The European Perspective
Geopolitica: il pendolo americano
L’amministrazione USA sembra ricalibrare le sue alleanze, inviando segnali contrastanti all’Europa. Da un lato, il Segretario di Stato Marco Rubio ha offerto un notevole sostegno al Primo Ministro ungherese Viktor Orban in vista delle elezioni, una mossa che interpreto come un’apertura verso leader che sfidano il consenso di Bruxelles. Dall’altro, il Presidente Trump sta esercitando una forte pressione sull’Ucraina affinché raggiunga rapidamente un accordo con la Russia, dichiarando a bordo dell’Air Force One: “L’Ucraina dovrebbe venire al tavolo dei negoziati più in fretta”. Questa duplice strategia, che unisce sostegno a figure controverse e una spinta per risolvere conflitti ai margini dell’Europa, suggerisce un approccio pragmatico, forse a tratti transazionale, alla politica estera che l’UE dovrà attentamente decifrare.
L’Euro: ambizioni e realtà
Mentre Washington ridisegna le sue priorità, a Bruxelles i ministri delle finanze dell’UE discutono su come rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Il commissario per il commercio, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato la necessità di identificare gli “ostacoli” a una più ampia adozione della nostra moneta. L’instabilità geopolitica, secondo il ministro delle finanze greco Kyriakos Pierrakakis, ha reso “esistenziale salvaguardare il ruolo internazionale dell’euro”. A mio avviso, questa spinta verso una maggiore sovranità monetaria è una risposta diretta a un mondo sempre più frammentato, dove la dipendenza dal dollaro può diventare una vulnerabilità strategica. Un euro forte è fondamentale per l’autonomia economica del continente.
Innovazione e parità: un divario da colmare
Sul fronte interno, uno studio dell’UE ha messo in luce un persistente divario di genere negli investimenti nel settore “deep tech”, quelle aziende basate su scoperte scientifiche e ingegneria avanzata. Queste innovazioni sono cruciali per la competitività e la sicurezza a lungo termine dell’Europa. Il fatto che le aziende a guida femminile ricevano una frazione minore dei capitali non è solo una questione di equità, ma rappresenta una perdita netta di potenziale innovativo. Per un’economia che vuole prosperare sulla conoscenza, non possiamo permetterci di lasciare indietro metà dei nostri talenti. Liberare questo potenziale imprenditoriale è una leva fondamentale per la nostra crescita futura.
Le placche tettoniche della politica globale si stanno muovendo: vi racconteremo come l’Europa reagirà nella prossima edizione di The Gist.
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