Affitti in Germania, una corsa contro l’inflazione
In Germania, la ricerca di un’abitazione sta diventando una vera e propria impresa. Secondo i dati del Kiel Institute for the World Economy, nel quarto trimestre del 2025 gli affitti richiesti sono aumentati del 4,5% su base annua, un ritmo quasi doppio rispetto all’inflazione generale. Questa dinamica, che a mio avviso riflette una carenza strutturale di offerta aggravata da una regolamentazione eccessiva, sta erodendo il potere d’acquisto dei cittadini. L’aumento dei contratti a tempo determinato e degli appartamenti ammobiliati segnala un mercato sempre più rigido, dove la flessibilità sembra essere un lusso per pochi.
Mercati energetici e finanziari: segnali contrastanti
Sul fronte energetico, il prezzo del gas naturale in Europa chiude in calo, attestandosi a 35,40 euro per megawattora sulla piazza di Amsterdam, con una flessione del 4%. Sebbene questa sia una boccata d’ossigeno per le bollette di famiglie e imprese, i mercati rimangono volatili, sensibili alle tensioni geopolitiche e alle condizioni climatiche. Parallelamente, osservo con interesse lo spread, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund), che si è chiuso a 62,8 punti. Questo indicatore, un termometro della fiducia degli investitori, si mantiene su livelli contenuti, con il rendimento del decennale italiano al 3,46%, suggerendo una percezione di relativa stabilità per il debito italiano.
Politica e bilanci: la scorciatoia francese
A Parigi, il governo guidato da Sébastien Lecornu ha deciso di forzare la mano per l’approvazione della legge di bilancio 2026. Utilizzando l’articolo 49.3 della Costituzione, l’esecutivo potrà far passare la manovra senza il voto del Parlamento, una mossa che espone al rischio di una mozione di sfiducia. Questa scelta, seppur costituzionalmente prevista, evidenzia a mio parere le difficoltà di costruire un consenso politico e la tentazione di aggirare il dibattito parlamentare, un pilastro fondamentale di ogni democrazia liberale.
Commercio globale: un’alleanza sotto pressione
Le recenti tensioni transatlantiche offrono uno spunto di riflessione. Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha definito “completamente sbagliato” l’uso di dazi doganali contro gli alleati della NATO. Le sue parole, in risposta alle minacce tariffarie del Presidente USA Trump, sottolineano l’importanza di preservare un commercio libero e basato su regole condivise. Credo fermamente che le guerre commerciali non producano vincitori e che il dialogo, per quanto complesso, sia sempre preferibile a misure protezionistiche che danneggiano imprese e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico.
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