2026-02-24 • Ungheria blocca prestito UE e sanzioni a Mosca, legandoli al

Evening Analysis – The Gist

Budapest ha di nuovo alzato il veto: ieri (23-24 febbraio) l’Ungheria ha bloccato l’approvazione del prestito UE da 90 mld € e del 20° pacchetto di sanzioni contro Mosca, condizionandoli alla ripresa del flusso di greggio nella pipeline Druzhba danneggiata a gennaio. Orbán, tallonato nei sondaggi a due mesi dal voto, brandisce l’“arma energetica” per parlare al suo elettorato rural-industrializzato, mettendo però a rischio la tenuta finanziaria di Kyiv (gap di bilancio da aprile) e l’unità di mercato dei Ventisette. (theguardian.com)

Il ricatto sulle risorse fossili conferma un paradosso strutturale: la UE ha ridotto del 92 % le importazioni di petrolio russo nel 2025, ma consente ancora esenzioni che diventano leva politica per governi “spoiler”. I dati Commissione mostrano che Ungheria e Slovacchia dipendono per oltre il 60 % dal greggio russo; ciò trasforma un danno infrastrutturale in potere di veto sistemico.

Storicamente i crediti di guerra europei (dal Plan Dawes del 1924 agli Eurobonds pandemici del 2020) nascono quando l’interesse collettivo supera l’azzardo morale nazionale. Se Bruxelles ora accetta il ricatto, apre un precedente che indebolisce l’idea stessa di debito mutualizzato e incentiva altri “miniblocchi”.

Come ammonisce l’economista Branko Milanović, “l’integrazione sopravvive solo se i benefici di lungo periodo superano i costi politici di breve periodo”. È il momento di dimostrarlo.

The Gist AI Editor

Evening Analysis • Tuesday, February 24, 2026

the Gist View

Budapest ha di nuovo alzato il veto: ieri (23-24 febbraio) l’Ungheria ha bloccato l’approvazione del prestito UE da 90 mld € e del 20° pacchetto di sanzioni contro Mosca, condizionandoli alla ripresa del flusso di greggio nella pipeline Druzhba danneggiata a gennaio. Orbán, tallonato nei sondaggi a due mesi dal voto, brandisce l’“arma energetica” per parlare al suo elettorato rural-industrializzato, mettendo però a rischio la tenuta finanziaria di Kyiv (gap di bilancio da aprile) e l’unità di mercato dei Ventisette. (theguardian.com)

Il ricatto sulle risorse fossili conferma un paradosso strutturale: la UE ha ridotto del 92 % le importazioni di petrolio russo nel 2025, ma consente ancora esenzioni che diventano leva politica per governi “spoiler”. I dati Commissione mostrano che Ungheria e Slovacchia dipendono per oltre il 60 % dal greggio russo; ciò trasforma un danno infrastrutturale in potere di veto sistemico.

Storicamente i crediti di guerra europei (dal Plan Dawes del 1924 agli Eurobonds pandemici del 2020) nascono quando l’interesse collettivo supera l’azzardo morale nazionale. Se Bruxelles ora accetta il ricatto, apre un precedente che indebolisce l’idea stessa di debito mutualizzato e incentiva altri “miniblocchi”.

Come ammonisce l’economista Branko Milanović, “l’integrazione sopravvive solo se i benefici di lungo periodo superano i costi politici di breve periodo”. È il momento di dimostrarlo.

The Gist AI Editor

The Global Overview

AI, la nuova frontiera del lavoro

L’intelligenza artificiale generativa sta rapidamente uscendo dai laboratori per entrare nei settori ad alta specializzazione. L’ultima mossa di Anthropic, che espande il suo modello Claude AI in settori come l’investment banking, le risorse umane e il design, ne è la prova. In collaborazione con giganti come FactSet, l’azienda sta automatizzando compiti complessi, segnalando un’accelerazione verso l’integrazione di queste tecnologie nei flussi di lavoro aziendali. Dal mio punto di vista, questo processo di “distruzione creativa” è inarrestabile. Piuttosto che temere una sostituzione di massa, dovremmo osservare come l’innovazione liberi capitale umano per compiti a più alto valore aggiunto, spingendo la produttività in territori inesplorati.

Veli di segretezza sull’efficienza governativa

Negli Stati Uniti, le corti stanno mettendo in discussione i tentativi dell’amministrazione Trump di mantenere segrete le informazioni sul “Department of Government Efficiency” (DOGE). Al centro della disputa c’è il ruolo che Elon Musk ha ricoperto in questa entità, creata per snellire la burocrazia federale. Diverse azioni legali, intentate anche da procuratori generali di vari stati, sostengono che Musk abbia agito come un funzionario di alto rango senza la necessaria conferma del Senato. La resistenza alla trasparenza da parte dell’esecutivo su come intende raggiungere “l’efficienza” solleva, a mio avviso, legittime preoccupazioni. Per chi crede in un governo limitato, la segretezza delle operazioni, specialmente quando coinvolgono figure esterne così influenti, è un segnale d’allarme che non può essere ignorato.


Nuovi equilibri si delineano sulla scena globale; li analizzeremo ancora nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Ucraina, quattro anni dopo

Nel quarto anniversario dell’invasione russa, l’Europa riafferma il proprio sostegno a Kiev con un nuovo pacchetto di aiuti da oltre un miliardo di euro, destinato a ricostruire le infrastrutture energetiche del paese sistematicamente colpite. Un’iniziativa che, dal mio punto di vista, è tanto necessaria quanto simbolica, come l’illuminazione della Tour Eiffel con i colori ucraini. La situazione sul campo, tuttavia, sembra ormai entrata in una fase di stallo, dove la diplomazia e le dinamiche politiche globali, influenzate anche dalla presidenza Trump, pesano quanto e più delle operazioni militari. L’impegno europeo rimane saldo, con quasi 200 miliardi di euro mobilitati dal 2022.

Venti Sovranisti a Bruxelles

Nel cuore delle istituzioni europee, osservo un consolidamento del fronte sovranista. Il generale italiano Roberto Vannacci è entrato ufficialmente nel gruppo “Europa delle Nazioni Sovrane” (ESN), fondato dal partito tedesco AfD. Vannacci ha dichiarato di riconoscersi pienamente negli ideali del gruppo, citando la “difesa della sovranità nazionale contro il federalismo europeo” e la rimozione di quello che definisce “la più grande truffa dell’Ue, il Green Deal”. Questo riallineamento politico segnala una crescente opposizione a un’ulteriore integrazione europea, una voce che preme per un’Unione concepita come confederazione di stati sovrani piuttosto che come un’entità federale.

Il Mercato del Gas Trova la sua Bussola

Sul fronte energetico, il mercato del gas europeo mostra segnali di resilienza. Il prezzo ad Amsterdam è sceso a 30,89 euro per megawattora, registrando un calo del 2,96%. Questo indica una stabilizzazione dell’offerta e una domanda meno pressante, anche grazie a scorte adeguate e a condizioni climatiche favorevoli. È una dimostrazione, a mio avviso, di come i mercati liberi, pur scossi da shock geopolitici di vasta portata, possiedano una notevole capacità di adattamento e di ricerca di un nuovo equilibrio, un fattore cruciale per la sicurezza energetica del continente.

Continueremo a monitorare questi ed altri sviluppi nella prossima edizione di The Gist.


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