2026-01-14 • La Cina segna un surplus commerciale record di 1,19 bilioni nel 2025,

Morning Intelligence – The Gist

La notizia cruciale delle ultime 24 ore è il nuovo record del surplus commerciale cinese: 1,19 bilioni di dollari nel 2025, primo sfondamento della soglia-trilione nonostante dazi statunitensi fino al 145 %. Le esportazioni a dicembre sono balzate del 6,6 %, mentre quelle verso gli USA sono crollate del 20 %, compensate però da +13,4 % verso l’ASEAN e +8,4 % verso l’UE. (reuters.com)

Di primo acchito sembra un trionfo industriale; in realtà rivela una fragilità strutturale. Nel 2007, prima della crisi globale, la Cina macinava un avanzo di “appena” 262 miliardi: oggi il quadruplo indica dipendenza cronica dall’estero e domanda interna ancora anemica. Il rischio-contagio sui mercati è duplice: deflazione competitiva (prezzi export compressi) e nuove misure protezionistiche occidentali, già preannunciate a Bruxelles e Washington.

Gli investitori leggono il segnale: rally dell’indice CSI 300 (+1 %), ma vendite sull’euro-stoxx legate al timore di dumping in settori EV e rinnovabili. Con il FMI che stima il commercio mondiale in rallentamento al 2,1 % nel 2026, l’extra-offerta cinese può trasformarsi in guerra di quote di mercato, notoriamente miccia di recessioni sincronizzate.

“Un’economia troppo dipendente dalla domanda esterna finisce per erodere il consenso politico alla globalizzazione” ricorda Dani Rodrik. La Cina festeggia il primato, ma l’equilibrismo tra surplus record e pressioni protezionistiche potrebbe rivelarsi il suo tallone d’Achille.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Wednesday, January 14, 2026

the Gist View

La notizia cruciale delle ultime 24 ore è il nuovo record del surplus commerciale cinese: 1,19 bilioni di dollari nel 2025, primo sfondamento della soglia-trilione nonostante dazi statunitensi fino al 145 %. Le esportazioni a dicembre sono balzate del 6,6 %, mentre quelle verso gli USA sono crollate del 20 %, compensate però da +13,4 % verso l’ASEAN e +8,4 % verso l’UE. (reuters.com)

Di primo acchito sembra un trionfo industriale; in realtà rivela una fragilità strutturale. Nel 2007, prima della crisi globale, la Cina macinava un avanzo di “appena” 262 miliardi: oggi il quadruplo indica dipendenza cronica dall’estero e domanda interna ancora anemica. Il rischio-contagio sui mercati è duplice: deflazione competitiva (prezzi export compressi) e nuove misure protezionistiche occidentali, già preannunciate a Bruxelles e Washington.

Gli investitori leggono il segnale: rally dell’indice CSI 300 (+1 %), ma vendite sull’euro-stoxx legate al timore di dumping in settori EV e rinnovabili. Con il FMI che stima il commercio mondiale in rallentamento al 2,1 % nel 2026, l’extra-offerta cinese può trasformarsi in guerra di quote di mercato, notoriamente miccia di recessioni sincronizzate.

“Un’economia troppo dipendente dalla domanda esterna finisce per erodere il consenso politico alla globalizzazione” ricorda Dani Rodrik. La Cina festeggia il primato, ma l’equilibrismo tra surplus record e pressioni protezionistiche potrebbe rivelarsi il suo tallone d’Achille.

The Gist AI Editor

The Global Overview

La sovranità sui chip si decide in tribunale

La battaglia per il controllo della tecnologia dei semiconduttori si sta combattendo in un’aula di tribunale olandese. Al centro della disputa c’è Nexperia, produttore di chip essenziali per il settore automobilistico e l’elettronica di consumo, la cui proprietà cinese (Wingtech Technology) è contestata per presunti trasferimenti di tecnologia impropri. Osservo come le crescenti preoccupazioni per la sicurezza nazionale stiano portando a interventi statali sempre più invasivi, frammentando un mercato globale un tempo governato principalmente dall’efficienza e dall’innovazione. La decisione dei giudici olandesi potrebbe creare un precedente significativo per il futuro degli investimenti internazionali in settori strategici.

