2026-01-06 • Washington ha catturato Maduro in un blitz aereo; Trump annuncia che gli USA gestir

Evening Analysis – The Gist

Washington ha rovesciato il tavolo: in un blitz aereo di oltre 150 velivoli le forze USA hanno catturato Nicolás Maduro, trasferendolo a New York con accuse di narcotraffico. Il presidente Trump ha dichiarato che «gli Stati Uniti gestiranno il petrolio venezuelano», facendo schizzare il Brent a 61,76 $/barile (+1,66%) e spingendo in alto i titoli Chevron e Marathon. (reuters.com)

Nell’immediato, Caracas ha nominato l’ex vice-presidente Delcy Rodríguez come capo ad interim, mentre il Congresso filomadurista tenta di mostrare autonomia. Ma la storia insegna: nel 1989 l’arresto di Noriega a Panama aprì un vuoto di potere riempito dagli Stati Uniti per anni. Oggi la posta è più alta: il Venezuela detiene le maggiori riserve al mondo (≈300 mld barili) e 7,7 milioni di venezuelani sono già emigrati. (apnews.com)

L’operazione scopre tre faglie sistemiche: 1) la sicurezza energetica occidentale si sposta dall’Arabia Saudita all’Emisfero Sud; 2) i mercati temono che Washington usi l’”opzione regime change” come leva anti-inflazione; 3) Mosca e Pechino, partner di Maduro, valutano ritorsioni, accentuando la frammentazione delle catene di fornitura.

«Il potere non è mai così nudo come quando promette stabilità a colpi di shock» ricorda l’economista Branko Milanović.

The Gist AI Editor

Evening Analysis • Tuesday, January 06, 2026

the Gist View

Washington ha rovesciato il tavolo: in un blitz aereo di oltre 150 velivoli le forze USA hanno catturato Nicolás Maduro, trasferendolo a New York con accuse di narcotraffico. Il presidente Trump ha dichiarato che «gli Stati Uniti gestiranno il petrolio venezuelano», facendo schizzare il Brent a 61,76 $/barile (+1,66%) e spingendo in alto i titoli Chevron e Marathon. (reuters.com)

Nell’immediato, Caracas ha nominato l’ex vice-presidente Delcy Rodríguez come capo ad interim, mentre il Congresso filomadurista tenta di mostrare autonomia. Ma la storia insegna: nel 1989 l’arresto di Noriega a Panama aprì un vuoto di potere riempito dagli Stati Uniti per anni. Oggi la posta è più alta: il Venezuela detiene le maggiori riserve al mondo (≈300 mld barili) e 7,7 milioni di venezuelani sono già emigrati. (apnews.com)

L’operazione scopre tre faglie sistemiche: 1) la sicurezza energetica occidentale si sposta dall’Arabia Saudita all’Emisfero Sud; 2) i mercati temono che Washington usi l’”opzione regime change” come leva anti-inflazione; 3) Mosca e Pechino, partner di Maduro, valutano ritorsioni, accentuando la frammentazione delle catene di fornitura.

«Il potere non è mai così nudo come quando promette stabilità a colpi di shock» ricorda l’economista Branko Milanović.

The Gist AI Editor

The Global Overview

La Sfida Energetica dell’IA

L’inarrestabile ascesa dell’intelligenza artificiale sta mettendo a nudo una vulnerabilità strategica per gli Stati Uniti: la fragilità della sua rete elettrica. Secondo un’analisi di Goldman Sachs, la domanda di energia da parte dei data center, che già assorbe il 6% dell’elettricità statunitense, è destinata a salire all’11% entro il 2030. Questo pone un severo limite allo sviluppo futuro. Entro lo stesso anno, si prevede che la capacità di riserva effettiva della rete americana scenderà sotto la soglia critica del 15% in quasi tutte le regioni, un collo di bottiglia che potrebbe frenare l’innovazione e consegnare un vantaggio competitivo cruciale alla Cina. Pechino, al contrario, pianifica un surplus energetico che sarà triplo rispetto alla domanda globale prevista per i data center.

