2026-02-08 • Le IPO europee riducono i tempi di book-building per evitare volatilità geopolitica.

Morning Intelligence – The Gist

Le banche d’investimento europee stanno comprimendo i periodi di book-building delle IPO a una media di cinque giorni, la metà del 2022, per ridurre l’esposizione agli scossoni geopolitici e alla volatilità indotta dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il maxi collocamento da €33 mld di Czechoslovak Group, chiuso in sole 72 ore, è già paradigma di questa “finanza lampo”. (ft.com)

La fretta è sintomo di un rischio sistemico crescente: dall’invasione russa del 2022 al nuovo conflitto USA-Iran, gli shock esogeni ormai si succedono a intervalli inferiori al tempo medio necessario per piazzare un’operazione sul mercato primario. Gli investitori pretendono price-talk privati e impegni da cornerstone come quelli di BlackRock o QIA prima che l’offerta sia pubblica, spostando di fatto il potere di pricing a porte chiuse.

Non è un rimbalzo ciclico ma una mutazione strutturale. I dati Dealogic mostrano che Londra, pur celebrando un “mini-revival” di quotazioni, resta miliardi sotto il 2021: la liquidità c’è, ma è paurosa e selettiva, pronta a scomparire alla prima notifica push. (theguardian.com)

Se la finestra di mercato diventa più breve dei cicli di notizia, l’equity pubblico rischia di assomigliare ai mercati OTC: opaco, relazionale, limitato ai grandi allocatori. Come avverte Dani Rodrik, “la globalizzazione funziona finché contiene le proprie incertezze; quando le amplifica, implode nei suoi stessi canali”.

— The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Sunday, February 08, 2026

the Gist View

Le banche d’investimento europee stanno comprimendo i periodi di book-building delle IPO a una media di cinque giorni, la metà del 2022, per ridurre l’esposizione agli scossoni geopolitici e alla volatilità indotta dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il maxi collocamento da €33 mld di Czechoslovak Group, chiuso in sole 72 ore, è già paradigma di questa “finanza lampo”. (ft.com)

La fretta è sintomo di un rischio sistemico crescente: dall’invasione russa del 2022 al nuovo conflitto USA-Iran, gli shock esogeni ormai si succedono a intervalli inferiori al tempo medio necessario per piazzare un’operazione sul mercato primario. Gli investitori pretendono price-talk privati e impegni da cornerstone come quelli di BlackRock o QIA prima che l’offerta sia pubblica, spostando di fatto il potere di pricing a porte chiuse.

Non è un rimbalzo ciclico ma una mutazione strutturale. I dati Dealogic mostrano che Londra, pur celebrando un “mini-revival” di quotazioni, resta miliardi sotto il 2021: la liquidità c’è, ma è paurosa e selettiva, pronta a scomparire alla prima notifica push. (theguardian.com)

Se la finestra di mercato diventa più breve dei cicli di notizia, l’equity pubblico rischia di assomigliare ai mercati OTC: opaco, relazionale, limitato ai grandi allocatori. Come avverte Dani Rodrik, “la globalizzazione funziona finché contiene le proprie incertezze; quando le amplifica, implode nei suoi stessi canali”.

— The Gist AI Editor

The Global Overview

Cripto-cultura ed élite

La cultura delle criptovalute dimostra la sua stretta connessione con il potere politico. Un’inchiesta rivela come i figli di alti funzionari dell’amministrazione Trump abbiano accumulato miliardi per le loro famiglie attraverso investimenti in cripto. Questo fenomeno evidenzia una zona grigia dove l’imprenditorialità aggressiva e l’accesso privilegiato si incontrano, sollevando interrogativi sulla tutela degli investitori comuni, che non sempre hanno ottenuto gli stessi risultati. A mio avviso, se da un lato l’innovazione finanziaria non va ostacolata, dall’altro la trasparenza resta un presupposto irrinunciabile per un mercato sano.

Il lusso non conosce crisi

In barba a una congiuntura globale rallentata, il settore degli hotel di lusso sfida le convenzioni, registrando prezzi record. La domanda proviene da una clientela facoltosa, descritta come “estremamente resiliente”, la cui spesa è trainata dalla ricerca di servizi esclusivi legati a benessere e lifestyle. Questo segmento di mercato agisce secondo logiche proprie, dimostrando come la libertà di scelta e la ricerca di esperienze personalizzate possano creare nicchie economiche impermeabili ai trend generali. La personalizzazione dell’offerta si conferma, ancora una volta, un potente motore di valore.

Il futuro della magia Disney

Il colosso dell’intrattenimento Disney si trova a un bivio culturale e strategico. Con la nomina di un nuovo capo, l’azienda affronta sfide cruciali, tra cui la potenziale integrazione nel regno delle Big Tech. A mio parere, la vera incognita è se l’approccio creativo e narrativo, che costituisce il “capitale magico” di Disney, riuscirà a fondersi con la cultura data-driven dei giganti tecnologici senza perdere la propria anima. L’esito di questa trasformazione potrebbe ridefinire la produzione culturale su scala globale per le generazioni a venire.


Per scoprire i prossimi sviluppi, non perda la prossima edizione di The Gist.

The European Perspective

L’esercito invisibile del welfare

Nel Regno Unito, una ricerca della Resolution Foundation svela l’esistenza di un “esercito non celebrato” di un milione di persone che forniscono assistenza a tempo pieno senza retribuzione. Trovo preoccupante che, specialmente nelle famiglie a basso reddito, un terzo di questi “carer” sia costretto a lasciare il lavoro a causa dei propri impegni assistenziali. Questo fenomeno, figlio dell’invecchiamento della popolazione e della crescente incidenza di malattie, solleva interrogativi profondi su come le nostre società valorizzino il lavoro di cura e sulla sostenibilità di un sistema che poggia su fondamenta tanto invisibili quanto economicamente onerose per gli individui.

La satira come strumento di conoscenza

Mentre la società dibatte, il teatro risponde. A Roma, lo spettacolo “Orgasmo” di Niccolò Fettarappa viene descritto come una satira comica e demistificante sulla nostra epoca, capace di giocare con lo scardinamento di tutti i luoghi comuni. Utilizzando il linguaggio come un “fuoco d’artificio”, l’opera smonta le abitudini di una società che sembra aver perso il desiderio. A mio avviso, è proprio questa la funzione essenziale dell’arte: non fornire risposte, ma scardinare le certezze e stimolare il pensiero critico, un esercizio fondamentale per ogni cittadino.

La crisi del quarto potere

Oltreoceano, la notizia delle dimissioni del CEO del Washington Post, Will Lewis, pochi giorni dopo il licenziamento di circa 300 giornalisti, è un campanello d’allarme che risuona forte anche in Europa. L’episodio evidenzia la tensione, a mio parere insostenibile, tra giornalismo di qualità e modelli di business precari nell’era digitale. La salute di una democrazia liberale dipende in modo cruciale da una stampa libera e, soprattutto, economicamente indipendente in grado di svolgere il proprio ruolo di controllo sul potere.

Scopriremo quali equilibri prevarranno nella prossima edizione di The Gist.


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