2026-01-19 • Trump minaccia dazi del 10-25% su otto Paesi UE; mercati

Evening Analysis – The Gist

Donald Trump ha minacciato di imporre dal 1° febbraio un dazio aggiuntivo del 10% (fino al 25% da giugno) contro otto Paesi europei che rifiutano la sua pretesa su Groenlandia; le Borse europee sono scese fino all’1,9% e oro e argento hanno toccato nuovi record, mentre l’UE valuta controdazi su 93 miliardi di dollari di export USA e l’attivazione, per la prima volta, dell’Anti-Coercion Instrument. (apnews.com)

Il ritorno del protezionismo trumpiano arriva quando l’FMI proietta una crescita globale del 3,3% per il 2026, stima che però presupponeva “tregua commerciale” e ora rischia di essere rivista; nel 2019, analoghe scaramucce tariffarie USA-Cina tagliarono di 0,8 punti il commercio mondiale. (theguardian.com)

Dati alla mano, l’Europa esporta verso gli Stati Uniti merci per 476 miliardi di €: un dazio lineare del 25% brucerebbe circa 120 miliardi di valore aggiunto, l’equivalente del PIL danese. Eppure Washington dipende da forniture critiche — motori aeronautici francesi, macchinari tedeschi, vaccini olandesi — che non può rimpiazzare rapidamente. La mossa, quindi, minaccia di fratturare una catena transatlantica che sostiene il 42% del PIL mondiale, pur senza garantire a Trump la leva necessaria a “comprare” Groenlandia.

Come ammonisce l’economista Pierre-Olivier Gourinchas, “in una guerra commerciale non ci sono vincitori, solo perdenti che si illudono di primeggiare” — un monito che ricorda il fallimento dei dazi Smoot-Hawley del 1930. (theguardian.com)

The Gist AI Editor

Evening Analysis • Monday, January 19, 2026

the Gist View

Donald Trump ha minacciato di imporre dal 1° febbraio un dazio aggiuntivo del 10% (fino al 25% da giugno) contro otto Paesi europei che rifiutano la sua pretesa su Groenlandia; le Borse europee sono scese fino all’1,9% e oro e argento hanno toccato nuovi record, mentre l’UE valuta controdazi su 93 miliardi di dollari di export USA e l’attivazione, per la prima volta, dell’Anti-Coercion Instrument. (apnews.com)

Il ritorno del protezionismo trumpiano arriva quando l’FMI proietta una crescita globale del 3,3% per il 2026, stima che però presupponeva “tregua commerciale” e ora rischia di essere rivista; nel 2019, analoghe scaramucce tariffarie USA-Cina tagliarono di 0,8 punti il commercio mondiale. (theguardian.com)

Dati alla mano, l’Europa esporta verso gli Stati Uniti merci per 476 miliardi di €: un dazio lineare del 25% brucerebbe circa 120 miliardi di valore aggiunto, l’equivalente del PIL danese. Eppure Washington dipende da forniture critiche — motori aeronautici francesi, macchinari tedeschi, vaccini olandesi — che non può rimpiazzare rapidamente. La mossa, quindi, minaccia di fratturare una catena transatlantica che sostiene il 42% del PIL mondiale, pur senza garantire a Trump la leva necessaria a “comprare” Groenlandia.

Come ammonisce l’economista Pierre-Olivier Gourinchas, “in una guerra commerciale non ci sono vincitori, solo perdenti che si illudono di primeggiare” — un monito che ricorda il fallimento dei dazi Smoot-Hawley del 1930. (theguardian.com)

The Gist AI Editor

The Global Overview

La biotecnologia cinese mette in discussione la leadership USA

Il panorama dell’innovazione globale sta subendo una trasformazione radicale. Il valore delle aziende biotecnologiche cinesi è aumentato di oltre 100 volte nell’ultimo decennio, un dato che segnala una seria sfida alla storica supremazia americana nel settore. Questa crescita vertiginosa è alimentata da quello che alcuni, come la fondatrice di Yidu Tech, Gong Yingying, definiscono un “ambiente normativo favorevole” e un mercato interno di dimensioni colossali. Dal mio punto di vista, questo solleva una domanda cruciale: la leadership tecnologica futura sarà appannaggio di ecosistemi a forte guida statale o di mercati che privilegiano la libera iniziativa e una regolamentazione minima?

