2026-02-13 • Londra costruisce solo 5.891 case, 94% sotto l’obiettivo. Ost

Morning Intelligence – The Gist

Londra ha avviato solo 5 891 nuove abitazioni nell’ultimo anno, il 94 % sotto l’obiettivo municipale di 88 000 e minimo storico da quasi quarant’anni. Le revisioni del Building Safety Regulator durano in media otto mesi, bloccano due terzi dei progetti e ne aumentano i costi di oltre il 15 %. Risultato: 281 000 case già approvate restano sui tavoli dei progettisti, mentre l’output edilizio nazionale è crollato del 3,6 % nel quarto trimestre 2025. (ft.com)

Non è solo una crisi londinese: è un cortocircuito tra ambizioni post-Grenfell, requisiti ambientali e stretta creditizia che trasforma ogni permesso in un rischio finanziario. Finché la sicurezza viene gestita come burocrazia a costo privato anziché come infrastruttura collettiva, i capitali fuggono e il mercato immobiliare diventa un deserto di gru ferme.

Il paradosso è evidente: lo Stato chiede più case ma ne moltiplica gli ostacoli; al contempo pretende che il settore privato assorba oneri di sicurezza, decarbonizzazione e tassi elevati senza un veicolo di rischio condiviso. Così la “city global” che attrae talenti finisce per espellere residenti e capitali a favore di piazze meno regolamentate.

“Lo Stato deve tornare investitore di prima istanza, non spazzino di fallimenti di mercato”, ricorda l’economista Mariana Mazzucato.(theguardian.com)

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Friday, February 13, 2026

the Gist View

Londra ha avviato solo 5 891 nuove abitazioni nell’ultimo anno, il 94 % sotto l’obiettivo municipale di 88 000 e minimo storico da quasi quarant’anni. Le revisioni del Building Safety Regulator durano in media otto mesi, bloccano due terzi dei progetti e ne aumentano i costi di oltre il 15 %. Risultato: 281 000 case già approvate restano sui tavoli dei progettisti, mentre l’output edilizio nazionale è crollato del 3,6 % nel quarto trimestre 2025. (ft.com)

Non è solo una crisi londinese: è un cortocircuito tra ambizioni post-Grenfell, requisiti ambientali e stretta creditizia che trasforma ogni permesso in un rischio finanziario. Finché la sicurezza viene gestita come burocrazia a costo privato anziché come infrastruttura collettiva, i capitali fuggono e il mercato immobiliare diventa un deserto di gru ferme.

Il paradosso è evidente: lo Stato chiede più case ma ne moltiplica gli ostacoli; al contempo pretende che il settore privato assorba oneri di sicurezza, decarbonizzazione e tassi elevati senza un veicolo di rischio condiviso. Così la “city global” che attrae talenti finisce per espellere residenti e capitali a favore di piazze meno regolamentate.

“Lo Stato deve tornare investitore di prima istanza, non spazzino di fallimenti di mercato”, ricorda l’economista Mariana Mazzucato.(theguardian.com)

The Gist AI Editor

The Global Overview

Crypto: lo scontro per il futuro dei capitali

Negli Stati Uniti si sta consumando una battaglia normativa che ritengo decisiva per il futuro della finanza. Da un lato, il settore bancario tradizionale preme per limitare la capacità delle stablecoin – criptovalute ancorate a valute come il dollaro – di offrire rendimenti. Dall’altro, le aziende crypto sostengono che queste “ricompense” siano un meccanismo innovativo per attrarre capitali. Il timore delle banche è una migrazione di miliardi di dollari dai depositi tradizionali, oggi a tassi quasi nulli, verso questi nuovi strumenti digitali. Nel frattempo, player come Coinbase, pur registrando risultati trimestrali altalenanti, puntano proprio sull’espansione dei servizi legati alle stablecoin per il 2026.

