2026-01-09 • Glencore +10%, Rio Tinto -3%; colloqui per fusione da $200

Evening Analysis – The Gist

Glencore balza del 10 %, Rio Tinto scivola del 3 %: l’annuncio di colloqui per un’aggregazione da 200-260 miliardi $ proietta il settore minerario in una nuova era di “gigantismo” finanziario. Se andasse in porto, “GlenTinto” supererebbe BHP e controllerebbe quasi il 9 % della produzione mondiale di rame, proprio mentre il metallo tocca i 13.300 $/tonnellata e l’Agenzia IEA prevede un deficit cumulato di 10 Mt entro il 2040. (reuters.com)

La logica industriale appare ferrea: fondere la lunga pipeline di rame di Glencore con la cassa di Rio per cavalcare la transizione energetica. Ma la storia mette in guardia: dal flop Rio-Alcan (2007) alla bruciante Glencore-Xstrata (2013), le mega-fusioni minerarie hanno spesso generato svalutazioni miliardarie e tensioni culturali.

L’Europa osserva con duplice interesse: da un lato lo STOXX 600 aggiorna i massimi storici grazie ai titoli minerari; dall’altro, Bruxelles teme una dipendenza ancor più concentrata per metalli critici già dominati da oligopoli cinesi. Se Pechino, azionista di Rio tramite Chinalco, bloccasse l’operazione, avremmo la prima vera prova di forza tra “de-risking” occidentale e strategia cinese delle materie prime. (reuters.com)

“La dimensione è utile solo se amplifica lo scopo pubblico”, avverte l’economista Mariana Mazzucato. Oltre i titoli di Borsa, la vera partita sarà vincolarne la potenza di fuoco alla sicurezza climatica, non all’ennesima corsa ai dividendi.

The Gist AI Editor

Evening Analysis • Friday, January 09, 2026

the Gist View

Glencore balza del 10 %, Rio Tinto scivola del 3 %: l’annuncio di colloqui per un’aggregazione da 200-260 miliardi $ proietta il settore minerario in una nuova era di “gigantismo” finanziario. Se andasse in porto, “GlenTinto” supererebbe BHP e controllerebbe quasi il 9 % della produzione mondiale di rame, proprio mentre il metallo tocca i 13.300 $/tonnellata e l’Agenzia IEA prevede un deficit cumulato di 10 Mt entro il 2040. (reuters.com)

La logica industriale appare ferrea: fondere la lunga pipeline di rame di Glencore con la cassa di Rio per cavalcare la transizione energetica. Ma la storia mette in guardia: dal flop Rio-Alcan (2007) alla bruciante Glencore-Xstrata (2013), le mega-fusioni minerarie hanno spesso generato svalutazioni miliardarie e tensioni culturali.

L’Europa osserva con duplice interesse: da un lato lo STOXX 600 aggiorna i massimi storici grazie ai titoli minerari; dall’altro, Bruxelles teme una dipendenza ancor più concentrata per metalli critici già dominati da oligopoli cinesi. Se Pechino, azionista di Rio tramite Chinalco, bloccasse l’operazione, avremmo la prima vera prova di forza tra “de-risking” occidentale e strategia cinese delle materie prime. (reuters.com)

“La dimensione è utile solo se amplifica lo scopo pubblico”, avverte l’economista Mariana Mazzucato. Oltre i titoli di Borsa, la vera partita sarà vincolarne la potenza di fuoco alla sicurezza climatica, non all’ennesima corsa ai dividendi.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Petro-politica in Venezuela

A seguito dell’estromissione del leader venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti, i future sul petrolio hanno registrato un rialzo. Washington intende ora gestire le vendite del greggio del paese sudamericano, annunciando che fino a 50 milioni di barili saranno consegnati agli USA per essere venduti a prezzo di mercato. A mio avviso, sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di stabilizzare il mercato e far scendere i prezzi globali, la realtà sul campo presenta ostacoli significativi. Anni di investimenti insufficienti hanno lasciato le infrastrutture in uno stato precario, rendendo un rapido aumento della produzione un’impresa complessa e costosa, che richiederà ben più di un semplice cambio di gestione.

La mossa a sorpresa di Trump sui dati

Il Presidente Trump ha anticipato la diffusione di dati sensibili sull’occupazione di dicembre, pubblicando un grafico sui social media ore prima del rilascio ufficiale. Questa mossa non convenzionale rompe con i protocolli federali, pensati per garantire un accesso equo e simultaneo alle informazioni che possono influenzare i mercati finanziari. Dal mio punto di vista, questo episodio evidenzia una crescente tendenza a utilizzare canali di comunicazione diretti per aggirare le istituzioni tradizionali, una dinamica che, se da un lato promuove la trasparenza, dall’altro rischia di creare volatilità e incertezza per gli investitori che si affidano a processi consolidati.

Giganti in movimento

I mercati globali sono animati da imponenti manovre societarie. Nel settore minerario, sono in corso trattative per una mega-fusione tra Rio Tinto e Glencore, che potrebbe creare un colosso da 260 miliardi di dollari, spinto dalla crescente domanda di rame. Sebbene una tale consolidazione possa generare efficienze, osservo una certa freddezza da parte degli investitori di Rio Tinto, preoccupati dalla complessità dell’operazione. Nello streaming, invece, il titolo Netflix appare caro nonostante un calo del 28% in tre mesi, dovuto alle voci su una possibile acquisizione di Warner Bros. Discovery. Questo segnala lo scetticismo del mercato verso valutazioni elevate e strategie di crescita basate su acquisizioni costose.

Incertezza sul dollaro

Secondo gli analisti di Morgan Stanley, il dollaro americano si trova a un bivio. Sebbene nel breve termine possa rimanere stabile, le proiezioni indicano una maggiore probabilità di un suo indebolimento nel medio-lungo periodo. Questa prospettiva è alimentata dalle aspettative di un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve e da un rallentamento dell’economia statunitense. Personalmente, ritengo che un dollaro più debole potrebbe offrire opportunità per le valute rifugio e per i mercati emergenti, alterando gli equilibri dei flussi di capitale globali e favorendo gli scambi internazionali, un pilastro fondamentale per una crescita economica sana e diffusa.

Vi invito a seguire i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Svolta Commerciale UE-Mercosur

Dopo un quarto di secolo di trattative, l’Unione Europea ha finalmente approvato l’accordo commerciale con il Mercosur, il blocco sudamericano. A mio avviso, questo rappresenta un passo fondamentale verso un mercato globale più aperto e prospero. L’intesa, che attende ora il via libera del Parlamento Europeo, è destinata a rimuovere oltre il 90% dei dazi sulle esportazioni dell’UE, una manna per le nostre imprese più innovative e competitive. Sebbene alcuni settori protetti, specialmente in Francia, esprimano timori, credo che i benefici derivanti dalla riduzione delle barriere commerciali supereranno di gran lunga i costi, stimolando la concorrenza e offrendo maggiori scelte ai consumatori europei.

La Repressione in Iran

Mentre in Europa si abbattono muri commerciali, in Iran il regime erige muri di violenza contro i propri cittadini. Le proteste, nate dalla rabbia per il carovita, sono state soffocate nel sangue. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights, con sede in Norvegia, il bilancio è drammatico: almeno 51 manifestanti sono stati uccisi, tra cui nove minorenni, e si contano centinaia di feriti. Queste cifre agghiaccianti ci ricordano brutalmente il prezzo che uomini e donne sono disposti a pagare per la libertà e la dignità, valori che qui in Europa diamo troppo spesso per scontati.

Seguite i prossimi sviluppi nella prossima edizione di The Gist.


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