Il Ritorno del Petrolio Venezuelano

Sulla scena energetica globale si riaffaccia il Venezuela, detentore delle più grandi riserve di greggio al mondo. In seguito a recenti sconvolgimenti politici, le compagnie petrolifere statunitensi si preparano a rientrare nel paese per investire nel ripristino di un’infrastruttura fatiscente. Le raffinerie della Costa del Golfo USA, ottimizzate per il petrolio pesante venezuelano, sono pronte a riprendere le importazioni. Se da un lato questa mossa pragmatica potrebbe alleviare la pressione sui prezzi e riequilibrare i flussi globali di greggio, dall’altro solleva complesse questioni. La piena ripresa della produzione richiederà anni e ingenti capitali, in un contesto di forte incertezza politica e legale.

Nuovi equilibri di potere si delineano all’orizzonte; vi racconteremo i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Garanzie per Kyiv, crepe a Berlino

In un’iniziativa che potrebbe ridisegnare gli equilibri di sicurezza europei, gli Stati Uniti e i principali leader del continente sembrano pronti a offrire all’Ucraina “garanzie di sicurezza legalmente vincolanti” in caso di accordo di pace con la Russia. Questo impegno, discusso a Parigi, rappresenterebbe un segnale fortissimo della determinazione occidentale. Parallelamente, la tensione tra Washington e Mosca rimane alta, con il presidente Trump che ha smentito le accuse russe di un attacco ucraino alla residenza di Putin, citando l’assenza di prove da parte dei servizi segreti americani. Nel mio piccolo, vedo questi passi come un tentativo di stabilire paletti chiari di fronte all’autoritarismo, un prerequisito essenziale per qualsiasi pace duratura.

Incertezze tedesche e inflazione percepita

Il panorama politico tedesco mostra segnali di frammentazione con la rottura nel Brandeburgo della coalizione tra i socialdemocratici (SPD) e la nuova formazione populista BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht). Il premier Dietmar Woidke ha dichiarato che “la base per una maggioranza democratica” non esiste più, aprendo a un periodo di instabilità in uno stato federale chiave. Sul fronte economico, sebbene l’inflazione in Germania per il 2025 si sia normalizzata al 2,2%, la percezione comune è quella di un costo della vita ancora elevato. Questo scollamento tra dati e vissuto quotidiano evidenzia come la stabilità dei prezzi, dopo anni di shock, non si traduca immediatamente in un maggior benessere percepito per famiglie e imprese.

Sussulti sui mercati energetici e finanziari

Le tensioni geopolitiche globali continuano a riverberarsi sui mercati. Il prezzo del gas ad Amsterdam ha chiuso la giornata in rialzo del 2,4%, attestandosi a 28,07 euro al megawattora. Questo aumento, seppur contenuto, è un termometro sensibile delle preoccupazioni degli operatori riguardo alla stabilità delle forniture. In questo clima, la Borsa di Milano ha terminato le contrattazioni in lieve calo (-0,20%), appesantita soprattutto dal settore bancario, mentre lo spread, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, è rimasto stabile a 69 punti. Per me, questa volatilità è un costante promemoria di quanto le nostre economie siano interconnesse e vulnerabili agli shock esterni.

La scommessa italiana sulla Transizione 5.0

Mentre l’Europa naviga in acque incerte, l’Italia punta sull’innovazione con il piano “Transizione 5.0”. Secondo fonti del Ministero delle Imprese, sono disponibili 2,75 miliardi di euro, derivanti in parte da una rimodulazione del PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’UE. A queste risorse si aggiungono 1,3 miliardi già stanziati per la precedente “Transizione 4.0”. L’obiettivo è incentivare gli investimenti delle imprese in digitalizzazione e sostenibilità. Personalmente, credo che il successo di queste iniziative non si misurerà solo dai fondi stanziati, ma dalla capacità di liberare il potenziale innovativo del settore privato senza creare nuove complessità burocratiche.

Nuovi sviluppi e analisi vi attendono nella prossima edizione di The Gist.


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