Il debito per l’IA alimenta i derivati di protezione dal default
Il Financial Times riferisce che i timori sul debito legato all’intelligenza artificiale hanno fatto crescere gli scambi di credit default swap, cioè contratti assicurativi che pagano se un debitore non rimborsa. Chi ha prestato denaro per i data center sta cercando di coprirsi. La resistenza locale aggiunge un attrito: secondo il New York Times, il progetto di uno dei maggiori data center d’Europa nel Devon, in Inghilterra, ha incontrato una forte opposizione dei residenti per timori ambientali. A mio avviso il collo di bottiglia non è più solo il capitale: sono i permessi, che allungano i tempi e rendono meno prevedibili i ricavi con cui si ripaga il debito.
Marine Le Pen guadagna terreno mentre i mercati vendono titoli francesi
Secondo il Wall Street Journal, i disordini in tutta la Francia stanno avvantaggiando la leader dell’estrema destra Marine Le Pen, che si presenta come alternativa pronta a governare mentre il governo del presidente Emmanuel Macron fatica a mantenere il controllo. Il costo si vede già sui mercati: l’ANZ, banca australiana, attribuisce i rendimenti obbligazionari ancora elevati a una vendita di titoli di Stato francesi dopo l’ultima ondata di violenze, e questo ha pesato sull’oro. Quando i rendimenti salgono, l’oro, che non paga interessi, diventa meno conveniente da detenere. Penso che il vantaggio politico di Le Pen dipenda dal fatto che il disordine alza il prezzo del debito francese: ogni settimana senza controllo rende più costoso per Parigi finanziare qualsiasi risposta.
Immigrazione: lo studio che conta anche i guadagni commerciali
Uno studio segnalato da Marginal Revolution combina mercato del lavoro e conti pubblici in un unico modello, calibrato su 17 paesi OCSE nel periodo 2015-2019. Sostiene che il saldo fiscale dell’immigrazione vada calcolato includendo i guadagni da scambio. Il punto utile è che i due effetti di solito si misurano separatamente, e il risultato cambia a seconda di chi viene contato.
NAB taglia 2.500 posti in Australia
Secondo il Financial Times, la National Australia Bank riduce la forza lavoro del 6%, circa 2.500 posti, per adattarsi a un «contesto operativo in evoluzione». Il settore bancario australiano vede margini più incerti.
Nella prossima edizione di The Gist troverai gli sviluppi di queste storie.
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