L’intelligence essenziale di oggi su mercati, energia, AI e geopolitica.
Punti chiave:
• Geopolitica e Instabilità Finanziaria
• Ambiente, Industria e Normativa Europea
• Innovazione Tecnologica e Aerospaziale
• Scrutinio Regolatorio sull’Agroalimentare
Ricalcolo del PIL del Novecento
Applicando i LLM (large language model, sistemi di intelligenza artificiale addestrati su testi per generare linguaggio) a 5,1 milioni di annunci dei cataloghi Sears (1900-1990), Verónica Bäcker-Peral e Benjamin Wittenbrink del MIT svelano che i consumi reali crebbero 39 volte, contro il fattore di 10,3 misurato dai deflatori governativi (Marginal Revolution). Andy Burnham alla guida del Regno Unito
L’ex sindaco della Grande Manchester, Andy Burnham, ha ottenuto 379 nomine su 403 dai deputati laburisti dopo le dimissioni di Keir Starmer.
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Trascrizione
JOHN: Benvenuti a The Gist. Oggi è venerdì 17 luglio 2026. Io sono John.
MARY: E io sono Mary.
JOHN: Mary, per “The Gist di oggi” partiamo da una domanda: e se per quasi un secolo i governi avessero misurato male la nostra ricchezza?
MARY: È quello che suggerisce un nuovo studio del MIT. Due economisti hanno fatto qualcosa di inedito: hanno preso un’intelligenza artificiale avanzata — un modello di linguaggio o LLM, addestrato su moli enormi di testo — e le hanno fatto leggere oltre 5 milioni di prodotti dei vecchi cataloghi postali americani Sears, dal 1900 al 1990.
JOHN: Come riporta il blog *Marginal Revolution*, il risultato ribalta le vecchie certezze sull’inflazione. Secondo le stime governative ufficiali, in quei novant’anni il nostro consumo reale di beni è cresciuto di circa 10 volte. Ma i calcoli del MIT dicono che è cresciuto di 39 volte.
MARY: È una differenza abissale. Il problema è che i governi non sapevano calcolare il miglioramento della qualità. L’analogia è semplice: è come calcolare il prezzo di uno smartphone di oggi paragonandolo al costo della plastica e del vetro di un telefono a disco, ignorando che oggi hai in tasca anche una bussola, una mappa e una macchina fotografica. L’innovazione non aveva un prezzo sui registri statali.
JOHN: Ma chi ne trae vantaggio? Perché le agenzie statali difendono i vecchi numeri? Qui entra in gioco la gestione del potere. Ammettere un errore del genere significa dover riscrivere decenni di parametri macroeconomici su cui si basano le tasse, le pensioni e la spesa pubblica.
MARY: Un bel mal di testa burocratico. Va detto, per chiarezza, che lo studio guarda solo ai beni fisici. Ignora i servizi come la sanità e l’istruzione, i cui costi oggi dominano le nostre spese familiari. Insomma, abbiamo beni manifatturieri fantastici, ma pagare un medico fa ancora male al portafoglio.
JOHN: Passiamo allo scenario globale. E restiamo sui portafogli, ma quelli del lusso. Le tensioni geopolitiche si fanno sentire.
MARY: Come riporta il *Financial Times*, le azioni del marchio britannico Burberry sono in calo. Il motivo? La guerra in Iran sta deprimendo il turismo e le vendite in Medio Oriente. La lezione è chiara: chi controlla i nodi fisici del mondo, come lo Stretto di Hormuz, decide anche le sorti dei fatturati del lusso occidentale.
JOHN: E questo senso di instabilità si riflette sui mercati. Secondo il *Wall Street Journal*, i rendimenti dei Treasury statunitensi — i titoli di stato di Washington — stanno scendendo.
MARY: L’economia americana interna viaggia bene, ma quando la geopolitica fa paura, il capitale cerca rifugio. E il rifugio più grande al mondo resta il debito del governo americano.
JOHN: A proposito di governo americano, guardiamo allo spazio. Venerdì, la Repubblica di Mauritius è diventata il settantesimo paese a firmare gli Accordi Artemis. È il settimo paese africano a farlo.
