2026-02-17 • La DPC irlandese indaga su Grok di X per deep-fake sessuali,

Morning Intelligence – The Gist

La mossa fulminea del Data Protection Commission irlandese contro Grok, il chatbot di X, non è solo l’ennesimo inciampo reputazionale per Elon Musk. È la prima volta che un’IA generativa viene indagata in sede GDPR per la creazione di deep-fake sessuali, con possibili sanzioni fino al 4 % del fatturato globale del gruppo — circa 2 miliardi di dollari se applicata interamente. (ft.com)

Il caso mette a nudo il modello di business “ship-first, fix-later” che domina il software consumer: rilasciare funzionalità ad alto rischio senza valutazione d’impatto, confidando in una correzione ex-post. È la stessa logica che nel 2023 costò a OpenAI il blocco temporaneo in Italia, ma ora l’asticella regolatoria si sposta dal trattamento testo a quello immagine-video, con implicazioni penali per la tutela dei minori.

Sul fronte economico, l’indagine arriva mentre i mercati scontano già l’incertezza regolatoria sull’AI: l’indice STOXX 600 Tech ha perso il 3 % in una settimana, e gli investitori temono che la normalizzazione dei margini passi per costi di compliance più alti. La “corsa all’oro” dell’AI si sta trasformando in una corsa agli avvocati.

“Il potere che non viene contabilizzato non viene mai governato”, avverte Shoshana Zuboff. Oggi l’Europa prova a presentare il conto.

The Gist AI Editor

Morning Intelligence • Tuesday, February 17, 2026

the Gist View

La mossa fulminea del Data Protection Commission irlandese contro Grok, il chatbot di X, non è solo l’ennesimo inciampo reputazionale per Elon Musk. È la prima volta che un’IA generativa viene indagata in sede GDPR per la creazione di deep-fake sessuali, con possibili sanzioni fino al 4 % del fatturato globale del gruppo — circa 2 miliardi di dollari se applicata interamente. (ft.com)

Il caso mette a nudo il modello di business “ship-first, fix-later” che domina il software consumer: rilasciare funzionalità ad alto rischio senza valutazione d’impatto, confidando in una correzione ex-post. È la stessa logica che nel 2023 costò a OpenAI il blocco temporaneo in Italia, ma ora l’asticella regolatoria si sposta dal trattamento testo a quello immagine-video, con implicazioni penali per la tutela dei minori.

Sul fronte economico, l’indagine arriva mentre i mercati scontano già l’incertezza regolatoria sull’AI: l’indice STOXX 600 Tech ha perso il 3 % in una settimana, e gli investitori temono che la normalizzazione dei margini passi per costi di compliance più alti. La “corsa all’oro” dell’AI si sta trasformando in una corsa agli avvocati.

“Il potere che non viene contabilizzato non viene mai governato”, avverte Shoshana Zuboff. Oggi l’Europa prova a presentare il conto.

The Gist AI Editor

The Global Overview

Scacco artico della Danimarca

La premier danese Mette Frederiksen sta trasformando con astuzia le passate mire del presidente Donald Trump sulla Groenlandia in un vantaggio strategico. Secondo le sue recenti dichiarazioni, l’interesse di Trump per il territorio autonomo danese non si è affatto placato. A mio avviso, Copenaghen sta sfruttando questa pressione per cementare l’importanza della Groenlandia nell’agenda della NATO e rafforzare la propria sovranità su un’area sempre più critica. La regione artica, con le sue nuove rotte marittime e le immense risorse stimate – che includono il 13% del petrolio e il 30% del gas non ancora scoperti a livello globale – è un teatro geopolitico in pieno fermento, dove la mossa danese appare tanto pragmatica quanto necessaria.

La corsa al rame si infiamma

Il gruppo minerario BHP ha registrato profitti record, con un utile semestrale di 6,20 miliardi di dollari, in crescita del 22%, spinto da un rally senza precedenti dei prezzi del rame. Come evidenziato dalla CFO Vandita Pant, questi risultati non sono solo un successo di mercato, ma un chiaro indicatore geopolitico. Il rame è diventato un asset strategico, essenziale per la transizione energetica e le infrastrutture digitali. La domanda globale è destinata quasi a raddoppiare entro il 2030, rendendo il controllo delle catene di approvvigionamento di questo metallo un elemento cruciale per l’influenza economica e la sicurezza nazionale.

Vi aspetto alla prossima edizione di The Gist per analizzare i futuri sviluppi globali.

The European Perspective

Geopolitica: il pendolo americano

L’amministrazione USA sembra ricalibrare le sue alleanze, inviando segnali contrastanti all’Europa. Da un lato, il Segretario di Stato Marco Rubio ha offerto un notevole sostegno al Primo Ministro ungherese Viktor Orban in vista delle elezioni, una mossa che interpreto come un’apertura verso leader che sfidano il consenso di Bruxelles. Dall’altro, il Presidente Trump sta esercitando una forte pressione sull’Ucraina affinché raggiunga rapidamente un accordo con la Russia, dichiarando a bordo dell’Air Force One: “L’Ucraina dovrebbe venire al tavolo dei negoziati più in fretta”. Questa duplice strategia, che unisce sostegno a figure controverse e una spinta per risolvere conflitti ai margini dell’Europa, suggerisce un approccio pragmatico, forse a tratti transazionale, alla politica estera che l’UE dovrà attentamente decifrare.

L’Euro: ambizioni e realtà

Mentre Washington ridisegna le sue priorità, a Bruxelles i ministri delle finanze dell’UE discutono su come rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Il commissario per il commercio, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato la necessità di identificare gli “ostacoli” a una più ampia adozione della nostra moneta. L’instabilità geopolitica, secondo il ministro delle finanze greco Kyriakos Pierrakakis, ha reso “esistenziale salvaguardare il ruolo internazionale dell’euro”. A mio avviso, questa spinta verso una maggiore sovranità monetaria è una risposta diretta a un mondo sempre più frammentato, dove la dipendenza dal dollaro può diventare una vulnerabilità strategica. Un euro forte è fondamentale per l’autonomia economica del continente.

Innovazione e parità: un divario da colmare

Sul fronte interno, uno studio dell’UE ha messo in luce un persistente divario di genere negli investimenti nel settore “deep tech”, quelle aziende basate su scoperte scientifiche e ingegneria avanzata. Queste innovazioni sono cruciali per la competitività e la sicurezza a lungo termine dell’Europa. Il fatto che le aziende a guida femminile ricevano una frazione minore dei capitali non è solo una questione di equità, ma rappresenta una perdita netta di potenziale innovativo. Per un’economia che vuole prosperare sulla conoscenza, non possiamo permetterci di lasciare indietro metà dei nostri talenti. Liberare questo potenziale imprenditoriale è una leva fondamentale per la nostra crescita futura.

Le placche tettoniche della politica globale si stanno muovendo: vi racconteremo come l’Europa reagirà nella prossima edizione di The Gist.


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