2026, AI su 133 avvocati: il rischio del 1996

L’intelligence essenziale di oggi su mercati, energia, AI e geopolitica.

Punti chiave:
• Intelligenza Artificiale: corsa globale e dibattito etico
• Geopolitica e politiche commerciali internazionali
• Mercati finanziari sotto pressione

Esperimento NBER sull’AI
A settembre 2026, il NBER (National Bureau of Economic Research) ha fornito a 133 avvocati statunitensi l’AI InFlow di Google. La Banca d’Inghilterra sotto esame per le perdite del programma di allentamento quantitativo
Il Centre for Economic Policy Research, rete europea di ricercatori, chiede alla Bank of England, la banca centrale britannica vicina a trent’anni di indipendenza operativa, di mitigare le perdite e ripristinare la credibilità.

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Ascolta l’episodio

Trascrizione

JOHN: Buongiorno a tutti e benvenuti a The Gist. Oggi è lunedì 14 settembre 2026. Io sono John.

MARY: E io sono Mary. Iniziamo la settimana cercando di capire non solo cosa succede nel mondo, ma chi sta muovendo i fili. E i soldi.

JOHN: Partiamo con la notizia centrale di oggi: l’intelligenza artificiale ci sta rendendo più veloci. Ma forse, sul lungo termine, ci sta rendendo anche meno competenti.

MARY: Esatto. L’istituto di ricerca economica americano, il NBER, ha appena concluso un esperimento su 133 avvocati brevettisti usando l’IA di Google, InFlow. Come riportato anche dal blog Marginal Revolution, i risultati a breve termine sono ottimi. La stesura dei documenti migliora nettamente. Ma, scavando nei dati di Patently-O, emerge un problema strutturale enorme.

JOHN: Chiariamo i numeri. Quando lavoravano *senza* l’aiuto dell’IA, gli avvocati senior andavano molto meglio del solito. Avevano imparato dalla macchina. I giovani novizi, invece? Zero miglioramenti. Hanno fallito nell’imparare le competenze di base.

MARY: Qui entra in gioco la nostra analisi del potere. Chi ci guadagna? Gli studi legali, ovviamente. Abbattono i costi delle pratiche di routine fin dal primo giorno. L’IA fa il lavoro sporco.

JOHN: Ma chi ci perde? Il sistema stesso. Se deleghi all’algoritmo la fatica di imparare, eviti l’attrito dell’errore. Ma è proprio sbattendo la testa sugli errori che i giovani sviluppano il senso critico per riconoscere quando la macchina sta, banalmente, inventando le cose. Senza farsi le ossa, questi giovani non potranno mai diventare supervisori.

MARY: È un compromesso storico che abbiamo già visto. Ricordi l’aviazione commerciale? Nel 1996, l’ente americano per l’aviazione, la FAA, scoprì che l’uso massiccio del pilota automatico stava atrofizzando le abilità di volo manuale. Quando i sensori andavano in tilt, i piloti non sapevano più come prendere la cloche in mano. Stiamo barattando l’esperienza umana a lungo termine per margini di profitto immediati.

JOHN: Cambiamo scenario. Passiamo al quadro globale. Oggi il Nikkei 225, il principale indice azionario di Tokyo, ha chiuso in calo dell’1,6%, zavorrato dal settore dei semiconduttori. Lo riporta il Wall Street Journal.

MARY: Non è solo una questione di microchip. Questo calo è guidato dall’incertezza su due fronti: le prossime mosse della Federal Reserve, la banca centrale americana, e le continue tensioni tra Stati Uniti e Iran.

JOHN: I conflitti geopolitici non generano solo titoli di giornale, ma alterano i flussi di capitale. Il denaro detesta l’incertezza. Le tensioni interne a Teheran e le frizioni con Washington stanno creando una frenata economica prolungata. I capitali globali cercano porti sicuri ben lontano dal Medio Oriente.

