The European Perspective
L’ipocrisia strutturale dell’export di rifiuti europei
La Commissione Europea minaccia di sospendere l’esportazione di rifiuti di plastica verso la Turchia se Ankara non affronterà i danni ambientali nei siti di trattamento (Politico). L’ultimatum evidenzia le contraddizioni della politica europea: l’Unione si appoggia strutturalmente ai paesi terzi — la Turchia riceve un terzo della plastica europea esportata — per poi penalizzarli per i costi ecologici che ne derivano. Sebbene tollerare un inquinamento grave nei siti di destinazione violi le normative interne di Bruxelles, una valutazione della Commissione del 1 settembre ha raccomandato di continuare le spedizioni. La decisione riflette una totale mancanza di capacità di elaborazione domestica, dimostrando che il mantenimento dei flussi logistici verso l’estero è dettato dall’urgenza materiale di smaltire gli scarti, prevalendo sugli standard ambientali dichiarati.
La pressione sul bilancio europeo e la debolezza tedesca
Il ministro dell’Economia spagnolo Carlos Cuerpo critica i tentativi di tagliare il quadro finanziario dell’Unione Europea per il 2028-2034, avvertendo che i 1.200 miliardi di euro annuali di investimenti necessari per mantenere la competitività globale sono una sottostima (Politico). La richiesta di nuovi capitali centralizzati si scontra tuttavia con l’instabilità politica in Germania, il principale finanziatore del blocco. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz affronta infatti un dibattito interno per la sua possibile rimozione, a causa di sondaggi elettorali negativi. I leader regionali dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU), il principale partito conservatore di centro-destra, lo sostengono pubblicamente solo per proiettare un’immagine di stabilità (ZDF). Questa precarietà al vertice frena l’approvazione delle vaste mobilitazioni di risorse richieste da Madrid.
I droni russi logorano le difese aeree ucraine
La Russia schiera quantità massicce di nuovi droni a reazione nei suoi attacchi contro l’Ucraina (ZDF). La maggiore velocità di questi velivoli riduce drasticamente il tempo di reazione delle difese di Kiev, costringendo l’esercito a vincolare aerei da combattimento e limitati missili intercettori per neutralizzarli. La manovra di Mosca sposta l’economia del conflitto: la saturazione dello spazio aereo con sistemi offensivi di massa obbliga l’Ucraina a bruciare risorse strategiche ad alto costo e difficile reperibilità, alterando direttamente la disponibilità di capitale militare lungo le linee di difesa urbane.
Continuate a seguire i movimenti strategici del capitale e del potere nella prossima edizione di The Gist.
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