Sottomarini USA: bruciati 3,4 miliardi di dollari

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Punti chiave:
• Scenario Geopolitico Globale e Strategie di Difesa
• Agenda Ambientale dell’Unione Europea e Regolamentazione
• Innovazione Tecnologica e Sviluppo del Settore Spaziale

Manutenzione della US Navy
Il Government Accountability Office (GAO, agenzia investigativa sulla spesa federale) riporta che dal 2016 la Marina USA ha perso 15. La Polonia respinge le armi nucleari alleate
Giovedì il viceministro della Difesa Paweł Zalewski ha escluso lo stazionamento di armi nucleari alleate in Polonia.

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Trascrizione

JOHN: Benvenuti a The Gist. Oggi è giovedì 27 agosto 2026.

MARY: Ciao a tutti. Iniziamo subito. Immaginate di spendere miliardi per una flotta di auto da corsa all’avanguardia, per poi accorgervi che non avete i soldi per il garage. Le auto rimangono in strada. E arrugginiscono.

JOHN: È più o meno quello che sta succedendo alla Marina degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, il GAO — che è l’agenzia investigativa americana sulla spesa federale — ha appena pubblicato un dato sorprendente. Dal 2016, la Marina americana ha buttato via 3,4 miliardi di dollari in ritardi di manutenzione per i suoi sottomarini d’attacco.

MARY: Parliamo di 15.000 giorni operativi persi per 44 sottomarini. Alcuni aspettano fino a quattro anni. Il motivo? Mancano i bacini di carenaggio, cioè le enormi vasche dove le navi vengono riparate a secco.

JOHN: Qui entra in gioco la nostra analisi del potere. Chi ci guadagna? Bisogna guardare agli incentivi degli ammiragli del Pentagono. Costruire un nuovo bacino di carenaggio richiede un’infinità di permessi ambientali e capitali immensi.

MARY: Esatto. È noioso, è lento e non fa vincere medaglie. Quindi, per i vertici militari è molto più razionale chiedere soldi al Congresso per comprare sottomarini nuovi di zecca, aggirando le lungaggini burocratiche dei cantieri.

JOHN: Il risultato? L’America spende cifre astronomiche per una flotta super avanzata che spesso fa la muffa nei porti, perché non sa dove farsi riparare. Pensate che nel 1943 gli Stati Uniti varavano una nave cargo ogni 42 giorni. Oggi, la manutenzione di routine è bloccata dalla burocrazia. La forza militare, insomma, non è frenata dalla tecnologia nemica, ma dalla ruggine della propria base industriale.

MARY: Passiamo allo Scenario Globale. Il Financial Times ci racconta una storia che sembra uscita da un film di spionaggio, ma che ci spiega molto bene come si muovono i capitali opachi. L’agenzia di intelligence aziendale americana Arkin Group ha appena ritirato una causa contro il trader petrolifero olandese Niels Troost.

JOHN: Perché? Perché la Arkin ha ammesso di essere stata truffata dal suo stesso cliente, un certo Gaurav Srivastava, che si era finto un agente della CIA. E ricordiamo che la CIA è l’agenzia di intelligence civile federale americana.

MARY: Questa storia ci mostra un difetto strutturale del mercato privato delle informazioni. Non ci sono filtri. Se hai molti soldi e sfrutti il fatto che le informazioni sono segrete, puoi ingannare chiunque. Anche i professionisti del settore.

JOHN: Chiudiamo le notizie globali con una tragedia climatica asiatica. Come riportato dal Wall Street Journal, ieri un’improvvisa inondazione al confine tra Nepal e Cina ha ucciso 353 persone. Più di 1.300 risultano disperse.

MARY: La causa è stato il crollo di un pezzo enorme di ghiacciaio. Ha formato una diga temporanea su un fiume, che poi ha ceduto di schianto. È la prova tragica di come la geografia stia cambiando molto più velocemente di quanto le nostre infrastrutture possano sopportare.

JOHN: Spostiamoci in Europa. Politico Europe riporta una decisione molto interessante da parte di Varsavia. Il viceministro della Difesa polacco, Paweł Zalewski, ha detto un “no” definitivo allo stazionamento di armi nucleari alleate in Polonia.

MARY: E qui la dinamica del rischio è affascinante. La Polonia ha il fiato della Russia sul collo. Ma rifiuta le testate fisiche sul suo territorio. Perché? Perché partecipa comunque alla strategia di deterrenza della NATO — l’alleanza politica e militare euro-atlantica che lega Nord America ed Europa.

JOHN: In poche parole: i polacchi vogliono lo scudo protettivo dell’alleanza, ma non vogliono dipingersi un bersaglio gigante sulla schiena ospitando i missili in casa propria. Ottengono la sicurezza collettiva, ma riducono il rischio per le proprie infrastrutture.

MARY: Restando in Europa, andiamo nello spazio. Secondo Euronews, l’ESA — l’agenzia intergovernativa europea per lo spazio — ha appena firmato un contratto da quasi 159 milioni di euro con un’azienda spagnola, la PLD Space, per finanziare i lanci del razzo MIURA 5.

JOHN: Dietro ci sono i soldi di Spagna e Germania. È un’assicurazione sulla vita per l’Europa. Bruxelles sta pagando per garantirsi un accesso autonomo allo spazio, senza dover dipendere dai privati americani.

MARY: La cosa ironica? Garantire ricchi contratti statali a un’azienda nazionale per farla crescere è esattamente il metodo che gli Stati Uniti hanno usato anni fa per salvare e far prosperare SpaceX. L’Europa sta copiando il manuale di Elon Musk.

JOHN: Infine, facciamo un salto nel Regno Unito con Politico Europe. Andare alla conferenza del Partito Laburista quest’anno costa carissimo. Il biglietto per la giornata dedicata alle aziende ha toccato le 5.500 sterline. Un aumento dell’83% in soli due anni.

MARY: I lobbisti si lamentano, ma poi pagano. Il Primo Ministro Keir Starmer ora ha il potere, e l’accesso al potere si monetizza. L’incentivo è chiaro: i prezzi alti funzionano da filtro. Solo le aziende con grandi risorse finanziarie possono permettersi di sedersi al tavolo e sussurrare all’orecchio di chi fa le leggi.

JOHN: In chiusura, cosa aspettarsi per le prossime settimane? Tenete d’occhio come i grandi governi sposteranno i soldi. Tutti amano tagliare i nastri delle nuove tecnologie, ma il vero potere globale nei prossimi anni si giocherà su chi saprà finanziare la manutenzione e le infrastrutture invisibili. È noioso, ma è lì che si vincono le partite.

MARY: Assolutamente. E se volete continuare a capire chi muove i fili dietro le notizie noiose, ma fondamentali, unitevi a noi. Iscrivetevi alla newsletter quotidiana di The Gist. È gratis, vi fa risparmiare tempo e vi dà un vantaggio per capire il mondo. Trovate il link direttamente nelle note di questo episodio.

JOHN: Alla prossima puntata. Ciao!


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