The European Perspective
Blocco del grano ucraino e protezionismo europeo
Come abbiamo osservato seguendo gli sviluppi sulle strozzature logistiche causate dagli attacchi missilistici nel Mar Nero, le esportazioni agricole dell’Ucraina sono gravemente compromesse. Oggi, al blocco fisico si aggiunge una barriera politica. Il governo di Kiev chiede assistenza urgente all’Unione Europea, poiché la vendita di grano rimane una delle fonti primarie di entrate per finanziare lo sforzo bellico dello Stato ucraino. Tuttavia, secondo Politico Europe, le capitali europee esitano a rimuovere le barriere commerciali per timore delle reazioni delle lobby agricole interne. Valutando i reali incentivi, la solidarietà geopolitica di Bruxelles cede il passo quando entra in conflitto con l’influenza di gruppi di interesse concentrati. Di conseguenza, chiudendo i propri mercati al grano a basso costo, i governi dell’Unione Europea stanno di fatto completando il blocco economico iniziato dalle forze militari russe. Bisogna comunque riconoscere un fatto strutturale: le importazioni senza restrizioni dall’Ucraina rischiano genuinamente di portare al fallimento gli agricoltori dei paesi membri confinanti, i quali operano sostenendo i costi di normative ambientali molto più rigide e costose.
Dominio cinese sui metalli critici e inflazione strutturale
Il potere reale nella transizione energetica non risiede nell’estrazione delle materie prime, ma nel controllo degli impianti di raffinazione. Uno studio del Centre for Economic Policy Research, una rete di economisti europei, dimostra che il dominio della Cina sui metalli essenziali per l’elettrificazione deriva da decenni di investimenti strategici nella capacità di lavorazione, non dalle risorse naturali presenti sul suo territorio. Questa struttura industriale ha conseguenze economiche dirette sui mercati occidentali: le interruzioni nella fornitura di questi metalli generano nell’Unione Europea e negli Stati Uniti picchi di inflazione più ampi e persistenti rispetto a quelli causati dalle crisi del petrolio o del gas. Il capitale si sposta verso questi colli di bottiglia, confermando che per garantire la sicurezza delle forniture, l’Europa deve concentrare i propri investimenti sull’espansione della capacità di elaborazione interna per rispondere alle restrizioni del mercato.
Carenza di intercettori Patriot e difesa aerea ucraina
I volumi delle forniture militari stanno determinando la capacità di tenuta del territorio ucraino in vista dell’inverno. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha richiesto ufficialmente a Washington il 5 per cento dell’inventario statunitense di missili intercettori Patriot per garantire la difesa contro le offensive russe. I dati riportati dall’emittente tedesca ZDF mostrano uno scarto misurabile sul campo: nel 2026, l’Ucraina ha ricevuto un volume di missili intercettori due volte e mezzo inferiore rispetto al 2025. In parallelo, l’esercito russo ha raddoppiato il volume dei propri attacchi con missili balistici. Questo divario numerico netto tra i tassi di consumo delle munizioni e le forniture effettive evidenzia i limiti fisici dell’attuale sistema di approvvigionamento occidentale e definisce i confini strategici entro cui l’Ucraina è costretta a operare.
Continuate a seguirci nella prossima edizione di The Gist per analizzare insieme i nuovi movimenti del capitale e del potere globale.
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