MARY: E a proposito di chi controlla lo spazio, andiamo in Cina. Le autorità di Pechino hanno vietato del tutto il possesso e l’uso ricreativo dei droni.

JOHN: Il motivo è semplice, ma rivelatore. A giugno, un piccolo drone commerciale si è schiantato contro la Citic Tower, il grattacielo più alto della capitale.

MARY: Un pezzo di plastica da pochi dollari ha letteralmente colpito il simbolo del potere finanziario di Pechino. La risposta dello Stato non è una multa, ma un divieto strutturale. Il monopolio dello spazio aereo non ammette distrazioni ricreative.

JOHN: Spostiamoci in Europa. Nel Regno Unito c’è maretta attorno alla Bank of England. Il CEPR, un’importante rete europea di ricercatori economici, chiede alla banca centrale britannica di limitare i danni di una politica degli ultimi anni: il famoso “Quantitative Easing”.

MARY: Traduciamolo: il Quantitative Easing è quando la banca centrale compra a piene mani titoli di Stato per iniettare soldi freschi nell’economia. Il problema è che ora stanno facendo il contrario, e rimpicciolire questa massa di titoli costerà ai contribuenti britannici circa 22 miliardi di sterline l’anno.

JOHN: È una questione di incentivi. Remunerando le riserve delle banche commerciali al tasso centrale, la Bank of England ha trasformato il debito britannico. Prima era un rassicurante mutuo a tasso fisso. Ora è un gigantesco debito a tasso variabile.

MARY: E con i tassi alti, il conto è salato. Questo confonde la politica monetaria, che serve a tenere a bada l’inflazione, con la politica fiscale, che serve a gestire il debito del governo. L’indipendenza della banca centrale è sacra per controllare i prezzi, ma se inizia a pesare così tanto sui conti pubblici, il rischio è che la politica voglia riprendere il controllo sui tassi d’interesse.

JOHN: Passiamo alla Svezia. Secondo i dati di Politico Europe, le elezioni di questo settembre sono sul filo del rasoio. L’opposizione di sinistra guidata da Magdalena Andersson è leggermente in vantaggio sull’alleanza di destra del premier Ulf Kristersson. Parliamo del 49,3% contro il 49,1%. La differenza potrebbe farla un solo seggio.

MARY: Ma il dato politico vero è un altro. I Democratici Svedesi, il partito di estrema destra, sono in calo. Passano dal 20,5% di quattro anni fa al 17,7%. È la loro prima frenata elettorale dal 2010. L’onda populista sembra aver trovato un argine.

JOHN: Torniamo un attimo nel Regno Unito per chiudere. Il governo sta ampliando il divieto di trasmettere pubblicità per il cibo spazzatura, aggiornando i parametri nutrizionali per combattere l’obesità infantile.

MARY: Una lodevole iniziativa di salute pubblica, senza dubbio. Ma guardiamo i flussi di risorse: questa decisione farà sparire fino a 1 miliardo di sterline di investimenti pubblicitari per i media locali. È un drenaggio immediato di liquidità da un settore già in difficoltà. Le politiche sanitarie, a volte, vengono pagate dai bilanci editoriali.

JOHN: Bene, cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi giorni? Tenete d’occhio le banche centrali: sono in equilibrio precario tra il combattere l’inflazione e non mandare in bancarotta i propri governi. E monitorate i mercati del lavoro, dove l’IA sta cambiando le regole d’ingaggio più velocemente di quanto i manager riescano a capirle.

MARY: E se vi piace capire come gira davvero il mondo, senza giri di parole e senza gergo incomprensibile, vi invitiamo a iscrivervi gratuitamente alla newsletter quotidiana di The Gist. Trovate il link direttamente nelle note di questo episodio. Bastano cinque minuti al giorno per non farsi cogliere impreparati.

JOHN: Grazie per essere stati con noi. A domani, da John e Mary.


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