LIV Golf: perdite d’oro per 5 miliardi di dollari

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Punti chiave:
• Intensificazione dei conflitti geopolitici e impatto sui mercati
• Crisi climatica e rischio per la qualità dell’aria
• Le ondate di calore e gli incendi minacciano la qualità dell’aria, un legame sempre più stretto tra cambiamenti climatici e emergenze ambientali che richiede un’attenzione costante
• Intelligenza Artificiale: dal mondo del lavoro al dibattito pubblico

Ristrutturazione di LIV Golf
LIV Golf prepara il Chapter 11, meccanismo fallimentare statunitense, dichiarando 5 miliardi di dollari in NOL (Net Operating Loss, deduzioni fiscali su perdite future) dal 2022 (Forbes). Aumento delle violenze xenofobe in Polonia
La polizia polacca ha ricevuto 180 segnalazioni di crimini motivati da odio etnico contro i cittadini ucraini nella prima metà del 2026, registrando un aumento del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Trascrizione

JOHN: Buongiorno a tutti e benvenuti a The Gist. Oggi è lunedì 7 settembre 2026.

MARY: Ciao a tutti. Iniziamo subito con “The Gist di oggi”, la nostra notizia principale, e vi avverto: preparatevi a un po’ di magia contabile. Parliamo di sport, ma soprattutto di come trasformare un disastro finanziario in una miniera d’oro.

JOHN: Esatto. La LIV Golf, la lega sportiva sostenuta dai capitali arabi, sta preparando le carte per il Chapter 11, ovvero la legge americana che regola i fallimenti. Hanno accumulato qualcosa come 5 miliardi di dollari di perdite dal 2022. Secondo Forbes, un vero e proprio buco nero.

MARY: Ma qui entra in gioco la BC Partners, una società britannica di *private equity*, cioè un fondo che compra e ristruttura aziende. Stanno trattando per acquisire la lega. Perché comprare un’azienda che perde miliardi? Semplice: per le tasse.

JOHN: Più precisamente, per i cosiddetti NOL, acronimo che sta per *Net Operating Loss*. In parole povere, sono sconti fiscali. La legge americana permette di usare le perdite di oggi per abbassare le tasse sugli utili di domani. È come comprare un’auto completamente distrutta non per guidarla, ma perché il concessionario ti regala un credito enorme su tutte le altre auto che comprerai.

MARY: E chi ne trae vantaggio? Il fondo britannico, ovviamente. Comprano la LIV Golf, si prendono questo gigantesco scudo fiscale di 5 miliardi e lo usano per non pagare le tasse sui profitti delle altre aziende sanissime che già possiedono. Nel frattempo, per far quadrare i conti della lega, il Financial Times riporta che i montepremi dei tornei di golf verranno tagliati da 30 a 10 milioni di dollari.

JOHN: A pagare il conto, alla fine, sono i giocatori che vedono i premi ridotti. C’è da dire che dal 2018 il fisco americano ha messo un tetto a questa pratica, limitando l’uso di questi crediti all’80% del reddito annuo, come ricorda la Tax Foundation. Quindi questi sconti andranno spalmati su più anni. Ma l’intuizione di fondo resta: il nostro sistema fiscale finisce per premiare l’ingegneria contabile più che il reale successo commerciale.

MARY: Spostiamoci sullo Scenario Globale. Partiamo dal clima, o meglio, da cosa respiriamo. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha diffuso dati allarmanti: gli eventi estremi legati al fumo degli incendi sono triplicati dal 1990. E c’è un problema di misurazione.

JOHN: Esatto, i modelli classici che usiamo per calcolare i danni sottostimano la mortalità del 93%. Perché? Perché trattano tutto l’inquinamento allo stesso modo. Ignorano che il PM 2.5 — quelle polveri sottilissime che entrano nel sangue — quando deriva direttamente dalla combustione degli incendi è incredibilmente più tossico. Chi ha interesse a usare modelli vecchi? Chi vuole evitare politiche ambientali più costose e restrittive.

MARY: Parlando di conseguenze inaspettate, andiamo in India. Le azioni della Titan Company, un colosso indiano della gioielleria, sono crollate. Il motivo? Il Primo Ministro Narendra Modi ha frenato l’acquisto di oro da parte dei cittadini, come riportato dal Wall Street Journal. Ma il vero colpevole non è a Nuova Delhi. È a Washington.

