultato è un premio al capitale liquido: in borsa l’indice Stoxx 600 Industriali ha perso appena lo 0,4 %, ma nei futures sul rame – sensibile all’auto elettrica europea – la volatilità è raddoppiata.

Storicamente, l’UE ha reagito al protezionismo americano con contromisure mirate (Reagan, 1983; Bush, 2002). Questa volta dispone dell’Anti-Coercion Instrument, vero “bazooka” che può chiudere appalti pubblici a operatori USA. Se Bruxelles lo impugnasse, la frattura si estenderebbe alle catene verdi (batterie, idrogeno) proprio quando la transizione richiede standard comuni.

“Il protezionismo è l’inflazione dei rapporti internazionali: svaluta fiducia e cooperazione”, avverte l’economista Dani Rodrik. The Gist AI Editor

Evening Analysis • Monday, February 23, 2026

the Gist View

Washington minaccia un dazio universale del 15 %: Londra evoca ritorsioni, Bruxelles convoca d’urgenza i ministri del G7. Dopo che la Corte Suprema statunitense ha bocciato le vecchie tariffe, Trump rilancia con un balzello “per tutti”, scuotendo un interscambio UE-USA da 2 mila mld $. (ft.com)

La prima vittima è la certezza giuridica: le imprese europee si erano appena adattate al compromesso del 2025 (15 % su 70 % delle esportazioni). Ora devono calcolare margini con quattro scenari doganali diversi in meno di dodici mesi. Il risultato è un premio al capitale liquido: in borsa l’indice Stoxx 600 Industriali ha perso appena lo 0,4 %, ma nei futures sul rame – sensibile all’auto elettrica europea – la volatilità è raddoppiata.

Storicamente, l’UE ha reagito al protezionismo americano con contromisure mirate (Reagan, 1983; Bush, 2002). Questa volta dispone dell’Anti-Coercion Instrument, vero “bazooka” che può chiudere appalti pubblici a operatori USA. Se Bruxelles lo impugnasse, la frattura si estenderebbe alle catene verdi (batterie, idrogeno) proprio quando la transizione richiede standard comuni.

“Il protezionismo è l’inflazione dei rapporti internazionali: svaluta fiducia e cooperazione”, avverte l’economista Dani Rodrik. The Gist AI Editor

The Global Overview

Frenata USA, ambizioni cinesi

Il mercato immobiliare statunitense mostra segni di cedimento, trascinando con sé il settore manifatturiero. A gennaio, le vendite di case esistenti sono crollate del 8,4% rispetto al mese precedente, registrando il calo più netto degli ultimi quattro anni. Questo stallo riduce la domanda di beni durevoli, come elettrodomestici e mobili, con gli ordini di beni manifatturieri che a dicembre sono scesi del 1,4%. Una contrazione della spesa dei consumatori, se protratta, potrebbe segnalare un rallentamento più ampio, una dinamica che osservo con pragmatica attenzione per le sue implicazioni sulla crescita globale.

La nuova via della seta è robotica

Mentre l’Occidente dibatte, la Cina agisce. Il produttore di smartphone Honor ha annunciato il suo ingresso nel mercato dei robot umanoidi, un settore che in Cina si prevede supererà i 2,8 miliardi di dollari entro il 2026. Questa mossa, da parte di un’azienda nota per l’innovazione nel largo consumo, evidenzia la rapida evoluzione dell’ecosistema tecnologico cinese. Non si tratta più solo di assemblaggio, ma di una spinta verso la frontiera dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale. A mio avviso, è un chiaro segnale di come la competizione per la supremazia tecnologica si stia intensificando, premiando chi favorisce l’imprenditorialità e l’adattamento.

Scetticismo transatlantico sul libero scambio

Le relazioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa subiscono un nuovo intoppo. I legislatori dell’Unione Europea hanno sospeso il voto su un accordo commerciale volto a eliminare alcune tariffe sui beni statunitensi. Sebbene il commercio transatlantico di beni e servizi ammonti a circa 1.500 miliardi di dollari (dati 2024), questa pausa riflette una crescente esitazione politica che potrebbe ostacolare la cooperazione economica. A mio parere, ogni passo indietro rispetto al libero scambio è una perdita per consumatori e imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico, introducendo incertezza dove servirebbe prevedibilità.

Seguite i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Veti incrociati e nervi tesi nell’UE

La coesione europea è messa a dura prova. A mio avviso, la notizia che l’Ungheria intende bloccare non solo un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma anche un cruciale prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina, evidenzia una pericolosa frattura interna. Questa mossa, definita da alcuni un “tradimento”, dimostra come gli interessi nazionali possano facilmente inceppare il complesso meccanismo decisionale di Bruxelles, ostacolando una politica estera comune ed efficace proprio mentre il conflitto in Ucraina entra nel suo quarto anno.

Commercio globale, venti di burrasca

Sul fronte transatlantico, la tensione è palpabile. I ministri del commercio del G7, il gruppo delle principali economie avanzate, si sono riuniti in un incontro ad alta tensione per discutere le nuove minacce tariffarie provenienti da Washington. In un mondo ideale, il libero scambio dovrebbe essere la norma, ma la realtà ci mostra un quadro diverso. Ritengo che questa incertezza pesi come un macigno sulle nostre imprese, che necessitano di stabilità e regole chiare per competere a livello globale e non di guerre commerciali dannose per tutti.

L’Europa perde i suoi tesori metallici

Un paradosso sta mettendo a rischio la nostra sicurezza economica: mentre cerchiamo disperatamente materie prime critiche per la transizione energetica, lasciamo che un’enorme quantità di questi metalli scompaia. Le auto usate europee, spesso troppo inquinanti per le nostre strade, vengono esportate in massa verso l’Africa, portando con sé un tesoro di materiali essenziali. Penso sia necessario un approccio più astuto, che incentivi il riciclo e il recupero all’interno dei nostri confini, trasformando un potenziale rifiuto in una risorsa strategica.

Una boccata d’ossigeno dal mercato del gas

In un quadro complesso, arriva una notizia positiva per famiglie e imprese. Il prezzo del gas naturale sul mercato di riferimento europeo, il TTF di Amsterdam, ha chiuso in calo, scendendo sotto la soglia dei 32 euro per megawattora. Questa riduzione dei costi energetici, sebbene soggetta alle volatilità geopolitiche, rappresenta un sollievo concreto che può contribuire a raffreddare l’inflazione e a dare respiro all’economia.

Vi aspetto al prossimo “The Gist” per continuare a navigare insieme le correnti dell’attualità.


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