The European Perspective
A7 e il fallimento del blocco finanziario occidentale
Un’inchiesta del Financial Times rivela che A7, una società tecnologica finanziaria sostenuta dal Cremlino per eludere i controlli occidentali, ha incanalato 6,9 miliardi di dollari nel sistema bancario globale. Fondata a fine 2024 dall’oligarca moldavo Ilan Shor con il supporto di Promsvyazbank, una banca di Stato russa legata all’industria della difesa, A7 ha mosso capitali massicci. Tra la fine del 2024 e l’agosto 2025, i conti a Hong Kong di Standard Chartered, banca multinazionale britannica con forti operazioni in Asia, hanno ricevuto 1,1 miliardi di dollari, mentre Citigroup e DBS ne hanno elaborati centinaia di milioni. Strutturando A7 come una camera di compensazione ombra, la Russia ha mascherato il proprio accesso ai pagamenti internazionali dietro società di facciata, rendendo le sanzioni mirate del tutto inefficaci contro lo spoofing sponsorizzato dallo Stato. Bisogna ammettere che le banche globali elaborano trilioni di dollari ogni giorno; nessuna conformità privata può filtrare perfettamente operazioni statali basate sulla contraffazione industriale.
Parallelamente, l’Unione Europea ha revocato le sanzioni contro i miliardari russi Alisher Usmanov e Mikhail Fridman per assicurarsi l’estensione triennale delle restrizioni su altri 3.000 individui. La Francia ha guidato l’esenzione di Usmanov come parte di un accordo segreto sui prigionieri con l’Azerbaigian (ZDF). Entrambi gli eventi illustrano il crollo strutturale dell’assedio finanziario contro la Russia, neutralizzato sia dalle reti di falsificazione che sfruttano le banche private, sia dagli Stati membri che scambiano esenzioni individuali per ottenere leva diplomatica.
La disputa sui capitali per l’influenza globale dell’UE
Il ministro francese per gli Affari Europei, Benjamin Haddad, si è pubblicamente opposto ai tagli drastici alla spesa per lo sviluppo nel prossimo bilancio settennale dell’Unione Europea (Politico). Gli Stati membri stanno discutendo se ricavare i risparmi richiesti dal Fondo Global Europe, un bacino da 200 miliardi di euro destinato alle operazioni internazionali, oppure se ridurre direttamente i programmi europei interni. La mossa francese mira a mantenere intatti i flussi di capitale verso l’estero, indispensabili per sostenere l’influenza commerciale di Bruxelles, bloccando il tentativo di scaricare i costi della razionalizzazione economica sulle leve di politica estera.
Continuate a seguire le prossime edizioni di The Gist per un’analisi concreta dei futuri movimenti di capitale e potere.
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