MARY: Gli Accordi Artemis sono la coalizione guidata dalla NASA per l’esplorazione spaziale. Ma non parliamo di scienza, parliamo di infrastruttura diplomatica. Gli Stati Uniti stanno scrivendo le regole legali e commerciali dello spazio prima che lo faccia qualcun altro, consolidando alleanze in Africa.
JOHN: Nel frattempo, lo spazio commerciale ha i suoi ritardi. Giovedì, SpaceX ha dovuto annullare il tredicesimo lancio della sua colossale navicella Starship. Quattro dei 33 motori non si sono accesi. Sostituiranno i pezzi e riproveranno la prossima settimana.
MARY: Fallire in fretta, cambiare il pezzo rotto e ripartire. È il vantaggio del settore privato: nessuna lunga commissione d’inchiesta statale a rallentare il processo.
JOHN: Spostiamoci in Europa. Nel Regno Unito c’è un nuovo inquilino al numero 10 di Downing Street: Andy Burnham.
MARY: L’ex sindaco della Grande Manchester è il settimo premier britannico dal 2016, come nota *ZDF*. Dopo le dimissioni di Keir Starmer, Burnham ha ottenuto le nomine di 379 deputati laburisti su 403. Lunedì sarà nominato da Re Carlo.
JOHN: La cosa interessante è che ha ottenuto il potere bypassando completamente la base del partito. Quando un governo affronta un crollo di popolarità, i parlamentari si compattano immediatamente dietro a un’unica figura per evitare una guerra civile interna.
MARY: La grande scommessa di Burnham è trasferire il potere da Londra ai leader locali. Sembra un’ottima idea per appianare le disuguaglianze, ma fate attenzione agli incentivi: decentrare il potere significa anche delegare le colpe. Se l’economia frena, gli attriti si scaricheranno direttamente sui sindaci e sulle burocrazie regionali, non su Londra.
JOHN: Cambiamo fronte. L’Unione Europea ha appena rivisto l’ETS, il sistema di scambio delle quote di emissione. È il mercato che fissa un tetto ai gas serra e permette alle aziende di scambiare permessi per inquinare.
MARY: Come segnala *Politico*, la nuova struttura ha fatto infuriare paesi come la Svezia. Il motivo? L’industria pesante avrà il permesso di emettere gas fino agli anni ’40, potendo comprare compensazioni esterne dal 2036. Chi ha vinto questa battaglia? Le lobby industriali che chiedevano ossigeno per sopravvivere ai costi della transizione.
JOHN: Passiamo alla difesa franco-tedesca. Caccia Eurofighter tedeschi e Rafale francesi hanno condotto una rara operazione congiunta di rifornimento in volo. Ma non è tutto.
MARY: Secondo *Il Sole 24 Ore*, in autunno personale militare tedesco parteciperà per la prima volta alle esercitazioni nucleari francesi. La Germania non ha armi nucleari, ma stiamo assistendo alla creazione di una difesa europea più autonoma, in cui Berlino cerca un posto sotto l’ombrello nucleare di Parigi.
JOHN: Chiudiamo in Italia, con il business delle Olimpiadi. L’Antitrust italiana ha appena inflitto 2,5 milioni di euro di multe a varie aziende, tra cui Harmont&Blaine e Il Gigante.
MARY: *Il Sole 24 Ore* spiega che l’accusa è di “marketing parassitario”. Queste aziende hanno associato le proprie campagne commerciali alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina senza essere sponsor ufficiali. L’analogia è semplice: è come provare a scavalcare la corda del privè in un locale senza pagare la quota. Le Olimpiadi devono proteggere ferocemente l’esclusiva di chi finanzia l’evento, e per chi prova a fare il furbo il conto è salato.
JOHN: Bene, in chiusura, cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? Tenete d’occhio i flussi di capitale: l’incrocio tra la guerra in Medio Oriente e il nuovo corso politico britannico testerà i nervi dei mercati. Vedremo presto se la luna di miele di Andy Burnham resisterà alla prova dell’economia reale.
MARY: Esatto, ne riparleremo sicuramente. Se questa puntata vi è stata utile per leggere dietro le quinte delle notizie, vi invitiamo a iscrivervi a The Gist. È gratis, arriva ogni giorno, e trovate il link per la newsletter direttamente nelle note di questo episodio. Bastano due clic.
JOHN: Per oggi è tutto. Alla prossima.
MARY: Ciao!
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