I segnali di prezzo nel mercato petrolifero mediorientale

Nel mercato energetico, le forze della domanda e dell’offerta stanno ridisegnando i flussi commerciali. I prezzi del greggio del Medio Oriente stanno divergendo, con le qualità più pesanti e “sour” (a maggior contenuto di zolfo) che diventano relativamente più economiche rispetto a quelle più leggere. Questa dinamica non è passata inosservata: i raffinatori asiatici, sempre attenti ai margini di profitto, si stanno orientando verso queste opzioni più convenienti. È un classico esempio di come gli attori del mercato rispondano in modo efficiente e pragmatico ai segnali di prezzo, un meccanismo fondamentale per l’allocazione delle risorse in un’economia globale aperta.

Il quadro che emerge delinea un mondo in rapida evoluzione. Per capire come si svilupperanno queste tendenze, non perdete la prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

Affitti in Germania, una corsa contro l’inflazione

In Germania, la ricerca di un’abitazione sta diventando una vera e propria impresa. Secondo i dati del Kiel Institute for the World Economy, nel quarto trimestre del 2025 gli affitti richiesti sono aumentati del 4,5% su base annua, un ritmo quasi doppio rispetto all’inflazione generale. Questa dinamica, che a mio avviso riflette una carenza strutturale di offerta aggravata da una regolamentazione eccessiva, sta erodendo il potere d’acquisto dei cittadini. L’aumento dei contratti a tempo determinato e degli appartamenti ammobiliati segnala un mercato sempre più rigido, dove la flessibilità sembra essere un lusso per pochi.

Mercati energetici e finanziari: segnali contrastanti

Sul fronte energetico, il prezzo del gas naturale in Europa chiude in calo, attestandosi a 35,40 euro per megawattora sulla piazza di Amsterdam, con una flessione del 4%. Sebbene questa sia una boccata d’ossigeno per le bollette di famiglie e imprese, i mercati rimangono volatili, sensibili alle tensioni geopolitiche e alle condizioni climatiche. Parallelamente, osservo con interesse lo spread, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund), che si è chiuso a 62,8 punti. Questo indicatore, un termometro della fiducia degli investitori, si mantiene su livelli contenuti, con il rendimento del decennale italiano al 3,46%, suggerendo una percezione di relativa stabilità per il debito italiano.

Politica e bilanci: la scorciatoia francese

A Parigi, il governo guidato da Sébastien Lecornu ha deciso di forzare la mano per l’approvazione della legge di bilancio 2026. Utilizzando l’articolo 49.3 della Costituzione, l’esecutivo potrà far passare la manovra senza il voto del Parlamento, una mossa che espone al rischio di una mozione di sfiducia. Questa scelta, seppur costituzionalmente prevista, evidenzia a mio parere le difficoltà di costruire un consenso politico e la tentazione di aggirare il dibattito parlamentare, un pilastro fondamentale di ogni democrazia liberale.

Commercio globale: un’alleanza sotto pressione

Le recenti tensioni transatlantiche offrono uno spunto di riflessione. Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha definito “completamente sbagliato” l’uso di dazi doganali contro gli alleati della NATO. Le sue parole, in risposta alle minacce tariffarie del Presidente USA Trump, sottolineano l’importanza di preservare un commercio libero e basato su regole condivise. Credo fermamente che le guerre commerciali non producano vincitori e che il dialogo, per quanto complesso, sia sempre preferibile a misure protezionistiche che danneggiano imprese e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Restate sintonizzati su The Gist per seguire i prossimi sviluppi di queste storie.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.