JOHN: Qui si vede benissimo come si muovono le risorse. Il blocco navale americano sul petrolio iraniano ha azzerato l’export di Teheran. Risultato? Meno petrolio sul mercato e il prezzo del Brent — l’indice di riferimento globale per il greggio — è schizzato oltre i 96 dollari al barile.

MARY: L’India ha un disperato bisogno di petrolio per far girare la sua economia, ma comprarlo a questi prezzi sta prosciugando le sue riserve di dollari e minaccia di far crollare la rupia, la moneta locale. Quindi, il governo indiano è costretto a bloccare le importazioni di oro, che valevano 6 miliardi al mese, per salvare la valuta. Una mossa di guerra economica americana contro l’Iran finisce per svuotare le gioiellerie in India. Effetto domino da manuale.

JOHN: Arriviamo in Europa, che oggi ci regala uno spaccato interessante su tensioni sociali e tecnologia. Iniziamo dalla Polonia. Nella prima metà di quest’anno, la polizia ha registrato 180 crimini di odio etnico contro i cittadini ucraini. Un aumento del 30% rispetto all’anno scorso.

MARY: Il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha messo in allerta i servizi di sicurezza. Non si tratta solo di cronaca nera. Tusk avverte che queste violenze sono carburante puro per la disinformazione russa. L’obiettivo di Mosca è chiarissimo: infiammare le tensioni per spaccare il consenso politico in Polonia, in vista delle elezioni del 2027. Insomma, un attacco per strada a Varsavia è un piccolo successo geopolitico per il Cremlino.

JOHN: Restiamo vicini a casa, qui in Germania. Ieri, 6 settembre, si è votato in Sassonia-Anhalt. L’AfD, il partito di estrema destra, ha stravinto sfiorando la maggioranza assoluta: 43,8% dei voti e 39 seggi su 83. Dati confermati da ZDF e The Guardian.

MARY: La palla è passata alla CDU, il partito conservatore di centro-destra. Il loro leader parlamentare, Thorsten Frei, ha respinto seccamente l’invito a formare un governo con l’AfD. Qui il dilemma del potere è fortissimo.

JOHN: Esattamente. Da un lato, l’intelligence tedesca classifica ufficialmente la sezione locale dell’AfD come movimento estremista. Quindi, la CDU preserva le regole democratiche rifiutando l’alleanza. Dall’altro lato, isolare l’AfD significa dire a più di 4 elettori su 10 in quel Land che non avranno voce al governo. Si salva l’istituzione, ma si rischia di alienare mezza regione. Una vera polveriera per la fiducia democratica.

MARY: Chiudiamo con un’occhiata alle industrie creative europee e all’Intelligenza Artificiale, con un bel contrasto tra Regno Unito e Francia segnalato da Le Monde.

JOHN: Nel Regno Unito, i capi delle agenzie di design cercano di calmare le acque. Dicono ai dipendenti: “Tranquilli, l’IA è solo uno stagista digitale”, sperando di evitare il panico e mantenere la produttività.

MARY: In Francia, invece, chi lavora sul campo non ci sta. I grafici hanno lanciato una massiccia protesta online contro l’invasione di manifesti generati dall’IA nelle strade. Chi ne trae vantaggio? I proprietari delle agenzie, che abbattono i costi. Chi ci perde? I creativi, che vedono il loro lavoro automatizzato e svalutato. Il classico scontro tra capitale e lavoro, versione algoritmo.

JOHN: Bene, per i prossimi giorni terremo d’occhio proprio le ricadute delle elezioni in Germania e i prezzi del petrolio, per capire se il muro dei 100 dollari al barile verrà infranto. Saranno settimane in cui la geopolitica si farà sentire direttamente sui nostri portafogli, e come sempre noi vi aiuteremo a seguire i soldi.

MARY: Esatto. E se questa puntata vi ha aiutato a unire un po’ i puntini, vi invitiamo a iscrivervi gratuitamente alla newsletter quotidiana di The Gist. Vi mandiamo le notizie dritte al punto, senza rumore di fondo. Trovate il link qui sotto, nelle note dell’episodio.

JOHN: Grazie per averci ascoltato. A domani, sempre su The Gist.


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