Ucraina, il quinto anno di guerra e i veti incrociati
Mentre l’Ucraina entra nel suo quinto anno di conflitto contro l’invasione russa, il fronte appare congelato. La situazione di stallo militare è esacerbata dalle pressioni politiche internazionali, in particolare da Washington, che spinge per un accordo di cessate il fuoco. A complicare il sostegno europeo, l’Ungheria continua a porre il veto sia sulle nuove sanzioni contro la Russia sia su un cruciale pacchetto di aiuti dell’UE da 90 miliardi di euro destinato a Kiev. Personalmente, ritengo che questa ostruzione interna all’Unione non solo tradisca un alleato in difficoltà ma mini la credibilità e la coesione dell’Europa stessa di fronte all’autoritarismo.
La guerra commerciale di Trump 2.0
Dall’altra parte dell’Atlantico, le politiche economiche del presidente Donald Trump hanno un impatto diretto sull’Europa. Sono appena entrati in vigore nuovi dazi globali al 15%, una mossa che segue la bocciatura dei suoi precedenti dazi da parte della Corte Suprema statunitense. Questa imposizione tariffaria generalizzata, a mio avviso, rappresenta un passo indietro per il libero scambio globale. Colpire indiscriminatamente le importazioni rischia di innescare ritorsioni, danneggiare le catene di approvvigionamento e, in ultima analisi, pesare sui consumatori e sulle imprese europee che dipendono da un commercio internazionale aperto e prevedibile.
Messico, la stretta sui cartelli
Osservo con interesse anche gli sviluppi in Messico, dove la presidente Claudia Sheinbaum intensifica la lotta militare contro i potenti cartelli della droga. La morte di un boss di alto profilo del cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) ha scatenato un’ondata di violenza, evidenziando la complessità di sradicare organizzazioni criminali che operano come vere e proprie multinazionali. Questa instabilità alle porte degli Stati Uniti potrebbe avere ripercussioni non solo a livello regionale ma anche sulle dinamiche geopolitiche globali, influenzando le priorità dell’amministrazione americana.
Auto, un mercato europeo a due velocità
Sul fronte economico interno, il mercato automobilistico europeo ha iniziato il 2026 con una flessione. Le immatricolazioni a gennaio sono diminuite del 3,5% rispetto all’anno precedente, un segnale che riflette l’incertezza economica generale. Tuttavia, in questo scenario di contrazione, il gruppo Stellantis, nato dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA, naviga in controtendenza, registrando un aumento delle vendite del 6,7% e incrementando la propria quota di mercato dal 15,5% al 17,1%. Questa performance suggerisce che l’innovazione e una strategia aziendale agile possono portare al successo anche in mercati difficili.
Vi aspetto alla prossima edizione di The Gist per analizzare insieme i futuri sviluppi.
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