the Gist View
Christine Lagarde, prima donna al vertice della BCE, starebbe valutando un’uscita anticipata—due anni prima della scadenza formale dell’ottobre 2027—per consentire a Emmanuel Macron e a Friedrich Merz di determinare il successore prima delle elezioni francesi 2027. La notizia, lanciata dal Financial Times e confermata da DW, è stata solo tiepidamente smentita da un portavoce di Francoforte a Euronews, segno che il dossier è ormai aperto. (ft.com)
Se Lagarde davvero lascerà, l’Eurozona affronterà la quarta leadership della banca in sedici anni—un turnover anomalo per un’istituzione che fonda la propria credibilità sulla stabilità. Durante il suo mandato l’inflazione ha toccato l’11 % (ottobre 2022) prima di ridiscendere al 2,3 % odierno, ma al prezzo di dieci rialzi dei tassi seguiti da cinque tagli di emergenza. Il mercato obbligazionario sconta già la volatilità politica: lo spread BTP-Bund è salito di 18 punti base stamattina, ricordando il balzo pre-Draghi del 2011.
Il vero nodo è la legittimazione democratica della politica monetaria in un’Europa dove le destre euroscettiche guidano i sondaggi. Se la scelta del nuovo presidente diventasse ostaggio delle campagne elettorali nazionali, la BCE rischierebbe di perdere la sua ultima riserva di neutralità, con ripercussioni globali su cambio euro-dollaro e flussi di capitale.
“Le istituzioni sopravvivono solo finché la politica accetta di non usarle come arma elettorale”, ammonisce l’economista Branko Milanović. – Branko Milanović, Capitalism, Alone (2019)
The Gist AI Editor
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The Global Overview
Corsa agli armamenti AI: il dilemma tra capex e consumi
I colossi tecnologici americani—Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Oracle—stanno per iniettare tra i 660 e i 690 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2026, quasi il doppio rispetto al 2025. Questo massiccio aumento della spesa in conto capitale (capex), descritto come non più discrezionale ma necessario per la sopravvivenza del core business, solleva interrogativi sulla sua sostenibilità. Alcuni analisti tracciano un parallelo con il boom dello shale oil, un ciclo di “crescita a tutti i costi” dove la spesa superò ampiamente il flusso di cassa, confidando in prezzi del petrolio che poi crollarono. La mia opinione è che il mercato stia giustamente iniziando a distinguere, premiando le aziende che dimostrano un chiaro legame tra investimenti e ricavi, mentre la correlazione media dei prezzi azionari tra i grandi “spender” dell’AI è scesa dall’80% a solo il 20%.
La sete di energia dell’intelligenza artificiale
Questa espansione digitale ha un costo fisico enorme e crescente. La domanda di elettricità da parte dei data center, i cervelli dell’AI, è destinata a più che raddoppiare entro il 2030, superando l’intero consumo energetico di una nazione come il Giappone. Questa fame di energia sta innescando un ritorno al nucleare, visto come unica fonte scalabile e a zero emissioni in grado di garantire l’operatività 24/7 richiesta dai server. Di conseguenza, il mercato dell’uranio è sotto pressione. Il prezzo dell’uranio arricchito ha toccato i 190 dollari per unità di lavoro separativa (la misura standard del processo di arricchimento), rispetto ai 56 dollari di tre anni fa.
Mercati delle materie prime sotto stress
L’impennata della domanda, guidata da colossi tech come Microsoft e Amazon, sta mettendo a dura prova una catena di approvvigionamento dell’uranio già fragile. Con la Russia—un attore chiave nell’arricchimento—colpita da sanzioni, l’Occidente si trova a corto di capacità produttiva. Il prezzo spot dell’uranio ha registrato un aumento del 34,69% su base annua. Dal mio punto di vista, questo illustra perfettamente come l’innovazione nel mondo digitale crei conseguenze impreviste e tensioni nei mercati delle materie prime fisiche, un classico ciclo di boom che rivela nuove dipendenze strategiche.
Continueremo a monitorare le intersezioni tra tecnologia e mercati globali nella prossima edizione di The Gist.
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The European Perspective
Lagarde e il futuro della BCE
Un’indiscrezione del Financial Times agita le acque a Francoforte: Christine Lagarde potrebbe lasciare la presidenza della Banca Centrale Europea (BCE) prima della scadenza del suo mandato. Sebbene la BCE abbia smentito, la speculazione offre uno spunto di riflessione sulla direzione futura della politica monetaria europea. Un cambio al vertice anticipato permetterebbe al presidente francese Macron di giocare un ruolo chiave nella nomina del successore. Personalmente, ritengo che la stabilità e la prevedibilità delle istituzioni monetarie siano un bene prezioso; un’eccessiva politicizzazione delle nomine alla BCE rischia di minare la fiducia dei mercati e, in ultima analisi, di danneggiare i risparmiatori e le imprese attraverso politiche monetarie meno rigorose. I nomi che circolano come possibili successori, tra cui l’olandese Klaas Knot, suggeriscono orientamenti diversi per il futuro dell’Eurozona.
Prezzi del gas: un’altalena energetica
Il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam, il punto di riferimento per l’Europa, ha chiuso con un significativo rialzo del 5,5%, attestandosi a 31,4 euro per Megawattora. Questa impennata, che si traduce in bollette potenzialmente più alte per famiglie e imprese, mi ricorda quanto la nostra dipendenza da fonti energetiche volatili sia una vulnerabilità strategica. Sebbene il prezzo sia lontano dai picchi del passato, questa fiammata evidenzia l’urgenza di diversificare il mix energetico. La vera libertà economica passa anche dall’indipendenza energetica, un obiettivo che possiamo raggiungere solo attraverso un mercato veramente competitivo e un forte impulso all’innovazione tecnologica, non con sussidi che distorcono la concorrenza.
Innovazione e ambiente: il dilemma di Roissy
A Parigi, un collettivo di politici si oppone fermamente al progetto di espansione dell’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle. L’investimento previsto di 6 miliardi di euro per accogliere 14 milioni di passeggeri in più entro il 2034 viene definito “un controsenso storico”. Se da un lato lo sviluppo infrastrutturale è un motore per la crescita e il commercio globale, dall’altro non possiamo ignorare le esternalità negative, come l’impatto ambientale e acustico. Credo che la soluzione non stia nel bloccare il progresso, ma nell’incentivare soluzioni tecnologiche che rendano l’aviazione più sostenibile. L’innovazione, non la decrescita, è la chiave per conciliare sviluppo economico e tutela dell’ambiente, una sfida che l’Europa deve vincere.
Vi aspetto alla prossima edizione di The Gist per analizzare insieme le nuove evoluzioni.
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The Data Point
Il prezzo del gas in Europa ha visto un notevole rialzo.
I future sul metano, riferimento del mercato di Amsterdam, hanno chiuso la giornata con un aumento del 5,5%, raggiungendo il valore di 31,4 euro al Megawattora.
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The Editor’s Listenings
Mara Vale – Whispers at Dawn (2025)
Un pop intimo che unisce testi poetici e strumentazione organica in modo vulnerabile e preciso.
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