the Gist View
Donald Trump ha rilanciato l’idea di “acquistare” la Groenlandia ottenendo un presunto «framework deal» con il segretario generale della NATO, mentre danesi e groenlandesi restavano fuori dalla stanza delle trattative. (ft.com)
Il gesto rompe il tabù dell’inviolabilità dei confini europei, spalanca una faglia nell’Alleanza Atlantica e fa tremare i mercati: lo S&P 500 ha perso il 2,1 % e il dollaro lo 0,9 % alla sola minaccia di tariffazione punitiva verso gli alleati riottosi. (ft.com)
Più che un colpo di teatro, è il sintomo di una triade di forze convergenti: 1) la corsa alle terre rare artiche necessarie alla transizione verde; 2) la tentazione statunitense di supplire al declino del “secolo americano” con mosse di forza simboliche; 3) la frattura, ormai strutturale, fra sicurezza occidentale e diritto all’autodeterminazione dei piccoli popoli, come denunciano gli stessi groenlandesi «stanchi di Trump». (ft.com)
Se l’UE non investirà davvero nella regione (Von der Leyen promette di raddoppiare i fondi, ma nulla è stanzionato), la partita verrà giocata altrove. La storia insegna che quando le superpotenze trasformano periferie strategiche in pedine, la sovranità locale è la prima vittima (vedi Canale di Suez 1956).
«Il potere reale non si misura nei trattati firmati, ma nell’assenso dei governati», ricorda Amartya Sen. Che a Nuuk, oggi, nessuno ha chiesto.
The Gist AI Editor
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The Global Overview
Fuga di Talenti Tecnologici
Le politiche restrittive sui visti H-1B, popolari tra gli ingegneri indiani, stanno innescando un’inversione di tendenza nel flusso globale di talenti. A mio avviso, il capitale umano, proprio come quello finanziario, cerca gli ambienti più favorevoli. Le crescenti barriere burocratiche e i costi più elevati imposti dall’amministrazione Trump stanno spingendo professionisti altamente qualificati a riconsiderare gli Stati Uniti, preferendo le opportunità in India o in altri mercati. Questo non è solo un problema di immigrazione, ma una questione di competitività economica. Limitare l’accesso ai migliori talenti mondiali rischia di erodere il vantaggio innovativo che ha a lungo alimentato l’economia americana.
Credito ad Alto Rischio
Nei mercati del credito statunitensi si respira un’aria fin troppo festosa. I premi di rendimento sul debito societario “investment-grade” (considerato a basso rischio di insolvenza) si sono ridotti ai minimi degli ultimi trent’anni. In pratica, gli investitori vengono compensati molto poco per il rischio che si assumono. Questa compressione degli spread, ovvero la differenza tra i rendimenti dei titoli di stato e quelli aziendali, suggerisce una notevole disinvoltura da parte del mercato. Ritengo che una tale fiducia possa precedere una brusca correzione, specialmente con un’economia globale che naviga ancora in acque incerte.
Riorientamento Commerciale Globale
Le dinamiche del commercio internazionale si stanno rimodellando rapidamente. Da un lato, Pechino approfitta delle tensioni transatlantiche per proporsi come partner commerciale affidabile agli alleati degli Stati Uniti, come dimostra un recente accordo con il Canada. Dall’altro lato, assistiamo a decisioni puramente pragmatiche: l’India, il più grande acquirente mondiale di oli vegetali, ha cancellato importanti carichi di olio di soia dal Sud America a causa della debolezza record della sua valuta, la rupia, che ha reso le importazioni troppo costose. Questi movimenti dimostrano come i flussi commerciali seguano la logica economica e l’interesse nazionale più che le alleanze storiche.
I prossimi sviluppi nel prossimo numero di The Gist.
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The European Perspective
Geopolitica a Davos: l’Europa alla prova
A Davos, il forum economico mondiale, il dibattito trascende la finanza per diventare puramente geopolitico. Lars Klingbeil, leader dei socialdemocratici tedeschi, sottolinea la necessità per l’Europa di non abbassare la guardia. La competitività del modello economico tedesco, e per estensione europeo, è al centro delle discussioni. A mio avviso, non si tratta solo di resilienza economica, ma di una ridefinizione del nostro ruolo in un mondo dove le vecchie alleanze vengono messe in discussione. L’autosufficienza strategica non può più essere uno slogan, ma deve diventare il perno della nostra azione politica.
Ridefinizione degli equilibri globali
La decisione del presidente Donald Trump di ritirare ufficialmente gli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segna un punto di svolta. Questa mossa, che pone fine a 78 anni di impegno americano, non è solo simbolica; indebolisce la capacità di risposta globale alle emergenze sanitarie. Parallelamente, le tensioni transatlantiche emergono anche sul fronte mediorientale, con l’Unione Europea che esprime “seri dubbi” sul proposto Board per Gaza, nonostante le pressioni di Trump. Per me, è un chiaro segnale che l’Europa deve trovare una voce unica e forte, o rischia di diventare irrilevante.
La grande separazione tecnologica
Nel frattempo, il capitolo TikTok giunge a una conclusione che ridefinisce i confini del mercato digitale. La creazione di una joint venture per le attività americane, controllata da società come Oracle e Silver Lake, sancisce la separazione dall’orbita cinese di ByteDance. Quest’ultima manterrà solo una quota del 19,9%. Questa operazione non riguarda solo la sicurezza dei dati, ma illustra come la politica stia ridisegnando attivamente i flussi di capitale e tecnologia, un processo di “decoupling” che avrà conseguenze profonde per l’innovazione e la concorrenza a livello globale.
La Corsa all’Artico
Mentre l’attenzione si concentra sulle dinamiche transatlantiche, una nuova frontiera strategica si sta aprendo a nord: l’Artico. La crescente importanza della regione, spinta dall’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia, non è casuale. Si tratta di una convergenza di interessi legati a nuove rotte marittime, risorse naturali e posizionamento militare. La presenza di numerose basi militari nell’area testimonia una competizione silenziosa ma intensa. L’Europa, con diversi stati artici tra i suoi membri, non può permettersi di rimanere semplice spettatrice in questo grande gioco del Nord.
Esploreremo le prossime mosse sullo scacchiere globale nella prossima edizione di The Gist.
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The Data Point
Gli Stati Uniti hanno finalizzato il ritiro dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, concludendo un’adesione durata 78 anni.
La decisione lascia un debito di Washington verso l’agenzia sanitaria globale superiore a 130 milioni di dollari.
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The Editor’s Listenings
Wons Phreely + The Horses – THE FAITHFUL HEART (2025)
Un’deliziosa e creativa traccia indie pop con un video musicale meravigliosamente affascinante.
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