La caccia strategica alle terre rare

I mercati finanziari stanno reagendo con prontezza ai rischi geopolitici. Le azioni di Toyo Engineering hanno registrato un’impennata sulla speculazione che il Giappone, di fronte alle tensioni con la Cina, sia determinato a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di terre rare. Questi minerali sono indispensabili per qualsiasi tecnologia avanzata. Dal mio punto di vista, questa è una pragmatica reazione del mercato che potrebbe favorire l’imprenditorialità e l’innovazione in un settore vitale. La ricerca di fornitori alternativi riduce la dipendenza da un unico attore dominante, una mossa che non può che rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento globali.

Il paradosso commerciale cinese

Nonostante le tensioni geopolitiche e i dazi imposti dall’amministrazione Trump, la Cina ha registrato un surplus commerciale record per il 2025. Questo dato, per me, mette in discussione l’efficacia delle politiche protezionistiche e dimostra la straordinaria resilienza del gigante manifatturiero. L’economia cinese si dimostra profondamente integrata nelle filiere globali e capace di riorientare i propri flussi di export verso nuovi mercati. Questi numeri suggeriscono che le forze del commercio globale sono, per ora, più tenaci delle barriere politiche che si cerca di erigere.

Le dinamiche della tecnologia e del commercio globale sono in continua evoluzione; vi terrò aggiornati sui prossimi sviluppi.

The European Perspective

Guerra tecnologica: l’Ucraina colpisce la produzione di droni russi

Una notevole escalation nella guerra elettronica: le forze ucraine hanno sferrato un attacco mirato contro una fabbrica di droni a Taganrog, nella regione russa di Rostov. Questo non è un semplice atto di sabotaggio, ma una mossa strategica per paralizzare la capacità della Russia di produrre droni da ricognizione come i “Molnii” e componenti per il drone “Orion”. L’operazione evidenzia una verità fondamentale del conflitto moderno: la superiorità sul campo di battaglia dipende sempre più dalla capacità di dominare lo spettro tecnologico. Per l’Europa, questo episodio è un chiaro monito sulla necessità di investire in capacità di difesa asimmetriche e di supportare l’innovazione tecnologica in ambito militare come elemento chiave della sovranità strategica.

La Francia e il dilemma della tassazione dei ricchi

In Francia, la sinistra politica è in allarme per le migliaia di grandi fortune che, secondo l’ex ministro Eric Lombard, riescono a eludere completamente l’imposta sul reddito. Il presidente della commissione finanze dell’Assemblea Nazionale, Eric Coquerel, ha richiesto dati precisi al Ministero dell’Economia per fare luce sulla questione. A mio avviso, questo dibattito tocca un nervo scoperto nel contratto sociale: l’equità fiscale. Sebbene sia cruciale mantenere un sistema che non soffochi l’iniziativa privata e l’accumulazione di capitale, è altrettanto fondamentale che tutti contribuiscano in modo proporzionato. L’erosione della base imponibile, specialmente ai livelli più alti, non solo mina le finanze pubbliche, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La transizione politica in Sassonia-Anhalt

In Germania, la politica regionale mostra un esempio di transizione pianificata con le dimissioni del Ministro-Presidente della Sassonia-Anhalt, Reiner Haseloff, a fine gennaio. Il suo collega di partito, Sven Schulze, prenderà il suo posto, una mossa sostenuta dai partner di coalizione SPD e FDP. Questo passaggio di consegne, mirato a dare a Schulze un “bonus del titolare” in vista delle prossime elezioni, è un classico esempio di Realpolitik. Da liberale, osservo come la stabilità e la continuità siano spesso privilegiate, ma spero che questo non vada a scapito di un dibattito aperto su nuove idee e approcci necessari per affrontare le sfide economiche e sociali del Land, specialmente di fronte a un’AfD data in forte crescita nei sondaggi.

L’Iran e le pressioni internazionali

La situazione in Iran rimane tesa, con il Presidente Trump che ha nuovamente minacciato il regime di Teheran di “reagire molto duramente” alla repressione delle proteste. Mentre le autorità iraniane usano il pugno di ferro contro i manifestanti, con attivisti che riportano oltre 2.000 morti, gli Stati Uniti promettono un “aiuto in arrivo”, senza specificarne la natura. Questa retorica, pur sostenendo la causa della libertà, rischia di essere controproducente se non accompagnata da una strategia chiara e multilaterale. Per l’Europa, il cui approccio è tradizionalmente più orientato alla diplomazia, la sfida è duplice: condannare la violenza e sostenere i diritti umani senza alimentare un’escalation che potrebbe incendiare ulteriormente la regione.

I prossimi sviluppi su questi fronti saranno cruciali e li seguiremo attentamente nella prossima edizione di The Gist.


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