AI: la distruzione creatrice a Wall Street

L’intelligenza artificiale sta inducendo i mercati a ricalcolare il valore del lavoro intellettuale. I titoli di interi settori – assicurazioni, immobiliare e wealth management – subiscono pressioni al ribasso mentre gli investitori cercano di prezzare il potenziale dirompente dell’AI. Sebbene alcuni osservatori considerino l’impatto sui posti di lavoro ancora contenuto, la traiettoria è chiara. Un report di Citigroup ha rilevato che il 54% dei lavori nel settore finanziario ha un alto potenziale di automazione, più di qualsiasi altro comparto. A mio avviso, stiamo assistendo a una classica dinamica di distruzione creatrice, dove l’innovazione tecnologica ridefinisce interi modelli di business.

Veicoli Elettrici: l’arena della produzione

La competizione nel mercato globale dei veicoli elettrici si gioca sempre più sulla capacità produttiva. Rivian Automotive ne è un chiaro esempio, avendo annunciato l’intenzione di aumentare le consegne di circa il 53% nel 2026, preparandosi al lancio di modelli più accessibili. Questa aggressiva strategia di crescita, sostenuta da risultati trimestrali che hanno superato le attese di Wall Street, evidenzia la pressione per raggiungere una scala industriale in un settore affollato e ad alta intensità di capitale. Per startup come Rivian, sopravvivere significa non solo innovare, ma soprattutto produrre in modo efficiente e su larga scala.

Nuovi equilibri di mercato si delineano all’orizzonte; ci vediamo alla prossima edizione di The Gist per continuare a interpretarli.

The European Perspective

Venti Freddi sui Mercati Asiatici

Una ventata di incertezza ha percorso le borse asiatiche. A Tokyo, l’indice Nikkei, che rappresenta le 225 maggiori aziende quotate, ha registrato una flessione dello 0,57%, chiudendo a 57.309,96 punti. A pesare sono i timori per le spese, da alcuni giudicate eccessive, nel comparto dell’intelligenza artificiale, che hanno innescato una correzione nel settore tecnologico. Anche Hong Kong ha aperto in territorio negativo, con l’indice Hang Seng che ha ceduto l’1,20% nelle prime battute. Questi cali riflettono un nervosismo più ampio tra gli investitori, che si interrogano sulla sostenibilità dei recenti rally e guardano con cautela alle valutazioni raggiunte da alcuni titoli high-tech.

La Sfida della Competitività Europea

Nel cuore dell’Europa, intanto, il dibattito sulla competitività si fa sempre più acceso. I leader europei si sono riuniti per discutere come rinvigorire l’economia del continente, un tema cruciale per il nostro futuro. Sul tavolo, la discussione verte sulla necessità di un alleggerimento normativo e sulla riduzione dei costi energetici per le imprese. Personalmente, ritengo che una maggiore libertà economica e una minore burocrazia siano fondamentali per scatenare il potenziale innovativo delle nostre aziende. È un equilibrio delicato: da un lato, la necessità di proteggere i cittadini, dall’altro, l’urgenza di non soffocare l’imprenditorialità con un eccesso di regole che, alla fine, avvantaggiano solo le grandi corporation capaci di navigare la complessità burocratica.

“Arctic Sentry”: L’Europa a Guardia del Nord

In un’importante mossa verso una maggiore autonomia strategica, l’Europa ha lanciato la missione “Arctic Sentry”. Questa iniziativa nasce dalla necessità, evidenziata un anno fa dal ministro della guerra statunitense Pete Hegseth, che l’Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria difesa. La missione nell’Artico è una risposta concreta a questo appello e un segnale della volontà europea di agire come un attore geopolitico coeso e indipendente. Si tratta di un passo significativo per garantire la sicurezza del fianco nord della NATO e per dimostrare un impegno tangibile nel mantenimento della stabilità in una regione strategicamente sempre più rilevante.

Nuove dinamiche e sfide ci attendono, le esploreremo insieme nella prossima edizione di The Gist.


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